Colf e badanti: perché non una sanatoria?

E’ dal 2012 che l’Italia ha smesso di programmare  gli  ingressi regolari degli immigrati, cioè di coloro che possono entrare in maniera trasparente con tanto di visto sul passaporto dagli aeroporti e non con i barconi, quelli chiamati cioè a  svolgere attività lavorativa dalle imprese e dalle famiglie.  Il Paese purtroppo in preda ad una sindrome di accerchiamento, ha deciso di ridurre e di molto i numeri dei “decreti flussi” che fissano il numero del fabbisogno di ingresso regolare, tutto questo a discapito non solo dell’economia e della crescita, ma anche della sicurezza oltre ad alterare  di fatto anche il mercato del lavoro.

Per capire come sia perverso il modo di ragionare della politica italiana sull’argomento, basta verificare quello che succede in un settore economico e sociale  di immediata comprensione: il lavoro domestico e l’assistenza agli anziani. Siamo un Paese che, lo sanno tutti,  invecchia velocemente e che non fa figli e questo dato demografico che avrà ripercussioni fortissime anche sullo sviluppo e sulla sostenibilità del Welfare (pensiamo alle pensione e non solo), dimostra una crescita della nostra  popolazione anziana che  chiaramente, diventando  sempre più numerosa, ha anche più bisogno di assistenza e cure, che lo Stato non riesce minimamente a fornire e  che dimentica però di ……agevolare.

Alla  fine del 2018 i dati dell’Inps erano piuttosto eloquenti: ci sono 860.000 colf e badanti regolari di cui ben 614 mila circa stranieri, lavoratori che versano regolari contributi tramite i datori di lavoro cioè le famiglie. Stranamente però è anche un numero in costante calo: in 7 anni 210 mila in meno! I dati del Censis dall’altra parte però riportano anche i numeri relativamente agli irregolari che ammontano a ben  circa 1,1 milione, a dimostrazione del fatto che colf e badanti servono eccome, ma forse è preferibile averle in……nero!   Quello che la politica dunque non sembra in grado di comprendere è una semplice domanda: ma se la popolazione invecchia come mai diminuiscono le badanti regolari? Forse le  famiglie italiane non ne hanno più bisogno? Forse sul mercato il numero dell’offerta delle badanti è inferiore alla domanda?

Certo non sfugge che il Paese nella sua smania di “italianità” negli ultimi tempi ha dichiarato con violenza guerra alla straniero, con tutte quelle sceneggiate sulle ONG e/o sulla chiusura dei porti che abbiamo ancora sotto gli occhi. Questa smania l’anno scorso ha indotto il Ministro Salvini in un “question time” alla Camera ad affermare, con profonda ipocrisia e demagogia, che “con 3 milioni di disoccupati italiani e altri 3 di inoccupati che farebbero volentieri le badanti domani mattina se normalmente retribuiti, penso che bisogna aiutare questi italiani rispetto a tutto il resto del mondo”, dimenticando che compito della politica è quello di aiutare soprattutto chi ha bisogno e cioè in questo caso le famiglie! Già alle famiglie non pensa nessuno, che si arrangino e si scontrino con una realtà complessa del mercato del lavoro nel settore domestico. L’irregolarità nel settore domestico è forse quella più complessa e difficile da sconfiggere anche per i mezzi a disposizione dell’amministrazione.  Non dimentichiamo infatti che l’irregolarità del lavoro domestico è tale e tanta anche per mancanza di controlli efficienti, considerando che l’Ispettorato del lavoro per esempio non può eseguire controlli diretti dentro le case degli italiani (luogo di lavoro!) per via dell’esclusione prevista dal Dpr 520/1955, e in mancanza di un controllo diretto la verifica si effettua o sulla “carta” con documenti Inps ad esempio o verifiche fiscali molto farraginose.

È soprattutto per merito delle denunce dei lavoratori se qualcosa viene scoperto, ma ovviamente ben difficilmente le denunce proverranno da lavoratori irregolari. Senza contare poi che in una situazione di crisi economica le parti (famiglia e lavoratore) hanno di comune accordo scelto spesso di non dichiarare il rapporto o di farlo in misura inferiore (per 25 ore ad esempi a settimana contro le classiche 40 e più!) con una forte diminuzione delle entrate contributive e fiscali.

Certo l’abolizione dei voucher-lavoro non ha aiutato e il “libretto famiglia” che lo sostituito ha margini troppo esigui (fino a 5000 euro annuali) e quindi appare sempre più urgente trovare soluzioni come ad esempio consentire una integrale deducibilità fiscale delle somme erogate e non solo della quota dei contributi, soluzione che seppur foriera di un minor incasso per lo Stato consentirebbe un maggior introito contributivo e ad una maggiore trasparenza. Certo è che bisogna trovare soluzioni invece di nascondersi una inattività politica disarmante.

E’ il momento di pensare  poi con coraggio non solo ad una  rivisitazione del decreto flussi in termini di maggiore disponibilità di entrata,  ma anche ad attuare una  immediata  “sanatoria” dei rapporti irregolari, magari finalizzata in prima battuta  alle colf e  badanti con un versamento di un quota una tantum contributiva a carico delle famiglie. In questo modo molti lavoratori potrebbero uscire dalla clandestinità o dall’attesa di una risposta sulla richiesta di “asilo politico” ottenendo un regolare permesso di soggiorno per lavoro e un forte impulso all’integrazione, togliendo  immediatamente alla criminalità braccia operative a basso costo!

Alessandro Latini

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