Coronavirus: come la Cina ha azzerato i contagi

Nelle ultime ore oltre alle prescrizioni per il distanziamento sociale ed alla parziale chiusura delle attività produttive partono nuove iniziative che riprendono in parte quanto già fatto a suo tempo in Cina: la Regione Toscana  attiva convenzioni con gli alberghi per la quarantena e una ASL dell’Emilia ricerca i pazienti prima che arrivino in ospedale (la via più ragionevole e ovvia per allentare la pressione sulle terapie intensive).

Ormai si aspetta con ansia l’appuntamento del tardo pomeriggio con la conferenza stampa della Protezione Civile per ascoltare i numeri che descrivono la situazione cercando di cogliere ogni minimo segno di miglioramento.

Tutti sperano che vengano così evidenziati gli sforzi che il personale dedicato all’emergenza e la quasi totalità degli italiani fanno da giorni. Di recente alcuni deboli segnali sono nella giusta direzione e altri in contro tendenza. Bisogna in ogni caso guardare i numeri con cautela, in particolare perché si ritiene che il numero reale dei contagiati sia molto più alto, forse dieci volte (vedi qui) quelli registrati.

Ma tutto ciò sarà sufficiente a farci riprendere la nostra vita normale? Senza affrontare l’argomento di come la nostra società cambierà dopobisogna ora concentrarsi su come effettivamente uscire dalla situazione attuale.

Mentre occorre continuare a seguire le indicazioni fornite dal governo e dalle istituzioni è naturale volgere l’attenzione su come i paesi che stanno per uscire dall’emergenza hanno gestito la situazione. L’Italia ha già attuato molte delle misure di limitazione degli spostamenti e di chiusura delle attività produttive, ma l’attenzione va posta anche sulle altre misure che sono state adottate in Cina. In particolare di recente è stata presentata ad Harward (USA) una ricerca https://www.hsph.harvard.edu/biostatistics/2020/03/watch-xihong-lins-webinar-on-covid-19-research/ che mette in relazione l’andamento del contagio a Wuhan con gli interventi adottati (vedi qui la presentazione https://docs.google.com/presentation/d/e/2PACX-1vQ8seWAh7EluIeokgkBdIa2BKF6y8LTfnV75ZZNrJXOUEadnkrf8sY9ctFBeVOerOMi9zEloBtKXSFb/pub?start=true&loop=false&delayms=5000)

Locali per la quarantena

L’analisi parte dalle prime rilevazioni del dicembre 2019 ed arriva sino al 18 febbraio 2020 e divide il periodo in quattro fasi. Si basa solo sulla città di Wuhan e utilizza un modello per descrivere i dati registrati da cui ricavare il tasso di riproduzione di base (R0) che indica quante persone sono contagiate in media da un soggetto infetto e stimare anche il numero di persone contagiate ma non rilevate.

Nella prima fase che arriva sino all’11 gennaio 2020 le autorità non hanno preso iniziative tranne la chiusura del mercato del pesce ed il contagio ha iniziato la sua veloce diffusione.

La seconda fase riguarda il periodo successivo sino al 23 gennaio e comprende lo Chunyun, conosciuta anche come la stagione turistica della Festa di Primavera quando si è avuto un massiccio movimento della popolazione che ha accelerato la diffusione del Covid-19. Anche in questo periodo nessun intervento significativo è stato effettuato, ma si è dichiarata la possibilità della trasmissione tra persone e sono state registrate le prime infezioni tra i sanitari. Gli ospedali hanno iniziato ad affollarsi di persone con febbre o sintomi respiratori. Nelle prime due fasi il valore di R0 è stato stimato in 3,8 ovvero una persona infetta contagiava quasi altre quattro persone.

Nella terza fase dal 23 gennaio al 1° febbraio il governo locale ha prima bloccato tutti i trasporti in uscita e successivamente ha sospeso il trasporto pubblico e vietato tutto il traffico veicolare all’interno della città. Sono state adottate misure di distanziamento sociale, compreso l’obbligo di portare mascherine in pubblico e la cancellazione di eventi sociali. A causa della scarsità di risorse mediche in questo periodo molti casi sospetti o confermati non hanno potuto ricevere un trattamento adeguato e sono stati messi in auto quarantena a casa. Gli interventi hanno consentito di ridurre il valore di R0 a circa 1,25 quindi una persona infetta contagiava almeno un’altra con un incremento ancora esponenziale dei contagi, seppure più lento. L’Italia al momento ha in vigore misure simili a quelle predisposte in questa fase.

A partire dal 2 febbraio, grazie anche alla migliore disponibilità di risorse mediche, ha preso il via la fase quattro caratterizzata sostanzialmente dalle seguenti misure:

  • Continuazione delle precedenti misure con particolare attenzione alla adeguata protezione dei sanitari
  • Controllo della frequenza delle uscite, ad es. per la spesa e predisposizione della distribuzione della spesa alimentare
  • Sistemazione in albergo o strutture dedicate dei sanitari per evitare di infettare le proprie famiglie o altre persone della comunità nel caso si dovessero infettare

E soprattutto quarantena centralizzata in adeguate strutture, ad es. hotel, dove collocare quattro categorie di cittadini, da trasferire in 4 diversi tipi di strutture: 

  • Gruppo1 per quelli con un test positivo;
  • Gruppo2 per quelli con sintomi (senza febbre);
  • Gruppo3 per quelli con febbre;
  • Gruppo4 per quelli che sono stati a stretto contatto con i gruppi 1 e 2. 

Se un soggetto nei gruppi 2,3 o 4 diventa positivo, viene trasferito nella struttura del gruppo 1. Se da qui, le sue condizioni di salute si aggravano, viene trasferito in ospedale.

Infatti in questo modo

  • I pazienti infetti, casi sospetti e contatti hanno meno possibilità di infettare altri (riduzione della trasmissione)
  • I pazienti possono ricevere rapidamente assistenza medica
  • I casi più lievi posso essere trattati e la tempestività riduce la possibilità di evolvere verso situazioni più gravi
  • Se necessario il trasferimento in ospedale può avvenire tempestivamente ed in maggiore sicurezza

Alla data del 18 febbraio l’andamento del contagio mostrava una significativa riduzione ed il valore per R0 risultava pari a circa 0.32 quindi in media tre persone infette trasmettevano il contagio a solo una persona e si era quindi innescato il meccanismo virtuoso di drastica riduzione del numero degli infetti che ha portato verso il 20 marzo a non avere più casi registrati a Whuan.

Andamento dei contagi 8 dicembre 2019 – 18 febbraio 2020

Cosa sarebbe successo se non fossero passati alla fase quattro? Ecco cosa dice lo studio: mentre le x descrivono l’andamento reale la parte della curva ascendente rappresenta la previsione senza gli ultimi interventi adottati.

Il modello descrive anche la parte di casi stimati ma non rilevati come riportato di seguito.

E l’Italia? Non è detto che queste misure siano tutte necessarie o non è detto che siano facilmente praticabili, ma non prenderle in considerazione sarebbe miope. Purtroppo è bello sentirsi dire che il mondo sta copiando il modello Italia, ma nei fatti solo Cina e Corea del Sud stanno uscendo dall’epidemia, la prima con gli interventi descritti in precedenza e la seconda grazie alla tecnologia messa a punto durante l’epidemia di Sars.

Come dimostrano questi esempi positivi la tempestività nelle decisioni e la coesione sociale sono necessari per raggiungere l’obiettivo

Claudio Gasbarrini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *