Coronavirus: uno studio di Harvard boccia l’approccio lombardo

Perché il Veneto registra solo 8.358 casi totali di contagio da Corona virus e la Lombardia supera i 41.000? E ancora, perché in Emilia-Romagna il totale degli ospedalizzati si ferma a 4.102 persone, mentre in Lombardia sono 12.941? Ma, soprattutto, perché nella Lombardia di Attilio Fontana si sono registrati 6.360 deceduti, contro i soli 392 del Veneto e i 1.443 di Emilia-Romagna?

Una risposta univoca non c’è, tuttavia è chiaro che la più ricca ed europea tra le regioni italiane ha completamente sbagliato approccio alla pandemia. E, ancora più grave, anche alla luce delle fredde evidenze matematiche, fa fatica ad abbandonare un approccio incentrato sull’ospedalizzazione di massa (sono 12.941 gli ospedalizzati lombardi, contro i 4.102 dell’Emilia e i 1.941 del Veneto), a favore di uno basato su assistenza domiciliare (come ha fatto Bonaccini) o sui tamponi a tappeto tra la popolazione (la scelta di Zaia).

Una dura verità che è arrivata anche sulla prestigiosissima Harvard Business Review, che ha appena pubblicato lo studio “Lessons from Italy’s Response to Coronavirus”, a firma Gary P. Pisano, Raffaella Sadun e Michele Zanini. Un prezioso “bigino” – «nato non dalla volontà di fare i maestrini di Harvard, ma da una profonda disperazione: siamo qui in America e abbiamo famiglie in Italia che vivono realtà diversa», spiega Raffaella Sadun, Professor of Business Administration in the Strategy Unit alla Harvard Business School, raggiunta a Boston da Business Insider Italia -, dove trovano posto una per una le ragioni che hanno portato l’Italia in vetta alla classifica di contagiati e deceduti da Covid-19.

Una sorta di compendio delle insidie da evitare quando ci si trova ad affrontare una epidemia, indirizzato sia a quegli stati dove lo tsunami pandemico è in ritardo rispetto al nostro Paese, sia alle autorità italiane «che possono correggere il tiro».

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