Campagna elettorale e segni dei tempi

C’è qualcosa che unisce le promesse esagerate di questa campagna elettorale, la recrudescenza di gruppi neofascisti, l’esasperazione che si percepisce nei toni e nelle argomentazioni con le quali molti persone descrivono la situazione del Paese, gli episodi di violenze nelle scuole da parte di studenti e genitori contro gli insegnanti, l’isteria di massa nei confronti della presenza di immigrati.

Non è facile definire cosa sia, ma si ha come l’impressione che sia saltato il collegamento con la realtà e insieme il senso del limite. L’aggressività si scatena con poco, la ricerca di scorciatoie e semplificazioni la alimenta.

Immigrati. Non c’è dubbio alcuno che l’arrivo in massa e in pochi anni degli immigrati sia stato un acceleratore di contraddizioni e di problemi formidabile che ha pesato quasi soltanto sui ceti popolari. Gli immigrati regolari perché hanno fatto concorrenza al ribasso per i posti di lavoro meno qualificati. Quelli irregolari perché ospitati per periodi lunghissimi in centri di permanenza fatiscenti, ma costosi per le casse dello Stato. Oppure dispersi sul territorio a caccia di soldi e finiti nella piccola delinquenza e nello spaccio di droghe.

È anche vero, però, che spesso ne basta qualche decina per scatenare la collera degli abitanti di un paese, di una borgata, di un quartiere. Immediatamente questi vengono accusati per ogni disagio, per ogni disfunzione anche se preesistenti alla loro presenza. La propria frustrazione personale trova in loro una spiegazione e una valvola di sfogo. Spesso sono i giovani delle zone più popolari a ribellarsi. Sospesi tra una formazione insufficiente e un lavoro dequalificato e poco retribuito, ma spinti verso modelli di consumo superiori alle loro possibilità e privi di strumenti culturali per comprendere la realtà che li circonda individuano negli immigrati una spiegazione semplice ai loro problemi.

Nelle scuole si è diffuso un clima di intimidazione nei confronti degli insegnanti. La presenza invadente dei genitori – eredità degenerata di un’antica stagione di partecipazione – si è troppe volte tradotta nel fiancheggiamento di studenti insofferenti alla disciplina e all’impegno nello studio. Un residuo culturale delle lotte studentesche del passato ha fatto passare il messaggio che lo studente sia portatore di una soggettività superiore a quella che la scuola può consentire nell’ambito delle sue regole di funzionamento. D’altra parte il rito delle occupazioni si manifesta ormai come una grottesca finzione utile solo a slatentizzare le pulsioni anarcoidi degli adolescenti. Di qui all’aggressione fisica dei docenti il passo è stato breve e gli episodi si ripetono con preoccupante frequenza. Bisognerebbe ristabilire una gerarchia nelle scuole ripristinando la distinzione dei ruoli. Gerarchia non come ossequio ad un formalismo fine a se stesso, ma come rispetto della funzione che ognuno ha per il funzionamento del più importante e delicato servizio pubblico del Paese. E gerarchia come espressione del rispetto delle regole che dovrebbe essere la base di ogni educazione alla vita. Certo, bisognerebbe anche ricreare una selezione degli insegnanti migliori mettendo fine alla giostra dei precari entrati nella scuola spesso nessuna verifica le capacità. Nella scuola si è ormai creato un groviglio che soltanto un governo forte può provare a districare. L’aggressività verso i docenti è un segnale di debolezza della scuola che non va sottovalutato.

La presenza di gruppi neofascisti non è certo una novità di questi tempi. Dalla fine della guerra c’è sempre stata e i fascisti sono stati protagonisti della stagione del terrorismo e delle stragi. Oggi rispolverano il loro volto sociale predicando nelle zone degradate e popolari una palingenesi basata sul nazionalismo e sull’espulsione degli elementi estranei alla comunità e mettendo in atto una pratica di appoggio all’illegalità e di conquista fisica del territorio.

Finora non hanno trovato una risposta repressiva all’altezza della sfida che lanciano alla democrazia. Come è spesso accaduto i violenti usano la libertà per tentare di prendere il sopravvento sugli altri. C’è un problema di educazione che dovrebbe partire dalle scuole, c’è un problema di degrado che è tanto sociale quanto individuale e culturale che rende disponibili molte persone alle scorciatoie violente proposte dai neofascisti, ma c’è anche un problema di mettere dei limiti alla forzatura dei valori e delle regole. In Italia la libertà è stata conquistata con una lotta armata combattuta durante una guerra mondiale scatenata dal nazismo e dal fascismo. Fascismo e antifascismo pari non  sono e non bisognerebbe mai dimenticarselo. Il fascismo deve essere represso perché è inaccettabile che si tenti di farlo rinascere. Ci vuole la battaglia culturale, ci vuole il rifiuto popolare e ci vuole la sacrosanta repressione. Senza timidezze.

Infine le promesse elettorali. Se i partiti pensano di conquistare il consenso con promesse che sono fuori dalla realtà stanno truffando i cittadini perché delle due l’una: o vengono mantenute e si scassano i conti dello Stato aprendo la strada a scenari di rottura con l’Eurozona che per l’Italia sarebbero davvero tragici; oppure le promesse serviranno solo ad acquistare il voto degli elettori e saranno abbandonate subito dopo.

La questione di fondo allora è solo una ed è discriminante: dire la verità e prendere impegni che siano credibili. La prima verità è che l’Italia non aderisce all’euro e non sta in Europa per fare un favore alla finanza mondiale, alla Germania o alle banche. L’Italia deve stare in Europa e nell’euro perché se sta da sola affonda in un debito pubblico impazzito e in una competizione europea e mondiale senza protezioni e senza regole. Chi crede a Salvini e ai neofascisti, ma anche al M5S (che adesso ha nascosto l’idea di spingere verso l’uscita dall’euro, ma la tiene sempre di riserva), fa del male a se stesso e al Paese.

Molti italiani descrivono la situazione nazionale come se fossimo ridotti allo stremo. Non vogliono vedere i passi avanti che sono stati fatti in ogni campo sociale, economico e dei diritti civili. Se questo serve come presa di coscienza collettiva per fare di più e meglio è un bene.  Ma deve essere accompagnato dall’impegno individuale e dall’assunzione di responsabilità. Se, invece, serve come giustificazione per continuare a fare il proprio comodo allora è la manifestazione del tipico individualismo anarcoide che è uno dei pesi che gravano sul sistema Italia. Purtroppo ci sono forze politiche come il M5S e la Lega che hanno suscitato la rabbia ottenendo quest’ultimo risultato. È difficile pensare che in tal modo riusciranno a governare bene il Paese.

In queste elezioni ci giochiamo molto perché dopo anni di crisi abbiamo raggiunto una discreta stabilità, l’economia è in netta ripresa, salari e stipendi ricominciano a crescere. L’unica proposta sensata è continuare così. Meglio un leggero e costante progresso che un salto in alto e una rovinosa caduta guidata da avventurieri e incompetenti

Claudio Lombardi

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