Partecipazione e consenso nella Rete grillina (di Luca Nobile e Anatole Pierre Fuksas)

Articolo tratto da www.reset.it sui meccanismi di funzionamento del blog di Grillo basato su un’esperienza diretta dei due autori potere della rete

Partecipando direttamente alla discussione accesa dal post di Beppe Grillo del 16 marzo (h. 22.45) sul tema dei 12 senatori “traditori” e del voto segreto al Senato che non assicurerebbe la “trasparenza”, abbiamo potuto constatare che lo staff di Casaleggio manipola sistematicamente il meccanismo di votazione dei commenti degli utenti (*rating*), che permette di rendere più visibili i commenti più apprezzati.

Lo staff di Casaleggio opera togliendo voti ai commenti in disaccordo col contenuto del post, per renderli meno visibili, ed aggiungendo voti a chi è d’accordo, per renderlo più visibile. Così, tra mezzanotte e l’una, i primi 10 commenti più votati erano tutti stabilmente contro il contenuto del post di Grillo e favorevoli al voto per Grasso, e avevano ottenuto fino a 100 voti. Ma pochi minuti dopo questi commenti erano tutti improvvisamente spariti. E non perché fossero stati superati da altri, giacché al loro posto si leggevano commenti molto meno votati, con circa 30 voti ciascuno, tutti però favorevoli al post di Grillo.

Lo staff della Casaleggio e Associati non interviene quindi cancellando i commenti né influenzando i risultati in qualche modo automatico: si limita semplicemente ad «aggiustare» di tanto in tanto le preferenze ai commenti in modo tale che quelli indesiderati scompaiano dalla testa del feed dei “più votati”, per scivolare nell’anonimato, tra i tanti altri meno votati, quindi meno rilevanti. I “commenti più votati” sono evidentemente i più letti e danno la linea, poiché danno la prima impressione di coesione ai lettori e, naturalmente, alla stampa che li voglia riprendere. È piuttosto ovvio che, volendo leggere come la pensino sull’elezione del Presidente del Senato gli utenti del blog di Beppe Grillo si ricorra alla gerarchia dei più votati piuttosto che alla cronologia. A riprova dei fatti, un nostro commento in cui denunciavamo la manipolazione otteneva in tre minuti 6 voti, passando in coda ai “più votati”, ma poco dopo i 6 voti erano scomparsi nel nulla e non se ne aggiungevano più altri, malgrado il fatto che altri commenti, che riprendevano esplicitamente il nostro, continuassero ad aumentare.

La «normalizzazione» del dibattito è andata avanti per tutta la notte, ma alle 10 del mattino di domenica 17 marzo tra i commenti più votati appariva di nuovo in cima al feed quello di Ferdinand Bardamu (261 voti), molto critico nei confronti del post di Grillo. Dunque  il meccanismo “naturale” del rating tendeva a portare in alto i commenti contrari poiché i lettori la pensavano e si esprimevano in maniera effettivamente contraria. Ma un’ora più tardi in cima ai commenti si trovava Roberto Giardi, Monterotondo, voti 296, seguito da Enea Lirici, Ascoli Piceno con 218: due commenti problematici, i loro, con accenti critici, ma meno di quello di Bardamu che, malgrado i 261 voti, non figurava più tra i due. Alla luce di queste evidenze suona davvero paradossale che si richieda trasparenza ai gruppi parlamentari dalla tribuna di un blog tutt’altro che trasparente. Più in generale, si dovrà osservare che l’utopia positiva della democrazia diretta online sembra rovesciarsi nella cupa visione negativa di un blog proprietario del leader carismatico, dove gli utenti possono al massimo commentare argomenti proposti dall’alto e i loro commenti sono peraltro manipolati al fine di dimostrare il consenso che questi argomenti devono necessariamente riscuotere.Grillo Casaleggio

Inoltre, questo modello di comunicazione top-down coinvolge pochissimi partecipanti, attivi nei numeri ridottissimi che già erano stati evidenziati dal voto delle parlamentarie. Il commento più votato al post di Grillo ha meno di 300 valutazioni positive: alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno trovato un posto in lista con numeri simili. Sui canali di interazione sociale più praticati dalla politica, quelli di Twitter, i parlamentari del M5S sono presenti da pochi giorni e operano in maniera molto debole. Talvolta sembrerebbe che il movimento ricorra ad account-troll oscuri ed ingenui per contrastare opinioni e trend avversari. Nel corso della votazione del Presidente del Senato un account «VA @Canto_Quinto» rispondeva con questo copia-incolla alle centinaia di tweet che, attraverso l’hashtag #opensenato, criticavano la scelta di non votare Grasso: «Se scegli #Orellana 178 il pericolo #Schifani svanisce. cdx 118, Monti 19.- #Grillo 55, csx 123 = 178 #opensenato».

Alle 4 del pomeriggio il messaggio era evidentemente superato dagli eventi, dato che il ballottaggio era a quel punto tra Schifani e Grasso. Facile rispondere a quel punto: «@Canto_Quinto il ballottaggio è tra #grasso e #schifani, vendi l’apriscatole e comprati una sveglia!».  Anche standosene a casa, in poltrona davanti al laptop, o in treno con un tablet, si aveva l’impressione di poter mettere in difficoltà questo tipo di comunicazione poco efficiente senza il bisogno di ricorrere ai potenti mezzi di chissà quale apparato di partito.

Alla prova dei fatti, siamo in presenza di un fenomeno che sembra tradire le aspirazioni di modernità di molti, ricorrendo a metodi non dissimili da quelli del partito-azienda di Berlusconi (Forza Italia) sorretto dalla comunicazione pubblicitaria (Publitalia). Tra l’altro, considerati i mezzi obsoleti e i numeri ridottissimi della politica online della Casaleggio e Associati, si è indotti a concludere che il grande consenso del M5S sia soprattutto dovuto alla risonanza televisiva del display carismatico messo in campo dal capo con l’aiuto di testimonial occasionali, solo supportato collateralmente da un piccolo movimento aziendalizzato sul modello della web company 1.0.

Con tutta evidenza, la piattaforma opaca e verticale funziona finché si tratta di articolare un dibattito interno.  Ma un conto è confrontarsi con pochi compagni di strada animati da simili idee e intenzioni, altra cosa è confrontarsi con l’esterno. Dovendo uscire dallo spazio condiviso per schierarsi dentro una trincea di conflitto ecco che la comunicazione risulta debole e l’unanimità di facciata viene meno, come accade a tutti i movimenti che si auto-pensano aperti e orizzontali, ma in realtà faticano a valorizzare le dinamiche interne di diversità.

Luca Nobile e Anatole Pierre Fuksas da www.reset.it

Un commento

  • Prendere un boccone alla volte non è peccato. Peccato è il rifiuto sperando una gallina per pasto. Accontentarsi è saggezza, mostrare i muscoli paura.

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