Ancora sul caso Cancellieri

cancellieriOrmai è diventato un problema di fondo della democrazia italiana. Di nuovo la scena è occupata da un caso di intreccio tra politica, cariche istituzionali e affarismo degenerato in delinquenza. Le ormai famose telefonate di Anna Maria Cancellieri alla famiglia Ligresti seguite, casualmente o no, da provvedimenti favorevoli a due membri della famiglia detenuti in carcere confermano quanto il senso comune aveva già molto chiaro e cioè che negli ambienti dove si gestiscono i poteri su cui si regge l’assetto istituzionale ed economico del Paese ci sono rapporti di vicinanza che non ci dovrebbero essere.

rubinetto soldiNon ci vuole molto a capire che un ministro della giustizia non dovrebbe mettersi a disposizione di persone colpite da provvedimenti della magistratura per reati gravissimi. Non ci vuole molto a capire che il figlio del ministro della giustizia non dovrebbe accettare impieghi da quella gente con remunerazioni favolose (5 milioni di euro in un anno!) sia perché si potrebbe pensare che siano il prezzo di una complicità sia perché quei soldi facevano capo ad una gestione dell’azienda Fonsai di tipo delinquenziale venuta alla luce con gli arresti dell’intera famiglia Ligresti, ma probabilmente già conosciuti ai vertici di banche e assicurazioni e nelle autorità di controllo.

fiducia governoLa conclusione ovvia dovrebbe essere che la fiducia che si da’ ad un governo e ad un ministro si chiama fiducia e non delega in bianco proprio perché ci si attende che svolga i suoi compiti solo nell’interesse dello Stato. Quando vengono resi noti comportamenti che mettono in discussione l’onorabilità e l’indipendenza di un membro del governo questi dovrebbe dimettersi indipendentemente da eventuali reati che possa aver commesso.

C’è da dire semmai che le telefonate della Cancellieri non sono il problema più grande del caso Ligresti – Fonsai perché ancora si deve capire come mai le autorità di controllo Isvap e Consob non si siano accorte del saccheggio di Fonsai da parte dei Ligresti durato anni. Anche qui: una cosa sono i reati e un’altra la fiducia perché le autorità di controllo esistono per tutelare l’interesse pubblico al rispetto delle regole. Anche in questo caso e, forse, a maggior ragione che per la Cancellieri si dovrebbe dire che la fiducia nei loro vertici non c’è più

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