Autostrade fuori dalla nebbia?

La vicenda autostrade sembra aver imboccato una direzione di marcia. Già questo ha il suo valore dopo due anni di prese in giro e di chiacchiere da parte di due governi il cui Presidente aveva avuto la sfrontatezza di annunciare, subito dopo il crollo del ponte, la punizione della società autostrade “senza attendere i tempi della giustizia”. Bisogna dire che la soluzione che è stata impostata sembra avere le potenzialità per arrivare ad una gestione della rete più attenta e a tariffe meno onerose. Di questo c’era bisogno fin dall’inizio di una privatizzazione vergognosa passata attraverso diversi governi e di questo c’è bisogno oggi. Per gli italiani è questo che conta. Che ci si arrivi con certezza, però, non è affatto scontato. Dipenderà da come sarà modificata la concessione e da come sarà gestita la nuova Aspi di proprietà pubblica. Di esempi di mala gestione di società pubbliche ce ne sono stati così tanti che è legittimo coltivare molti dubbi sull’interesse che effettivamente sarà perseguito.

Di fatto, per ora, l’entusiasmo è tutto per aver vinto la battaglia contro i Benetton. Dopo il crollo del ponte Morandi proprio loro sono stati indicati come i grandi responsabili, quelli da cacciare e basta. Con un’operazione mediatica colossale gli azionisti di maggioranza (30%) di Atlantia titolare dell’88% delle quote della società di gestione delle autostrade (Aspi) sono stati additati come colpevoli. Nebbia ad uso di alcune forze politiche e di una idea mitica che vede l’intervento diretto dello Stato come una soluzione per tutti i mali. Che un’azionista al 30% possa essere responsabile diretto delle mancanze di dirigenti e manager è un’invenzione populista che rimanda alla psicologia del linciaggio: si indica un colpevole e si attizza la rabbia della folla senza dare spazio al ragionamento e all’informazione. Perché?

In primo luogo indicare dei nemici fa sempre comodo. Per esempio Lega e M5s senza nemici sarebbero poca cosa, con idee confuse e divisi.

In secondo luogo se si fosse dato spazio al ragionamento ci si sarebbe accorti che la privatizzazione della gestione delle autostrade fu concepita ed attuata con uno sfacciato ed assoluto favore per il concessionario. La convenzione fu segretata perché scoprire clausole fuori da ogni logica come la remunerazione del capitale al 10% annuo per gestire un monopolio naturale o come l’inserimento in tariffa degli investimenti previsti (previsti, non realizzati) potevano legittimamente essere considerate una truffa ai danni dei contribuenti e degli utenti. E chi era a firmare quelle clausole? Ma i politici naturalmente; sì proprio quelli che avrebbero dovuto perseguire l’interesse pubblico. E dietro ai politici non c’erano forse quelle burocrazie incaricate della sorveglianza della gestione delle autostrade? Ma sì proprio quella sorveglianza che non c’è stata anche nel caso del ponte Morandi. Una mancata sorveglianza certamente molto più colpevole di un’azionista che bada solo al suo guadagno. E però, nebbia.

In terzo luogo la demonizzazione dei Benetton è servita per conquistare con ricatti e minacce la società di gestione delle autostrade. La revoca sarebbe stata causa del fallimento di Aspi e forse anche di Atlantia e l’inizio di una conflitto giudiziario micidiale per lo Stato. Così si è scelta la strada della conquista che lascia in piedi la concessione la vera pietra dello scandalo e unico problema da affrontare con urgenza.

Con queste premesse perché è stata costruita la finzione della colpevolezza dei Benetton? Per nazionalizzare la gestione delle autostrade senza dare troppe spiegazioni all’opinione pubblica, ma anzi presentandola come una riconquista. Forse per il primo governo Conte sarebbe stato imbarazzante riconoscere che la convenzione-truffa fu sottoscritta e peggiorata con le destre al governo. E sarebbe stato sconveniente per chi ha bisogno dell’appoggio delle burocrazie e dei voti dei dipendenti pubblici scoprire tante magagne nella loro condotta nei confronti di un concessionario privato della cui generosità si dice abbiano goduto veramente in tanti (non escluse, si dice, persino alcune associazioni di consumatori). D’altra parte quale imprenditore non sarebbe disposto a pagare per poter sfruttare una “gallina dalle uova d’oro”?

Comunque si va verso l’acquisto di Aspi che si aggiungerà al ricco carnet di società possedute o partecipate da Cassa depositi e prestiti cassaforte dei depositi postali degli italiani, ma che da tempo è stata trasformata in una finanziaria che su comando del governo di turno compra ciò che si è deciso di comprare.

Riusciranno a gestire le autostrade meglio di prima e, soprattutto, meglio di come Anas ha gestito la rete viaria (ponti crollati compresi)? Per ora non si sa. Che il governo esulti è comprensibile: nazionalizzare o acquistare un’azienda significa aumentare il potere di controllo su soldi e posti di lavoro. Per alcuni politici è una festa. Inoltre, se le autostrade sono sempre state una “gallina dalle uova d’oro”, continueranno ad esserlo. Magari invece di un tot di miliardi di profitto ne faranno un po’ meno grazie ad un’ inevitabile riduzione delle tariffe che sarà sbandierata come trasformazione epocale con una gran campagna di comunicazione. Qualche investimento in più ci sarà anche perché la struttura continuerà ad essere quella di Aspi. Ma il grosso dei profitti, si può esserne certi, sarà usato come salvadanaio dal governo di turno che avrà a disposizione una riserva cui attingere in caso di bisogno.

Per gli italiani e per gli utenti delle autostrade cambierà qualcosa? No. Continueranno a pagare tariffe autostradali che incorporano i costi di costruzione che risalgono ad un lontano passato. una sorta di mutuo che non finisce mai, ma che nessuno è in grado di riconoscere. D’altra parte le tariffe non sono mai scese … All’inizio la manutenzione sarà migliore e sicuramente ponti e viadotti saranno controllati e speriamo che non crolli più nessuno

Claudio Lombardi

Per approfondimenti leggere qui: http://www.civicolab.it/le-concessioni-infinite-delle-autostrade/ e qui: http://www.civicolab.it/autostrade-il-gioco-delle-parti-e-i-pasticci-dei-politici-di-claudio-lombardi/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *