Caso Ruby-Berlusconi: via dallo Stato di diritto, un passo verso il medioevo (di Claudio Lombardi)

Tre fatti:

  • festini a sfondo sessuale con decine di donne, pagate e no, nelle residenze del capo del Governo;
  • partecipazione accertata di una minorenne “raccolta dalla strada” ( viveva di espedienti ed era scappata dalla famiglia e dalla comunità alla quale era stata affidata) ai festini, compensata per la sua presenza con denaro contante e gioielli a somiglianza di quanto avviene nei rapporti di prostituzione;
  • intervento diretto del Presidente del Consiglio sulla Questura di Milano per imporre il rilascio della stessa ragazza fermata senza documenti, con molto denaro in suo possesso e accusata di furto; intervento basato sulla menzogna avendo Berlusconi informato il Capo di Gabinetto che si trattava di una parente del Capo dello Stato egiziano Hosni Mubarak; intervento che ha indotto la polizia a mentire al magistrato che doveva disporre dell’affidamento della ragazza e a nascondere la sua vera identità che, nel frattempo, era stata accertata.

Tre fatti che bastano e avanzano per uscire fuori dal quadro di uno Stato nel quale prevalgono le leggi disciplinate da un sistema di regole costituzionali e per entrare in una situazione nella quale l’arbitrio del potere è la sola regola e la sola legge.

Ciò che ha segnato la nascita dello Stato moderno è proprio il passaggio da una concezione patrimoniale nella quale lo Stato come soggetto autonomo non esisteva al di là del patrimonio del sovrano ad una nella quale è l’accordo sulla legge (da quella suprema a quelle ordinarie) ad essere il fondamento del potere che vive nella legge e per gli scopi che queste definiscono attraverso la partecipazione di un numero crescente di componenti della società che si esprime nella politica e si riflette nelle istituzioni.

È la soggettività dello Stato ed è questa prevalenza del patto che si accetti la superiorità delle regole e del diritto che costituisce la base sulla quale si fondano i diritti delle persone che, altrimenti, sarebbero nelle mani del sovrano.

Il passaggio cui stiamo assistendo in Italia è, incredibilmente, questo o, perlomeno, va in questa direzione. Forse persino senza che i protagonisti lo vogliano e lo comprendano veramente, lo Stato è caduto nelle mani di un vertice politico che esprime un’antica cultura proprietaria che risale al medioevo dietro la quale si nasconde il massimo dell’insicurezza e del disordine per i cittadini comuni.

Come possono i cittadini continuare a fidarsi di un Governo diretto da un uomo che usa il suo potere – il potere che la Costituzione attribuisce ad una istituzione per assolvere alla suprema funzione di guidare il Governo dell’Italia – per evitare ad una sbandata che ha partecipato ai suoi festini di rispondere dei reati di cui è accusata, di dichiarare la sua vera identità, di sfuggire alla legge? È persino banale rispondere che quest’uomo non dovrebbe godere di alcuna fiducia perché non ha alcuna scusante per il suo comportamento irresponsabile ed eversivo dell’ordine costituzionale. Un uomo che si prende gioco degli apparati dello Stato affermando il falso e pretendendo su questa base che non si applichi la legge, ma la sua volontà personale.

È, inoltre, appena il caso di aggiungere che si tratta dello stesso uomo di “Stato” che da 15 anni tenta in ogni modo di sfuggire ai giudici per i reati comuni di cui è accusato.

Il problema, in effetti, non sta tanto in Berlusconi. Sta nelle persone che ancora credono in lui e in quelli che diventano suoi complici ben sapendo che lo fanno per difendere i propri interessi privati e non l’interesse generale.

Se ne parliamo è perché, ormai, la contesa non riguarda più opposte visioni politiche (destra, sinistra, centro e tute le possibili varianti), ma due concezioni dello Stato: una costituzionale e una proprietaria. In quest’ultima tutto è concesso a chi ha conquistato il potere compreso disporre del denaro pubblico a suo piacimento, violare le leggi e piegare ai suoi voleri le istituzioni e gli apparati dello Stato.

È esattamente ciò che si è rivelato nella vicenda Ruby-Berlusconi con l’aggravante dell’abiezione morale di chi più volte si è eretto a rappresentante della morale e dei valori tradizionali e, puntualmente, li ha calpestati sporcandoli con i suoi comportamenti.

A questo punto c’è solo da sperare che prevalga la voglia degli italiani di non vivere in una giungla dove vale la legge del più forte, dove comandano i malavitosi che conquistano le istituzioni democratiche e le usano per trasformare i cittadini in sudditi, dove i metodi mafiosi e camorristici si sono fatti Stato.

In questa giungla nessun diritto può sopravvivere e nessuna sicurezza può esistere per le persone oneste.

Occorre una rivoluzione civica che metta ai margini i disonesti e gli affaristi che hanno conquistato posti di potere in questi decenni, che li chiami a rispondere delle loro responsabilità e che affermi una nuova cultura dello Stato democratico.

L’unico modo è risvegliarsi dal lungo sonno e tornare alla politica che è fatta di cura dell’interesse della collettività e di strategie per lo sviluppo della società e per la convivenza civile.

Claudio Lombardi

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