2 giugno festa della Repubblica ma la Repubblica non è in festa! (di Aldo Cerulli)

 

Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere attraverso un referendum la nuova forma istituzionale dello Stato, cioè per decidere con il voto se l’Italia doveva continuare ad essere una Monarchia oppure diventare una Repubblica. Nello stesso giorno vennero indette le elezioni per l’Assemblea Costituente, incaricata di elaborare la nuova Carta Costituzionale, in sostituzione del vecchio Statuto Albertino, rimasto pressochè immutato dal 1848. Per la prima volta nella storia italiana si vota a suffragio universale maschile e femminile. Prima di allora, infatti, le donne non avevano avuto diritto al voto.

Erano cittadini e cittadine che amavano il loro paese e desideravano ancora esserne fieri, poterlo riscattare davanti al mondo, poter sollevare la testa e dire con orgoglio “sono italiano”. Qualcosa che noi abbiamo smesso di fare da tempo. Com’è triste vergognarsi del proprio paese. Come avvilisce, come non dà più senso e sapore a nulla vivere nella consapevolezza del disprezzo altrui. Ma perché subirlo? Perché non ribellarsi? Perché aspettare di potersi accodare a qualcuno che apra la via? E se nessuno fa il primo passo? Ci lasciamo affogare nel letame della corruzione, dell’immoralità, delle menzogne? Ma cosa ci è successo, amici? Prendiamo questa giornata per rifletterci sopra, per ripensare a noi, alla nostra storia, a quello che è successo in questi anni. Pensiamo a quel giorno lontano in cui I NOSTRI PADRI ebbero il coraggio di dire “basta!” e di cambiare la nostra vita.

E comunque quel 2 giugno 1946 ci fu una svolta storica in questo paese di scontri e di sabbie mobili: nacque la Repubblica, che fu proclamata ufficialmente il successivo 18 giugno.

L’Assemblea Costituente, liberamente eletta, inizia i suoi lavori il 25 giugno 1946 e tre giorni dopo elegge Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato. Il 22 dicembre 1947, dopo 170 sedute e 1090 interventi, l’Assemblea approva il testo della Costituzione italiana, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

Noi cittadini democratici abbiamo un legato ereditario di grande valore e ora spetta a noi conservarlo integro e salvo per i nostri figli e nipoti: non permettiamo che venga distrutto come il resto di questo paese, perché dopo non ci sarà più nulla su cui ricostruire, da cui ricominciare.

Vogliamo farlo cercando di riscoprirne la storia, il vero significato, rifiutando e respingendo l’ondata di retorica nazionalistica e patriottica che negli ultimi anni ha caratterizzato questo anniversario facendolo divenire giorno di sfilate militari e di Frecce Tricolori.

Vogliamo festeggiare la Repubblica come il ritorno alla libertà, celebrando coloro che lottarono animati dal proposito di costruire un mondo migliore in nome di quei valori e di quegli ideali che furono poi sanciti dalla Costituzione.

L’immenso patrimonio di libertà che è in quella Carta, conquistata con tanto sangue, in questi lunghi 61 anni dalla sua promulgazione, ha di frequente subito violazioni di applicazione, ma anche tentativi di distruzione. 

 Nel secolo scorso Don Luigi Sturzo affermava: “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti, verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”.

La società italiana ha sempre fondato la sua natura democratica rispettando i dogmi entrati in vigore il 1° gennaio 1948. Negli ultimi anni questa fondamentale sacralità è stata messa in discussione sempre più frequentemente, diventando un facile bersaglio per le accuse più infamanti.

Se osserviamo, inoltre, alcune delle basilari norme che compongono la legislazione del nostro paese, notiamo con palese evidenza che la Costituzione non viene solamente schernita a parole, ma subisce in alcuni suoi paletti insindacabili, degli aggiramenti scandalosi. Ecco qualche esempio:

ART.3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Dogma imprescindibile in una vera e attendibile democrazia. Peccato poi che si varano decreti legge  che mirano a garantire l’immunità giudiziaria o simili porcherie ai politici.

ART.4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Il lavoro è uno dei cardini essenziali di una buona società. La famiglia si sviluppa con i redditi fissi da parte di almeno un lavoratore per nucleo familiare. Oggi in Italia abbiamo una tasso di disoccupazione che si impenna mese dopo mese, abbiamo un numero di cassaintegrati che aumenta esponenzialmente giorno dopo giorno e abbiamo una quantità di precari in cospicuo ingrandimento.

ART.9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

L’incremento dell’erudizione nella società e i progressi in campo scientifico e tecnico si ottengono attraverso l’investimento e gli stanziamenti economici da parte dello Stato. I grandi cervelli italiani (numerosissimi e con capacità invidiate all’estero) devono ricevere tutto il sostegno economico possibile da parte dello Stato che deve cosi esaltarne le  competenze. I tagli indiscriminati e criminali a scuola e ricerca voluti dal ministro Gelmini perseguono la strada opposta soffocando le abilità individuali e spingendo i nostri connazionali alla ricerca di risorse che solo l’estero garantisce.

ART.21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Leggere quest’articolo provoca negli italiani reazioni simili. C’è chi abbozza un sorriso amaro, chi solleva entrambi i sopraccigli, chi passa direttamente all’articolo successivo. La nostra penisola è controllata mediaticamente e questa non è una novità. I giornali, la televisione, le radio e  tutti i vari mezzi di comunicazione sono intrisi di politica e di controllo partitico. Ogni parola è volta ad osannare, mascherare, smentire o infangare con scopi ben precisi che esulano dal concetto di libertà e autonomia. Senza poi ulteriormente soffermarci sulla diffusione incontrollata della censura alla quale sono legati casi eclatanti di giornalisti licenziati o allontanati, programmi televisivi chiusi, critiche e litigi senza senso e soprattutto senza fine. Il declino della nostra società è misurabile contando giornalmente le pugnalate assestate alla sua natura democratica, limitata in ogni suo settore, dal più visibile al più sotterraneo.

Davanti a questo squallido panorama credo che in Italia la Costituzione sia indiscutibilmente valida e contenga tutte le basi e i sostegni per erigere una società democratica, funzionale e moderna. Inadeguata è invece la classe politica che non provvede affatto al rispetto dei principi scritti trasgredendoli con mille trucchi e raggiri al limite della legalità. E’ la Costituzione che deve rimanere intoccabile e non, come adesso accade, i nostri politici.

 Buona festa della Repubblica a tutti i cittadini di questo paese, anche quelli che non sono consapevoli di esserlo e pensano che la patria è là dove ti pagano. 

Aldo Cerulli segretario Cittadinanzattiva Abruzzo

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