Armi negli USA: uno sforzo per capire (di Salvatore Sinagra)

Il Presidente Obama ha già firmato una legge che rende più difficile acquistare un’arma da fuoco, ma i governatori di alcuni Stati già si stanno chiedendo se possono evitare di applicarla; come già accaduto con la riforma sanitaria si rischia una pioggia di ricorsi.

Dopo la strage di Newton, in cui hanno perso la vita venti bambini e sei adulti, il Presidente  ha cercato di rassicurare con grande prontezza sia chi non vuole mandare a scuola i propri figli vivendo nel terrore, sia chi vuole continuare a possedere una pistola. Obama è pienamente consapevole che la normativa sulla circolazione delle armi è troppo poco efficace, ma si muove con circospezione perché sa che il diritto a possedere un’arma da fuoco è sancito dalla Costituzione ed è imprescindibile per molti americani.

Una richiesta di modifica alla normativa vigente arriva dal Los Angeles Times, il secondo dei quotidiani metropolitani statunitensi. Diversi autori della prestigiosa testata sottolineano che vi sono alcune illogicità della normativa statunitense che devono essere rimosse, quali per esempio la possibilità di vedere armi d’assalto anche ai privati cittadini, la possibilità di possedere armi anche per coloro che soffrono di disturbi mentali e la possibilità di vendere armi usate senza controlli alle cosiddette fiere delle armi. Sottolineano ancora gli editorialisti del quotidiano statunitense che intervenire su tali profili non metterebbe affatto in dubbio il diritto a possedere armi da fuoco e darebbe grossi benefici in termini di sicurezza.

Sul piano politico l’opposizione dei repubblicani sarà fortissima, già Obama è stato accusato di voler strumentalizzare la strage, eppure il Presidente questa volta potrebbe trovare una formidabile “sponda a destra”, in Michael Bloomberg, imprenditore dell’editoria economica, prima sindaco repubblicano di New York e poi sindaco indipendente della stessa città.

Già durante la campagna elettorale per  le presidenziali Bloomberg aveva capitanato un gruppo di sindaci, che dopo l’ennesima strage, chiedeva la promessa di un giro di vite ai due candidati alla presidenza; dopo Newton, Bloomberg ha scritto di nuovo ad Obama usando le medesime espressioni del Los Angeles Times.

Nei corridoi del palazzo ci sono poi le Lobby: da un lato c’è la National Rifle Association, la federazione dei produttori di armi; dall’altro c’è Handgun Control l’associazione delle vittime e dei parenti delle vittime delle armi da fuoco, un pilastro della società civile americana.

Agli occhi di un europeo appare sorprendente ed insolente il comportamento del presidente della lobby delle armi, che dichiara che la strage di Newton si sarebbe potuta evitare se la scuola fosse stata presidiata da vigilantes armati e dichiara di non voler mettersi a discutere con il vicepresidente Biden, incaricato da Obama di “istruire la pratica” della revisione della legislazione sulle armi. Altrettanto sorprendente è che l’associazione delle vittime di armi da fuoco, pur godendo di un grande prestigio ed essendo presente in tutti gli Stati Uniti, ha ottenuto ben pochi risultati. Gli esperti di lobbying spiegano che pur avendo milioni di simpatizzanti in tutto il paese di fatto sposta pochi voti nei collegi.

La questione non si riduce solamente al dettato costituzionale, ma partire dalla Costituzione per comprendere la situazione può essere utile. Anzitutto la carta americana è una delle più antiche, ma anche una delle meno modificate della storia ed il diritto a possedere armi è sancito dal secondo emendamento della Costituzione (una tra le venti modifiche della costituzione fatte in oltre 220 anni), ed è considerato un’appendice della proprietà privata. Altri emendamenti disciplinano la libertà di opinione, la libertà di culto, quella di riunione, il diritto di non essere perquisito ingiustamente. Ecco, fra questi emendamenti è stato posto anche quello relativo alla libertà di possedere armi. È evidente il rilievo che a questa libertà viene attribuito.

Solo analizzando la questione con gli occhi degli americani un europeo può comprendere come mai, dopo una strage che ha toccato le coscienze degli americani e dopo le terribili immagini dei bambini superstiti, il Presidente Obama si sia espresso con termini tanto moderati, il presidente delle National Rifle Association si sia espresso in modo  tanto arrogante e l’asse Obama-Bloomberg-società civile non sia una garanzia di successo. Commentando le politiche di Obama, in un articolo che risale allo scorso novembre, avevo definito le posizioni sulla sanità del Presidente troppo europee, probabilmente lo sono anche le sue posizioni sulle armi, ma Obama ne è consapevole, per questo si sta muovendo in modo abbastanza cauto. Allo stesso modo anche Bloomberg forse è troppo poco americano: le sue posizioni liberali e progressiste gli hanno permesso di conquistare per tre volte New York, ma deve agire sapendo che New York è una metropoli multiculturale, New York non rappresenta la pancia dell’America.

La speranza è che la grossa coalizione politica e sociale che si potrebbe formare sul tema delle armi riesca a parlare all’America, riesca a far capire all’americano che abita in un paesino del Montana o dell’Arizona che la possibilità di comprare armi ad una fiera in modo assolutamente anonimo, quella di possedere armi anche se si soffre di gravi patologie o di avere un arsenale in cantina nulla ha a che vedere con la proprietà privata. E’ auspicabile che emerga l’America migliore, che si faccia capire alla gente che affermare che la proprietà privata necessita di una totale deregulation delle armi è una degenerazione del più estremo liberismo

Salvatore Sinagra

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