Analisi costi benefici e statalizzazione di Alitalia

Sul Foglio di oggi Andrea Giuricin e Carlo Stagnaro invocano un’analisi costi benefici sull’annunciata (ri) statalizzazione di Alitalia. Mentre sulla TAV e su altre opere pubbliche veramente strategiche in fase di realizzazione il governo ha preteso di ridiscuterne la convenienza di fatto bloccandole, sulla ex compagnia di bandiera si annuncia come una vittoria la decisione di riportarla tra le aziende controllate dallo Stato.

L’ineffabile Di Maio ha infatti dichiarato che, poiché gli italiani hanno già messo tanti soldi in Alitalia, è giusto che lo Stato ne assuma il controllo. Salvini, ovviamente, lo ha seguito accondiscendente. Ad entrambi sfugge che lo Stato ha messo tanti soldi in Alitalia nel corso degli anni e li ha sempre persi. Quale caso migliore di questo per effettuare un’analisi costi benefici che accerti la convenienza a ricominciare a metterci soldi? Niente da fare, da questo orecchio i due pilastri del governo non ci sentono.

Vediamo allora l’analisi di Giuricin e Stagnaro.

Oggi Alitalia ha una quota di mercato pari al 14 per cento per i viaggi interni e dell’8 per cento per quelli internazionali. Come la vogliamo definire? Piccola è sufficiente o ridicola è più appropriato visto che da anni questa Alitalia è al centro dei pensieri dei governi? Di utili negli ultimi anni manco a parlarne. Anzi, nel 2017 si è trovata sull’orlo del fallimento dal quale si è salvata grazie a un “prestito” di 900 milioni dello Stato. Arrivato Di Maio al ministero dello Sviluppo economico ha recuperato e rilanciato un vecchio progetto di nazionalizzazione mascherata attraverso l’ingresso delle Ferrovie dello Stato nel capitale di Alitalia.

Bisogna tener conto che l’ultima bancarotta della compagnia di bandiera cioè dal 2008 ad oggi è costata ai contribuenti italiani quasi 7 miliardi di euro. Si badi bene: per arrivare di nuovo al fallimento. Segno che Alitalia non sta in piedi. Ma Di Maio e Toninelli hanno fatto una “grande” pensata: lasciare i 3,2 miliardi di debiti di Alitalia ad una bad company (fu già fatto nel 2008, attenzione) e farli ricadere su tutto il sistema aereo italiano cioè “tosando” fornitori e creditori e aggiungendo, così, tanto per gradire, un tot a carico dei contribuenti. In tal caso ovviamente il prestito di 900 milioni (oltre 1 miliardo per via degli interessi) sarebbe incorporato nei nuovi conti cioè non sarebbe restituito.

Tanti soldi a carico dei cittadini e delle malcapitate aziende che hanno rifornito Alitalia. Ma per che cosa sarebbero spesi? Come si è detto Alitalia serve una piccola parte dei viaggiatori che transitano dagli aeroporti italiani. Non solo non ha nessun monopolio naturale, ma opera in regime di piena concorrenza. E invece i politici attuali come il Berlusconi di dieci anni fa giustificano il salvataggio di Alitalia con la sua presunta strategicità. Chiunque capisce che è una pura presa in giro senza alcun senso. La Lega appoggiò il precedente salvataggio che ha succhiato tanti soldi agli italiani e continua a succhiarli dato che tutti i viaggiatori pagano una tassa per contribuire al trattamento di integrazione salariale del personale Alitalia residuato dal fallimento del 2008. Vi immaginate gli acquirenti di qualunque altro prodotto o servizio chiamati a versare la stessa tassa a favore degli ex dipendenti delle aziende? Una cosa demenziale e truffaldina e solo per favorire clientele e privilegi ingiustificabili.

Eppure i 5 stelle sostengono tutto ciò. Sì sono gli stessi che hanno eretto la TAV a bandiera ideologica contro le opere inutili e gli sprechi. La TAV che, questa sì, è strategica. Non una compagnia aerea che opera accanto a decine di altre compagnie aeree.

Alitalia è un monumento allo spreco e alle follie della politica che mette le mani nelle aziende e da queste trae sostegni e voti. Alitalia ha perso nel 2018 circa 500 milioni di euro, e nel primo trimestre 2019 avrà un utile negativo che può essere stimato attorno ai 200 milioni. Farla tornare sotto il controllo dello Stato significherebbe aprire un’altra stagione di perdite che pagherebbero, come sempre, gli italiani. In cambio di cosa? Di nulla che non possa offrire un mercato, quello dei voli, che si regge da sé e non ha bisogno di nessun aiuto di Stato.

Non vogliono proseguire la TAV che è parte di un corridoio strategico europeo con  gravi danni per i costi e il discredito che ricadrebbero sull’Italia, ma vogliono a tutti i costi riprendersi Alitalia.

La spiegazione? Semplice: soldi, posti di lavoro da distribuire e voti. Sulla TAV si è sbagliato tutto, dovevano offrire a Di Maio e Salvini tante poltrone e tanti miliardi da spartirsi per foraggiare i loro elettori e la TAV si sarebbe fatta

Claudio Lombardi

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