Classe dirigente cercasi (di Claudio Lombardi)

cercasi classe dirigenteClasse dirigente non è solo quella che sta al comando, ma quella che sa rinunciare alla difesa degli interessi individuali e familiari dei propri membri per promuovere l’interesse generale e il bene comune.

Di fatto quella espressa in Italia dai partiti negli ultimi vent’anni non è una classe dirigente degna di questo nome, bensì una casta di privilegiati dedita al saccheggio sistematico delle risorse pubbliche. Vi sono state certamente alcune eccezioni, tanto più luminose in un quadro così degradato dell’etica pubblica, ma tali sono purtroppo rimaste e circoscriverle è sempre più difficile. Come in tanti hanno osservato la vera antipolitica nasce da lì.

Il danno provocato dall’avere avuto per decenni al comando un sistema di caste, gruppi e corporazioni raggruppati intorno al proprio tornaconto personale è molto maggiore di quello immediatamente visibile, derivante dall’uso per fini particolari di risorse pubbliche.
art 3 costituzioneIl vero danno sta scritto al contrario nell’articolo 3 della Costituzione, laddove afferma che È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Il vero danno, quindi, sta nella mancata realizzazione, per deviazione e sottrazione di risorse e per uso improprio del potere e delle istituzioni, delle condizioni grazie alle quali le persone avrebbero potuto realizzare se stesse. Anteporre gli interessi particolari all’interesse generale ha significato impedire a quelli che stavano fuori di sviluppare le proprie capacità.

giovani e lavoroIl danno è stato ed è enorme, irrecuperabile, uno spreco di intelligenze, sensibilità, competenze a cui è stato impedito di dare frutti che avrebbero potuto essere preziosi non soltanto per il futuro dei singoli, ma anche se non soprattutto per quello dell’intera comunità. Come vogliamo considerare d’altra parte i tanti giovani che prendono la strada del mondo perché da noi non trovano spazi di affermazione se non vedendo mortificati i propri meriti e premiata la fedeltà clientelare ?

La prima risposta che si può dare è che dobbiamo assolutamente diminuire l’invadenza della politica sottoponendola a rigorosi criteri di trasparenza e imponendo il rispetto assoluto della legalità. La “politica al posto di comando” era un’affermazione piuttosto in voga nei decenni passati e voleva esaltare il ruolo di una élite in grado di guidare un paese arretrato sulla via dello sviluppo. Abbiamo visto tutti dove ci ha condotto questa impostazione e oggi è il tempo  di delimitare e controllare la volontà politica innanzitutto con una sua “socializzazione” ossia diffondendola nella società. Non ci serve più un esercito di politici di professione che occupano le istituzioni e si portano appresso un ancora più vasto esercito di beneficiati dai poteri della politica.

volontariUna classe dirigente si riconosce perché sceglie di promuovere l’interesse generale anteponendolo al proprio interesse particolare. È quello che fanno i volontari e i cittadini attivi che si muovono nel solco dell’art. 118 della Costituzione per esempio; si fanno carico di un interesse generale e si attivano per realizzarlo anche a prescindere da un impegno delle amministrazioni pubbliche.

Perché non potrebbe essere il mondo del volontariato e della cittadinanza attiva il “vivaio”, l’incubatore di una nuova classe dirigente? E ancora: perché i nuovi partiti politici che si spera sorgano dal disfacimento di quelli attuali non potrebbero far proprio lo spirito e i metodi del volontariato? Ecco una buona indicazione di lavoro e un criterio per giudicare la sincerità degli innumerevoli “riformatori” che si aggirano nella politica italiana.

La prima riforma dovrebbe essere un cambiamento radicale dei partiti politici a partire da quella vergogna nazionale che è un partito che ha comandato per molti anni e che è solo una proprietà personale del suo fondatore, uno strumento a sua disposizione. Il Pdl viene classificato come partito della destra, ma in realtà è un partito di dipendenti di Silvio Berlusconi nemmeno in grado di esprimere una linea politica e un gruppo dirigente autonomo.

Speriamo che sia messo da parte dagli italiani al più presto e speriamo che gli si tolga l’alibi di far parte del governo. Sarà più facile imboccare un’altra strada.

Claudio Lombardi

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