Crisi: una via d’uscita c’è, ma fanno finta di non vederla (di Guido Grossi e Claudio Lombardi)

Spread, crisi finanziaria, debiti pubblici, istituzioni europee e BCE. Cerchiamo di leggere bene la posizione di Draghi e della BCE e traduciamo il tecnico/politichese in linguaggio semplice.

La frase di Draghi di qualche giorno fa: “«faremo tutto quanto è necessario per salvare l’euro e, credetemi, sarà abbastanza» era stata accolta dai mercati nella speranza che la BCE avrebbe iniziato da subito ad acquistare BTP italiani e BONOS spagnoli. E infatti lo spread era sceso considerevolmente da 540 a 460.

Quella affermazione, presa sul serio, avrebbe rappresentato un segnale importante verso la trasformazione della BCE in una vera banca centrale, che svolge, come ci si aspetta da una banca centrale che si rispetti, il suo compito di prestatore di ultima istanza: quando famiglie, aziende e operatori finanziari non comprano tutti i titoli necessari a finanziare il debito dello stato, la banca centrale assorbe la parte non sottoscritta per evitare gravi crisi finanziarie). Per intenderci, quello che fa la FED, la Bank of Japan ed altre ancora.. paesi con enormi debiti pubblici finanziati  a tassi bassissimi (1 – 2%) e senza crisi.

No. Questa scelta, ovvia e semplice quando si condivide la stessa moneta, non piace alla BCE e neanche ai governanti dell’Unione Europea (gli stessi che hanno scritto le regole che oggi bloccano l’Unione Europea) : troppo semplice, e a noi europei devono piacere le cose complesse, a quanto pare. Ma forse devono essere complesse affinché non si capiscano bene? Vediamo di capirlo. Ecco la precisazione da parte di Draghi dopo la riunione del consiglio della BCE successiva alla sua prima dichiarazione: “Come per tutti gli altri Paesi, una eventuale attivazione dello scudo anti-spread per l’Italia «sarebbe su richiesta» e a determinate condizioni”. I mercati, che sono sempre molto rapidi, capiscono che significa e rimangono drammaticamente “delusi” cioè fanno salire gli spread di Italia e Spagna sopra 500… Poi abbiamo visto che c’è stata anche una discesa, ma alti e bassi su una tendenza negativa vanno avanti da almeno un anno. Perché?

Traduciamo in parole semplici il messaggio di Draghi. “Sarebbe su richiesta” .. vuol dire che puoi chiedere quando hai l’acqua alla gola; “a determinate condizioni”.. vuol dire “saranno imposti sacrifici di lacrime e sangue”. Infatti le “condizioni” oramai le conosciamo a memoria, elenchiamole, e rinfreschiamoci le idee: tasse, dovunque si riesce a metterle; tagli alla spesa pubblica, ovunque si riesce a farli; licenziamenti, nel privato e nel pubblico; privatizzazioni, in nome dell’efficienza, ma nell’interesse dei privati; liberalizzazioni come premessa e completamento delle privatizzazioni; e poi dulcis in fundo: cessioni di sovranità, come se la sovranità, che “appartiene” al popolo, possa essere “ceduta” e non delegata (la “delega” implica controllo e potere di revoca, la “cessione” implica un trasferimento a titolo definitivo).
Sissignori, l’obiettivo è lampante, magari un po’ duro da ingoiare, quindi capisco la reticenza di molti ad ammettere la realtà, che è troppo cruda:  la finanza internazionale ha gettato la maschera e vuole che i popoli smettano anche formalmente di essere sovrani.

Perché ? Ma è evidente: oggi il potere non è esercitato con la spada, ha bisogno del consenso, seppure sempre più formale e meno sostanziale e sempre più estorto.
Sì, estorto, perché la crisi si sta sempre più manifestando come un ricatto messo in piedi per nascondere le vere responsabilità e per estorcere un consenso forzato a politiche di riduzione drastica della spesa pubblica fondate su sacrifici da parte della maggioranza della popolazione e contemporaneamente a politiche di sostegno e di salvataggio delle banche e delle istituzioni finanziarie coautrici della crisi.

Ma il vicolo è cieco: tasse, tagli alla spesa, lo sa anche un bambino, provocano recessione. Licenziamenti, provocano recessione e dolore sociale. Chi ci guadagna? E dove si sta andando?

