Cancro, cure a malati terminali: un approccio etico in Inghilterra ed uno affaristico nella sanità italiana (di Paolo Baronti)

È una proposta shock quella che arriva da alcuni medici inglesi, che già sta facendo discutere molto in Gran Bretagna: la medicina moderna dà ai malati terminali di cancro “false speranze” prescrivendo loro costosissime medicine quando non ci sono più possibilità di salvezza.  37 esperti, guidati dal professor Richard Sullivan del King’s College di Londra,  sostengono che, in alcuni casi, ai malati terminali non dovrebbero essere prescritte nuove terapie non sperimentate, ma soltanto cure palliative, perchè una “cultura dell’eccesso” nei reparti oncologici ha reso i costi delle terapie anti-cancro insostenibili soprattutto alla luce di un progressivo aumento dei nuovi casi della malattia.

I dati dimostrano che una sostanziale percentuale delle spese per cure anti-cancro avvengono nelle ultime settimane e mesi di vita e che in larga percentuale dei casi queste cure non solo sono inutili ma anche contrarie agli obiettivi e alle preferenze di molti pazienti e famiglie se fossero state adeguatamente informate delle loro opzioni.

Il prof. Veronesi  ha  condiviso tale posizione contro la «cultura dell’eccesso». Prima di tutto eccesso terapeutico. “E’ fondamentale in tutto il percorso di cura, e tanto più nella fase terminale, ridurre al minimo la tossicità per evitare situazioni estreme in cui si aggiunge malattia alla malattia. Ma non si tratta affatto di abbandonare il malato, al contrario, si tratta di offrirgli terapie di supporto avanzate e mirate per il trattamento sia del dolore fisico, che della sofferenza”.

Mentre in Inghilterra si affronta tale problema da un punto di vista etico, le cronache italiane ci rimandano, invece, un approccio, purtroppo, molto diverso:

  1. Nella clinica Latteri di Palermo il diktat che vigeva, imposto dalla direttrice della casa di cura ai medici della struttura convenzionata con il servizio sanitario era di dimezzare le cure, evitare la somministrazione di farmaci costosi, soprattutto ai malati di tumore. Poco importava se qualche medico si fosse opposto facendo notare che la mancata prescrizione dei farmaci, alcuni necessari per ripulire il sangue come il disintossicante “Tad”, sarebbe stata rischiosa per i malati oncologici. Il contenimento della spesa era l’obiettivo primario che ci si poneva alla Latteri rispetto alla cura dell’ammalato.
  2. I dati sulla spesa farmaceutica ospedaliera nell’anno 2010 in Italia ci dicono che si è verificato un aumento vertiginoso che ha riguardato quasi tutte le regioni italiane. Alla base vi è un dato che sarebbe positivo e cioè la scoperta e l’immissione in commercio di farmaci biologici di nuova generazione tra cui importanti antitumorali. Purtroppo ci sono molti medicinali prescritti dagli oncologi, messi sul mercato senza adeguate verifiche sulla loro capacità di incidere positivamente sulla qualità della vita del paziente. Sono ormai tre anni  che  l’AIFA annuncia  provvedimenti senza adottarli e il Ministero, non interviene. Solo poche Regioni come il Veneto e l’Emilia Romagna si sono attrezzate istituendo Centri di Riferimento Regionali sul Farmaco, che forniscono a tutte le aziende ed a tutti i medici ospedalieri le specifiche strumentazioni operative su valutazione, informazione e monitoraggio dei nuovi farmaci e degli usi “off label” per evitare comportamenti prescrittivi non idonei da parte dei clinici. Ma nelle altre regioni, dove non si è attivata nessuna azione di controllo  si registrano maggiori spese che valgono da sole molto più del valore complessivo annuo dei Ticket che in questi giorni i cittadini sono chiamati a pagare in Farmacia.

Mentre altrove si apre un corretto dibattito, con posizioni anche diverse, su una problematica di carattere etico, nello stesso campo in Italia assistiamo a due comportamenti che apparentemente sono opposti, ma che sono ispirati e guidati, invece,  dalla stessa motivazione: affarismo e disinteresse per i diritti e le aspettative dei malati. Il caso inglese, tra l’altro, dimostra che l’approccio etico si rivela appropriato anche dal punto di vista della sostenibilità finanziaria. Ecco un altro insegnamento che faremmo bene a tener presente mentre sembra che il criterio guida di tutte le politiche pubbliche debba essere il risparmio e il taglio dei costi.

Paolo Baronti

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