Addio al vecchio modello Roma, è il tempo di un nuovo riformismo urbano (di Roberto Morassut)

Pubblichiamo un interessante articolo di Roberto Morassut che mette al centro il tema di un “riformismo urbano civico e partecipativo” che riteniamo di assoluta centralità non solo per Roma, ma per l’Italia intera. Che sia uno dei protagonisti del vecchio “modello Roma” a parlarne è un fatto positivo che va rimarcato. Sul tema della partecipazione sono presenti a Roma numerose espressioni della cittadinanza attiva. A loro spetta contribuire a delineare i tratti del nuovo governo della città che uscirà dalle elezioni e dire di quanta e quale partecipazione ci sia bisogno.campidoglio

“Nella campagna elettorale per Roma si è parlato molto di candidati e alleanze. Questioni ineludibili e che, tuttavia, se non sono collegate alle cose, ad un discorso verso la città, restano confinate alla sfera del potere, che è solo una parte della politica.

Cerchiamo di parlare ai romani, di percorrere la via di una nuova complicità con la sofferenza che percorre la metropoli. La cura Alemanno e la crisi mondiale hanno fatto molto male e non sarà facile lenire quelle ferite. Nessuno ha una ricetta in tasca. Non possiamo essere generici nei nostri discorsi nè ricorrere agli stilemi ottimistici degli anni del modello romano che viaggiò – fissiamocelo bene in mente – anche sulla spinta di risorse finanziarie pubbliche – legge per Roma Capitale e legge per il Giubileo del 2000 –, di cui Roma non aveva mai goduto e che da tempo sono state brutalmente cancellate.

Quella condizione di base per una nuova stagione riformista non esiste più. Anche se molte delle opere avviate prima del 2008 non sono concluse – e il nuovo sindaco non potrà in cinque anni che inaugurare solo quelle – il vecchio modello romano non funzionerebbe più perché gli mancherebbe il carburante, cioè la leva delle risorse pubbliche come volano degli investimenti privati.discussioni urbane
I cambiamenti in atto a Roma sono assai profondi e nel prossimo futuro sono destinati a restituirci una metropoli dove le diseguaglianze sociali saranno più grandi cosi come i problemi legati alla integrazione fra diverse etnie, culture, religioni. Crescerà il divario fra la domanda sociale e la capacità di replica delle istituzioni. Non basta più un “riformismo istituzionale” guidato dal meglio della politica e dell’economia.

Occorre un nuovo riformismo urbano: “civico e partecipativo”. Una recente ricerca del Politecnico di Milano mette in luce come le grandi aree metropolitane – Roma in particolare – subiscano l’effetto negativo del mutamento di scala che le grandi città hanno vissuto negli ultimi venti anni e come questi fenomeni abbiano diretta influenza sulla minore e qualità dei servizi e della vita quotidiana.

In pochi anni si è generata una quantità e qualità di domande sociali individuali e collettive enormemente più elevata e complessa del passato anche più recente. Roma non è più una città ma una metropoli – soprattutto come spirito pubblico, costume, stili di vita, internazionalizzazione, tempi e orari di vita, opportunità, conflitti, isolamento dei singoli.
cooperazioneUn riformismo civico e partecipativo cos’è? Fare le primarie e fare delle liste civiche? Proporre dei volti meta-politici? No. Questa è prassi elettorale. Necessaria, ma prassi elettorale. Riformismo civico vuol dire favorire, in ogni modo, un protagonismo di cittadini e imprese che in forme civiche partecipano, col sostegno del comune, al governo e alla gestione di alcune funzioni essenziali – abitazione, servizi alla persona, manutenzione e decoro urbano, sicurezza e offerta culturale, scuola e formazione – affiancando e coadiuvando le istituzioni per colmare il vuoto crescente tra domanda sociale e capacità di replica di queste ultime.
La ricerca prima citata segnala che nelle grandi città è sempre maggiore la percezione tra i cittadini del ruolo positivo che il cosiddetto “terzo settore” può svolgere per migliorare i servizi legati alla salute, ai trasporti, alla formazione, alla manutenzione urbana, al verde – a proposito, è maturo il tempo di impegnarci a donare in cinque anni ai romani almeno cinque dei grandi nuovi parchi metropolitani acquisiti senza esproprio dal patrimonio comunale grazie all’approvazione del Piano regolatore: da Mistica a Tormarancia, ad Aguzzano, a Centocelle, agli ambiti della Tenuta dei Massimi e della Valle dei Casali.
L’uso accorto dell’enorme patrimonio immobiliare del comune di Roma – fabbricati e terreni – può essere una leva formidabile per mettere in moto migliaia di attività e posti di lavoro nel campo dei servizi, della cultura e dell’agricoltura, della green economy e aumentare l’offerta dei servizi. Offrendo porzioni di questo patrimonio, a basso fitto e con bandi pubblici, ad attività senza fini di lucro, a condizione che esse aumentino l’offerta di assistenza domiciliare, di sostegno alle persone svantaggiate, di produzione culturale libera e indipendente, di produzione agricola biologica e di valorizzazione dell’ambiente si può cominciare ad immaginare un “riformismo civico e partecipativo”.

aprire le porteRidurre l’aliquota dell’Imu per quei cittadini che consorziandosi decidano di gestire autonomamente e direttamente il verde del proprio quartiere, adottare un sistema di nomine per le aziende comunali che spazzi il campo da ogni clientelismo correntizio, in cui il sindaco si impegni a non fare nomine ma a creare una authority “terza” che selezioni i curricula dei manager per concorso e solo sulla base delle competenze maturate, stabilire lealmente con i romani e con lo stato un patto quinquennale su un massimo di tre infrastrutture da realizzare – assumendo la scarsezza delle risorse e senza fare promesse al vento dunque – una delle quali certamente il viadotto ferroviario di chiusura dell’anello nord di Roma, risolto col Prg ma bloccato da Alemanno, sottoporre tutti gli eletti e i nominati all’anagrafe pubblica dei propri patrimoni e dei propri beni dal momento della nomina a quello della decadenza, affrontare lo stato di salute dei quartieri della periferia di prima generazione – Quarticciolo, San Basilio, Primavalle, Trullo, Gordiani, Pietralata, solo per citarne alcuni – che sono sul piano della sicurezza, del recupero urbano, le priorità nel complesso universo della variegata galassia periferica metropolitana, rispettare il Piano regolatore approvato attuandone le parti di maggiore valenza pubblica e chiedendo ai promotori immobiliari di farsi carico dell’emergenza abitativa e cedere gratuitamente al comune – come il Prg prescrive – quote di edilizia libera per ogni intervento privato autorizzato, incentivare interventi edilizi innovativi ed ecosostenibili per materiali e tecnologie, meno inquinanti, più rapidi e più sicuri scomputando quote di oneri di urbanizzazione.

Cerchiamo di parlare ai romani, dunque, non solo a noi stessi e pensiamo sempre al potere come un mezzo e non come un fine.

Roberto Morassut

Un commento

  • Addio al vecchio modello Roma, è il tempo di un nuovo riformismo urbano (di Roberto Morassut) Gracias por compartir con todos nosotros toda esta interesante información. Con estos granitos de arena hacemos màs grande la montaña Internet. Enhorabuena por este blog.

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