Ancora Alitalia

Ancora un fallimento di Alitalia, ancora un salvataggio con denaro dei cittadini. Il governo ha imposto a Poste Italiane di partecipare alla ricapitalizzazione con 75 milioni di euro. Poste italiane è una società pubblica al 100% e viene usata in questo caso come una banca da cui prelevare i soldi che servono ad un’operazione politica disperata senza alcun senso industriale.

Come tutti sanno Alitalia era già fallita nel 2008 e il suo salvataggio voluto da Berlusconi e dalla Lega costò ai contribuenti qualcosa come 5 miliardi di euro.

Adesso Alitalia è fallita di nuovo e il governo cerca di tenerla in vita a tutti i costi. Ammesso che ci riesca quanto durerà? E quanto costerà a tutti noi?

Non si comprende l’accanimento del governo. A che serve una compagnia di bandiera che fallisce ogni 5 anni e che perde sempre più credibilità anche fra i viaggiatori?

Si dice che così si salvano posti di lavoro. Se guardiamo le cose dal punto di vista di chi ci lavora allora Alitalia dovrebbe tornare ad essere interamente  mantenuta dai soldi pubblici. Nelle “allegre” gestioni dei tempi andati ci stava dentro di tutto: stipendi milionari per i manager, favori politici, assunzioni clientelari, difesa forsennata non dei diritti dei dipendenti, ma dei privilegi corporativi. Tutto pagato con soldi pubblici cioè nostri. E tutto senza che i sindacati si siano mai alzati in piedi a dire “basta”.

Bisognerebbe riesumare quei ricordi, sarebbe utile anche a capire da dove vengono i guai finanziari italiani e, soprattutto, i disastri di un’acquiescenza di massa al corporativismo pagato dal debito pubblico

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