Considerazioni finali della Banca d’Italia

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Nelle “Considerazioni finali” del Governatore della Banca d’Italia presentate oggi si mette l’accento sulla ripresa economica che sta partendo e che potrà essere consolidata grazie alle riforme avviate “per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo del Paese”. Indovinate qual è la prima riforma che viene ricordata da Ignazio Visco? Sì è quella del mercato del lavoro che avrebbe portato ad una “forte espansione delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015″.

Sicuramente il Governatore avrà tenuto conto che il collegamento riforma del diritto del lavoro-assunzioni è qualcosa di abbastanza labile ai fini dello sviluppo dell’economia. Infatti le variabili in gioco in questo campo sono tante e di peso nettamente superiore. Un imprenditore non assume personale se non sa cosa produrre e a chi vendere. Più che di riforme si dovrà parlare di un cambiamento di sistema che punti a garantire legalità, controllo e messa in sicurezza del territorio, efficienza delle infrastrutture logistiche (trasporti e comunicazioni), disponibilità di mano d’opera qualificata, politica industriale che favorisca le attività economiche, controllo sull’uso delle risorse pubbliche ecc ecc.

Insomma i contratti di lavoro non vivono un’esistenza isolata dal contesto nel quale vengono calati. Questo la Banca d’Italia lo sa benissimo, ma nella comunicazione pubblica si sente sempre il bisogno di enfatizzare un singolo aspetto, quello sul quale è stato più facile intervenire tutto sommato. Perché, in effetti, in quanto a politica industriale stiamo messi maluccio e non se ne sente parlare come di un tema centrale.

Sì ci sono le grandi opere pubbliche (sempre strade, autostrade e alta velocità per il trasporto passeggeri), c’è l’intenzione di intervenire sull’edilizia scolastica, ma oltre non si va fatta eccezione per la rete in fibra ottica per la banda larga sulla quale il governo ha deciso di sostenere un intervento strutturale. Considerando il peso economico dell’Italia e l’arretratezza di cui soffriamo bisognerebbe fare di più. O no?

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