Al capezzale della politica italiana (di Fabio Tomei)

In psicoanalisi l’elaborazione di un forte dolore, di un lutto, di un evento fortemente negativo percorre cinque fasi: Negazione, Rabbia, Patteggiamento (o contrattazione), Depressione, Accettazione.angelo del dolore

Nella fase di negazione, come la parola stessa dice, c’è il rifiuto di accettare il responso negativo ( “Dottore ma le analisi sono esatte?”, “ma siete sicuri che è l’auto di mio figlio?” e così via). Si attiva un sistema di difesa cui ricorre il nostro subconscio per accettare ciò che è inaccettabile, permettendo così di sostenere l’eccesso di ansia e prendendo il tempo necessario per renderlo credibile mantenendo il contatto con la realtà che ci circonda.

A me sembra che simile sia stata la reazione che la sinistra italiana (o perlomeno una parte di essa) ha avuto quando Silvio Berlusconi decise di scendere in politica: molti pensarono ad una trovata pubblicitaria di un grande imprenditore, ma niente di più; nessuno poteva immaginare che quest’uomo avrebbe caratterizzato, influenzato, metabolizzato e plasmato a sua immagine il sistema politico italiano per i vent’anni successivi. Vent’anni di colonizzazione dell’organismo Italia con il fine di costruire il suo potere e difendere i suoi interessi.

La seconda fase dopo la negazione vede il manifestarsi di emozioni forti, rabbia e paura. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé. Proprio questo è accaduto più volte nel corso di questi anni verso il berlusconismo. Una parte dell’”Intellighenzia” italiana ed una parte dell’opinione pubblica hanno reagito con rabbia e chiusura, prendendosi il capo fra le mani, chiudendosi e diventando ostili alla politica, al voto, alle istituzioni.

arrabbiatiMassima espressione di rabbia e chiusura è il Movimento 5 Stelle con il suo rifiuto di qualunque cosa appaia diversa dai propri militanti e dalle proprie convinzioni. Rifiuto anche del confronto e difesa del proprio vertice anche se questo, Grillo e Casaleggio, è ben lontano dall’essere trasparente e controllabile dai militanti da tutti i punti di vista: strumenti, poteri, regole e limiti.

Terza fase: il Patteggiamento (o contrattazione).  In psicoanalisi il paziente inizia a patteggiare con il proprio corpo i guasti che la malattia provoca ed a modificare le proprie abitudini. Nel caso del nostro sistema democratico si è verificato l’adeguamento al “berlusconismo”. Tutto è permesso, tutto è lecito, soprattutto all’oligarchia che coincide con la classe dei politici che è distante dal popolo e dai suoi bisogni; una élite nominata dal vertice e non scelta dagli elettori e, quindi, asservita al suo Signore l’unico autorizzato a giudicare le competenze e le capacità.

Purtroppo a questi parametri si è adeguata (o ci si è adagiata) tutta la politica italiana senza distinzioni; nessuno ha compiuto un atto deciso che rompesse con questo sistema; le distanze, casomai, sono state prese sempre dopo l’avvenuta iscrizione nel registro degli indagati da parte della magistratura.

Quarta fase, la Depressione. È questo il momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Depressione reattiva conseguente alla presa di coscienza e depressione preparatoria per le perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta.solitudine

La stessa reazione di tanti di noi quando abbiamo preso coscienza di una realtà che prima ci sfuggiva: declassamento, economia sull’orlo della bancarotta, Italia fuori dall’Europa, Italia uguale a Grecia e Spagna, una parola – spread – che è diventata un incubo, migliaia di posti di lavoro perduti, la paura del diffondersi di una nuova povertà e la paura di rimanerne contagiati. A quel punto, nel maggior punto del senso di sconfitta, è arrivato il “governo dei tecnici” che ha imposto a un popolo stanco, incapace di reagire e depresso una politica di rigore stretto e duro, ma riservato quasi esclusivamente alle classi meno abbienti aumentando così il senso di disagio e la sofferenza.

Nella fase dell’Accettazione, c’è, nel paziente, la consapevolezza della propria condizione, egli sa perfettamente cosa gli è accaduto e quello che sta per accadergli,  quindi diventa silenzioso e ci possono essere momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi gli è stato vicino.

Ma se il paziente è il nostro sistema politico e di conseguenza il nostro Paese ecco che chi gli è vicino, tutti coloro che sono realmente intenzionati a stargli vicino, devono collaborare per il bene comune. L’unione di forze anche distanti tra loro deve dare come frutto la rinascita, la ripresa, la rimessa in moto dell’intero sistema economico e politico italiano. Chi vuole partecipare a questo momento ha il dovere morale di assumere valori etici e culturali ai più alti livelli, mettendo l’interesse generale al di sopra di qualsiasi interesse personale o di partito. Per quanto sia difficile crederci anche chi fa parte del sistema che è degenerato può fare la sua parte perché la posta in gioco è altissima: il bene supremo dell’Italia!cooperazione

Di fronte alla storia non ci saranno giustificazioni: questo governo ha l’obbligo di varare una manovra che rilanci l’economia con una maggiore giustizia fiscale e con le spese più giuste e pulite e di approvare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scegliere. Occorre aiutare questo sistema a morire perché ne possa nascere uno nuovo, dopodiché saranno gli italiani con nuove elezioni ad esprimersi (speriamo) in maniera netta e decisa; chi vincerà governerà e gli altri saranno all’opposizione senza gridare, ma per costruire, controllare, vigilare.

Alla fine ciò di cui abbiamo bisogno è abbastanza semplice e naturale: una classe dirigente che faccia bene e con onestà il suo lavoro e una società dove sia utile e piacevole vivere senza pensare di poter scappare.

Fabio Tomei

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