Buone notizie per la sanità. Intervista al Tribunale dei diritti del malato

semplificazione in sanità«Misure urgenti per la semplificazione e per la crescita del Paese» questo il titolo di un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri pochi giorni fa. Dentro ci sono molte misure che riguardano le procedure della pubblica amministrazione, la disciplina dei dirigenti e i rapporti con i cittadini. Che quanto dichiarato nel titolo sia coerente con le norme lo vediamo subito insieme a Tonino Aceti responsabile del Tribunale dei diritti del malato una rete organizzata da Cittadinanzattiva per consentire ai cittadini di intervenire nella situazione della sanità difendendo i loro diritti e valutando le prestazioni del sistema.

La prima novità riguarda la ricetta medica per i malati cronici; che non sono pochi perché si tratta di più di 14 milioni di persone. La norma inserita nel decreto legge permetterà di allungare i tempi di validità delle ricette per i malati cronici dai 60  giorni attuali a 180 giorni. Che ne pensa Tonino Aceti?

“L’adozione della nuova ricetta per i pazienti cronici è una  misura positiva perché va incontro alle necessità di semplificazione per questi cittadini che da tempo segnaliamo essere alle prese con il peso eccessivo della burocrazia, come dimostrano per esempio l’attesa di un anno per l’invalidità civile, quelle per la legge 104 e per l’erogazione delle protesi e ausili. La misura avrà riflessi positivi anche per i medici di famiglia, perché vengono alleggeriti di una parte della loro attività quella, se vogliamo, più amministrativa e meno “medica”. Infatti il malato potrà andare per le ricette solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatole ogni ricetta. Noi, però chiediamo che il tempo guadagnato dai medici sia reinvestito o recuperato nel miglioramento della presa in carico dei pazienti.

liste d'attesaDal punto di vista della semplificazione, quindi, questa norma viene promossa, ma resta qualcosa di ancora più importante e difficile da fare perché la migliore attività di semplificazione per tutti i cittadini, e non solo per i pazienti cronici, consisterebbe nel voler mettere in campo finalmente una efficace lotta alle liste di attesa, che rappresentano ad oggi uno dei principali ostacoli non solo all’accesso, ma addirittura alla cura delle patologie”.

Passiamo all’altro provvedimento del governo, la legge delega sul riordino della P.A.. Dentro c’è un punto che potrebbe essere quasi una rivoluzione nella Governance delle aziende sanitarie. Dopo anni di appelli perché le nomine dei dirigenti del SSN non fossero più dipendenti dalla politica adesso il governo viene incaricato di organizzare con appositi decreti delegati una selezione unica nazionale per i direttori generali. In pratica potranno essere nominati soltanto coloro che dopo una selezione pubblica nazionale, saranno iscritti in un elenco tenuto dal ministero della Salute e aggiornato con cadenza biennale. Ovviamente gli aspiranti direttori dovranno possedere titoli professionali specifici e avere frequentato corsi universitari di formazione in gestione sanitaria. Inoltre il direttore generale potrà essere dichiarato decaduto dall’incarico se non raggiunge gli obiettivi o commette gravi violazioni di legge o regolamento. Il direttore generale dichiarato decaduto viene cancellato dall’elenco e non potrà più essere nominato. Qualcosa di simile, però su base regionale, riguarderà i direttori amministrativi e i direttori sanitari.

Che ci dice su questo Tonino Aceti?

nomine in sanità “Rispetto alla norma sulla nomina dei Direttori Generali delle ASL, penso si possa parlare di passo indietro, ma indietro rispetto all’invadenza della politica e alle nomine che di questa invadenza erano espressione. Non possiamo, quindi, che accogliere molto favorevolmente la decisione di investire sulle effettive capacità amministrative e manageriali di una figura fondamentale per il servizio pubblico quale è il direttore generale. Se vogliamo che il sistema sanitario sia efficiente dobbiamo partire dal privilegiare le capacità professionali di chi lo deve dirigere. Ovviamente lo stesso discorso vale per le altre figure manageriali per le quali sono previsti elenchi regionali.

Una o più liste tuttavia non bastano. I successivi passi da compiere in questa direzione sono la garanzia di una modalità di selezione indipendente e trasparente e la successiva valutazione dell’operato dei direttori generali, nella quale vanno coinvolte le organizzazioni di cittadini e pazienti. E’ evidente che un bravo manager, per raggiungere gli obiettivi prefissati, deve  essere messo nelle migliori condizioni per farlo anche attraverso risorse economiche e umane certe e adeguate al reale  fabbisogno della sanità italiana. Ma è altrettanto evidente che gli utenti della sanità non sono clienti come quelli di aziende commerciali, ma sono cittadini tutelati dalla Costituzione che definisce il diritto alla salute. Con il loro coinvolgimento e con quello dei lavoratori della sanità sarà più forte il sistema sanitario nel suo complesso. Meglio essere in tanti a difenderlo e a volerlo migliorare che essere in pochi, no?”

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