Finanziamento alla politica: andare oltre la propaganda

Sul finanziamento pubblico dei partiti si sta giocando da anni uno scontro tra propagande opposte e dura realtà. Quest’ultima è fatta dai comportamenti delle persone che hanno fatto registrare un bassissimo livello di etica pubblica.

Dalle leggi pensate, scritte e votate da tutti i partiti per eludere il referendum sul finanziamento che risale al lontano 1993, agli scandali di tutti i tipi, fino alle mutande di Cota e alle “magnate” in ristoranti costosi abbiamo visto abbastanza a lungo di che razza di imbroglioni fosse (sia?) composta buona parte della politica in Italia (la parte residua ha solo subito).

Detto questo bisognerà pur andare oltre l’immagine dei politici arraffoni che rubano il denaro pubblico e decidere che fare con le spese della politica. Che sono un problema serio e non c’entrano nulla con i ladri e non si esauriscono nei partiti. E’ chiaro che ci vorranno anni per fare pulizia di persone e comportamenti e su questo i residui partiti si giocheranno tutto.

Ma chi vuole partecipare (movimenti, comitati e associazioni civiche incluse) dovrà essere facilitato con servizi e rimborsi dati per realizzare progetti o per partecipare a referendum o elezioni. Certifichiamo, documentiamo, verifichiamo tutto, ma non lasciamo il gioco nelle mani dei ricchi, della pubblicità e degli sponsor.

Il problema è studiare meccanismi che impediscano qualunque abuso e punire drasticamente i comportamenti scorretti. Un esempio lo si aspetta da parte di chi come il PD di Renzi vuole “cambiare verso”. E per dare l’esempio non bastano le parole: ci vogliono i fatti cominciando con mettere nell’ultima fila i politici che si sono distinti nel passato per comportamenti scorretti verso i soldi pubblici. Sennò le parole sono solo chiacchiere

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