Corruzione e truffa, il declino dell’Italia

Italia malata

Le cronache quotidiane dal pianeta Italia, pur ripetendosi con una certa monotonia, riescono a sorprenderci sempre. La corruzione, l’abuso, il furto di denaro pubblico, la violazione delle regole non mancano mai e i soggetti coinvolti ormai coprono tutto l’arco delle componenti della società: politica, amministrazione, imprese, semplici cittadini. Basta citare per titoli i casi delle ultime due-tre settimane: Sanremo (metà dei dipendenti del comune è assenteista e truffa lo Stato), Anas (una dirigente gestisce un giro di tangenti), regione Lombardia (il vice presidente del consiglio regionale arrestato con l’accusa di truffare la sanità), Inps ( truffa di alcuni funzionari per prendere i premi di produzione), appalti per il Giubileo a Roma, arresto del presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Ospedale Israelitico di Roma (truffa del SSN con false prestazioni).

corruzione ItaliaTutti casi scoperti grazie alle indagini promosse dalla magistratura. I famosi anticorpi di cui ha parlato Cantone stanno (o si manifestano) quasi soltanto lì. Qualcuno ha mai sentito un politico denunciare qualche suo collega disonesto? No, tutti prendono le distanze dopo. E nelle amministrazioni chi è che si è accorto dei mille casi di corruzione e li ha denunciati? Omertà, scambio tra interessi, paura di subire ritorsioni. E gli imprenditori coinvolti in mille modi nelle spartizioni di finanziamenti e appalti truffaldini li vogliamo dimenticare?

I cittadini osservano, registrano, si adeguano oppure si indignano e protestano. Ma non possono non accorgersi che la disonestà paga sempre perché per un caso che scoprono ne esistono cento che sfuggono. E gli effetti si vedono nel tenore di vita e nella facilità di arrivare con le “scorciatoie” dove gli altri non arrivano. In pratica i disonesti arrivano prima e stanno meglio degli onesti. Il miglior terreno di coltura per una cultura dell’illegalità.

assalto al denaro pubblicoOvviamente c’è un bel pezzo d’Italia che cerca di vivere e lavorare con onestà e nella legalità e che sostiene col suo lavoro anche la parte peggiore e che subisce ciò che non riesce a cambiare. Il problema non è di singoli comportamenti devianti, ma di un sistema che ha il suo centro nei poteri pubblici. Politica, amministrazioni e aziende pubbliche sono il terreno di conquista che permette di mettere le mani sulla gestione delle entrate e delle spese per distribuire oneri e risorse su alcuni e non su altri. Privilegi, sprechi e ruberie dei singoli sono l’effetto di una conquista che è funzionale a precise scelte politiche che favoriscono sfacciatamente gruppi di interessi e forze sociali usando i poteri pubblici a questo scopo. Tutta la vicenda dell’evasione fiscale apparentemente un nodo inestricabile che nessun governo è mai riuscito a sciogliere diventa comprensibile solo se la si considera per quello che è: una scelta strategica e di sistema magari non proclamata come tale, ma realizzata di fatto con norme, direttive, apparati.

agenzia delle entratePrendiamo per esempio il caso dell’Agenzia delle Entrate una tecnostruttura che dovrebbe essere una delle punte di diamante per l’azione dello Stato e della quale si è molto parlato in questi giorni perché il sottosegretario di una forza politica minore (Zanetti dell’NCD) ha attaccato con inesplicabile durezza il direttore dell’Agenzia Rossella Orlandi. Senza entrare nel merito dei 500 o 600 dirigenti declassati a funzionari ciò che emerge è l’incredibile trascuratezza dei governi rispetto all’Agenzia che pure fu creata per svolgere meglio dei vecchi apparati ministeriali una funzione vitale per lo Stato, ma organizzata nello stesso modo e con le stesse regole. Come è noto si possono ottenere risultati sia con le azioni, sia non agendo e lasciando che le cose accadano quasi automaticamente.

alleanza burocrazia e politicaLa politica e le amministrazioni pubbliche sono oggi il problema. Le vicende del comune di Roma, pur obnubilate dalla telenovela delle dimissioni del sindaco e del divorzio tra Marino e il Pd, dicono chiaramente che lo sbando in cui è lasciata la città risponde all’intreccio di interessi che si sono coagulati nei decenni intorno alla spesa pubblica e al patrimonio degli enti locali (comune, provincia e regione) e delle aziende dei servizi. Garanzia di questi interessi anche criminali (non solo mafia capitale) è la disponibilità degli apparati comunali e delle aziende pubbliche ad assecondarli con azioni e omissioni che hanno bisogno della copertura istituzionale cioè politica.

Sotto accusa è un’intera classe dirigente non pochi malfattori. Nelle cronache giudiziarie colpiscono le cariche delle persone coinvolte: presidenti, manager ( di oggi la notizia che la Corte dei Conti mette sotto processo i vertici della Metro C di Roma per un danno erariale di 270 milioni di euro), dirigenti di amministrazioni pubbliche, esponenti politici (parlamentari, consiglieri regionali, assessori, sindaci, ministri, sottosegretari).

Ormai questa è la principale causa di arretratezza dell’Italia. O la si affronta o il declino è inevitabile

Claudio Lombardi

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