Confusione PD a Roma

Non c’è pace a Roma. La città è cosparsa di rifiuti, il trasporto pubblico è carente, la macchina comunale non funziona in maniera efficiente, i gruppi corporativi rivendicano il loro pezzetto della torta, i soldi mancano, ma gli sprechi non vengono individuati e tagliati, il comune nemmeno conosce la dimensione e l’utilizzo del suo patrimonio. Insomma la situazione richiederebbe uno sforzo concorde di forze politiche e sociali per mettere fine agli eterni mali di Roma e imboccare la strada di un risanamento del quale non si può fare a meno.

Come è evidente a chiunque abbia cervello questi mali non nascono oggi, ma affondano in un passato vicino e lontano del quale molti hanno la responsabilità. Un debito mostruoso del quale non si parla e che sembra non abbia padri, ma che tutti i romani pagano. Un territorio devastato da interi quartieri sorti all’ombra delle giunte degli ultimi venti anni senza che si adeguassero i trasporti e la viabilità e senza i servizi, servizi pubblici al collasso salassati da ruberie clientelismo e sprechi, una burocrazia opaca e maneggiona che sabota ogni tentativo di mettere ordine e risanare.

Oggi intorno al sindaco Marino si gioca una partita piuttosto ambigua. Si parte dagli errori e dalle debolezze di questa giunta per rivendicare un diverso protagonismo delle forze di maggioranza. Tradotto in parole chiare il PD romano, che ha scambiato le elezioni del 25 maggio per una sua grande vittoria alle amministrative, pensa di avere la forza politica per dare l’ultimatum a Marino e riportare la giunta sotto il suo stretto controllo.

Ma è lo stesso PD che l’anno scorso con il congresso dei circoli romani diede uno spettacolo indecoroso di accaparramento delle tessere con file di centinaia di persone mai viste prima in coda per iscriversi al solo scopo di poter influire sulla spartizione dei posti nei gruppi dirigenti? Sì è quel PD di cui, ricorda oggi su Repubblica Marianna Madia, si può dire che era “balcanizzato” ovvero diviso in gruppetti di signori delle tessere e di sparuti militanti disorientati. Forse che a distanza di un anno è completamente rinnovato? No sono sempre gli stessi.

Marino è inesperto e non è riuscito a mettere su basi solide la sua giunta. Però non viene dallo spazio e rispecchia i limiti e le ambiguità di una politica romana che non è mai stata trasparente ed efficiente. È questa politica che i cittadini non vogliono più. Ne tenga conto il PD romano (e nazionale) perché il voto testimonia di un elettorato disposto a dare fiducia, ma anche a toglierla se si sente tradito e preso in giro. Speriamo che il Renzi del “cambiare verso” ne tenga conto e stia attento ai camaleonti che popolano la politica romana. Quelli possono fare solo danni

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