Covid 19: serve il vaccino della consapevolezza europea

Viviamo tempi straordinari, in cui per la prima volta la nostra generazione è chiamata ad affrontare una tragedia sanitaria che sta mutando profondamente il nostro stile di vita e il modo di relazionarci con gli altri.

Le conseguenze di questa inedita situazione sono scandite dal grado di consapevolezza di cui danno prova i cittadini. Dal punto di vista sanitario, con la stretta osservanza delle misure necessarie per limitare il contagio; dal punto di vista economico con le misure che vengono assunte da parte dei vari soggetti competenti per evitare di essere completamente travolti dalla depressione economica; dal punto di vista sociale con la dovuta consapevolezza che il mondo sta cambiando velocemente sotto i nostri occhi e che difficilmente le relazioni sociali torneranno a breve ad essere quelle di qualche settimana fa.

Ma consapevolezza dovrebbe divenire in Europa la parola chiave anche dal punto di vista politico. In Italia non si sono prese le misure necessarie per proteggersi fino a quando non ci ha toccato profondamente sulla pelle, ritenendo erroneamente che l’epidemia non ci riguardasse direttamente, ma fosse un “virus cinese” lontano da noi. Oggi purtroppo abbiamo dovuto forzatamente prendere consapevolezza che la pandemia riguarda tutti.

Lo stesso è successo anche negli altri paesi europei. Fino a qualche settimana fa molti dei nostri partners vedevano l’Italia come l’unico appestato del continente. Ritenevano eccessivi i nostri provvedimenti di contenimento e non interessati all’adozione di drastiche misure monetarie per contenere i contraccolpi in economie sfiancate dal morbo.

Ancora oggi non tutti i paesi dell’Unione europea hanno acquisito una omogenea consapevolezza, benché sempre di più si ritrovano a distanza di qualche giorno a ripercorrere il triste percorso già sperimentato nel nord Italia. Solo così si comprende il crescente intervento della UE per combattere la guerra al virus, privilegiando misure a favore dell’Italia, considerato il fronte più avanzato dove viene combattuto questo comune nemico invisibile.

Le stesse istituzioni comunitarie sono state costrette ad adeguarsi dalla tragicità dei tempi. In pochi giorni la BCE è passata da “non è compito mio” a stanziare centinaia di miliardi;  la Commissione ad accordare flessibilità massima sugli aiuti di stato, nel recupero di fondi strutturali inutilizzati, fino a sospendere l’applicazione del patto di stabilità per la prima volta nella storia.

Ben presto l’Unione europea prenderà ulteriori misure eccezionali (adozione di eurobond, di deroghe all’utilizzo del fondo salva stati, etc) se sempre più stati membri saranno forzati dai fatti ad acquisire la consapevolezza che una pandemia riguarda egualmente loro come tutto il mondo. Ma qualsiasi misura straordinaria verrà presa sarà sempre insufficiente se si poggerà su una consapevolezza tardiva, nel perenne tentativo di limitare l’avanzata del nemico comune.

Già in passato la questione migratoria o ambientale, tutt’ora ancora aperte, avevano denunciato l’insufficienza delle tradizionali politiche nazionali nel gestire efficacemente questi fenomeni planetari. Oggi sarebbe ridicolo ritenere che il diverso grado di misure nazionali adottate per il contenimento di una pandemia globale siano isolate dalla chiusura di vecchie frontiere geografiche, se non fosse in realtà tragico per gli effetti che una contaminazione di ritorno potrebbe avere nello spirito di qualsiasi nazione.

Allo stesso modo è insensato limitarsi alle scarse competenze sanitarie attualmente attribuite all’Unione europea. Non è più sufficiente continuare a cercare difficili soluzioni di coordinamento di varie misure nazionali adottate con modalità e tempi diversi benché perseguano lo stesso obiettivo comune.

Come la comunità scientifica agisce congiuntamente nella corsa al vaccino per salvare migliaia di vite, anche l’Europa dovrebbe acquisire la consapevolezza che per sconfiggere un nemico comune, occorrono sin dall’inizio strumenti e decisioni comuni. E’ necessario un potere sovranazionale democraticamente eletto che in specifici settori possa agire e prendere misure per il bene di tutti i cittadini. In sostanza serve un governo democratico europeo che possa adottare scelte anche difficili direttamente applicabili in tutti i paesi membri, rispecchiando e diffondendo quella consapevolezza necessaria all’Europa.

Oggi solo uniti ce la faremo. Solo con questa nuova consapevolezza da parte dei cittadini europei si potrà pretendere che l’Unione europea faccia quel salto di qualità indispensabile di questi tempi.

Paolo Acunzo vice presidente del Movimento Federalista Europeo (MFE)

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