Per il grande capitale internazionale e finanziario non ci sono problemi: il debito pubblico sarà ripagato e a tassi sempre più alti; per ripagarlo il patrimonio pubblico sarà messo in vendita e chi dispone dei capitali potrà acquistarlo a poco; la stessa cosa avverrà per i patrimoni delle famiglie italiane messe alle corde dai licenziamenti, dalla diminuzione del reddito, dall’aumento delle tasse; le aziende italiane in crisi finanziaria per quanto produttive e concorrenziali potranno essere vendute sempre ai soliti che hanno il denaro in mano; con i sindacati piegati dalla crisi e dalla minaccia della disoccupazione si potranno avviare nuove produzioni low cost cioè con salari e diritti decurtati.

Realizzato tutto ciò forse avremo reso più competitivo il nostro Paese come ci consigliano i rigoristi delle istituzioni finanziarie internazionali, ma saremo tutti più poveri.
Allora che si fa? Ormai l’esasperazione dice: via dall’Euro, via dall’Unione Europea !
Dice Draghi che si farà di tutto per salvare l’euro. Sì, ma come ? comprando direttamente titoli dei debiti pubblici sotto attacco? No, dando soldi al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) che in futuro dovrebbe assumere il rango di banca. Banca? Ma non c’è già la Banca Centrale Europea? Basterebbe cambiarne gli statuti (decisi dagli stati) e sarebbe una vera banca centrale.

Invece no e non basta perché su di noi pende il fiscal compact appena ratificato dal nostro Parlamento: pareggio strutturale di bilancio e debito/pil al 60% entro 20 anni cioè per noi 40 miliardi di euro l’anno da risparmiare. Un bel problema con un Pil che scende e un debito che aumenta, proprio grazie alle politiche rigoriste.

È evidente che così viene voglia di mandare tutti a quel paese.. Euro, Unione Europea, BCE, FMI e il mondo della finanza per intero, assieme a questa classe dirigente che o è corrotta o è inetta, senza appello.

Però..c’è un però. Non siamo soli, dobbiamo capire il contesto e questa voglia deve essere valutata alla luce di una considerazione ormai lampante: la strana lotta di classe nella quale ci troviamo inaspettatamente immersi, senza averla voluta, né capita.

Qui c’è una classe, anzi, una élite internazionale, immensamente ricca, immensamente potente, sempre più ristretta e concentrata, che è riuscita ad imporre a tutti il proprio modello e la propria volontà, nelle istituzioni sopra nazionali che disegnano il modello socio economico, e lo plasmano in continuazione per favorire sempre di più la libertà del grande capitale di fare, attraverso i mercati finanziari ed i loro custodi, controllori e manipolatori, i propri interessi.

Di questo si tratta: favorire ancora di più la concentrazione della ricchezza in pochi monopoli e oligopoli mondiali. Nel campo finanziario, dove il capitale accresce sè stesso trasferendo artificiosamente la ricchezza dalle tasche dei cittadini a quelle delle élite attraverso l’aumento dei debiti statali. Nel campo della produzione di beni tanto inutili quanto dannosi (per esempio: il cibo spazzatura che imperversa nelle classi sociali più basse) per i consumatori e per l’ambiente che sopporta impianti produttivi altamente inquinanti, il tutto con una enorme produzione di rifiuti. Insomma una follia.

Bisogna proprio aggiungere che le élite finanziarie hanno trovato dei buoni alleati nei tanti governanti corrotti corresponsabili sia della crescita del debito pubblico sia della libertà concessa alle élite di fare il loro comodo grazie alla cancellazione di regole efficaci di disciplina dei cosiddetti mercati? No, non serve perché è quello che vediamo da anni e si tratta di un fatto incontrovertibile.

Dobbiamo, però, capire che adesso i poteri che hanno messo in crisi le finanze degli stati in Europa puntano direttamente a eliminare la democrazia o a svuotarla di contenuti perché sanno che la democrazia, prima o poi, li controllerebbe e metterebbe loro dei limiti minacciando ricchezze e potere.

Come ne usciamo? Torniamo alla voglia di mandare tutti a quel paese.
Se è vero che il nemico che ci minaccia sono quelle élite internazionali, assolutamente indifferenti ai confini nazionali allora pensare di risolvere il problema uscendo dall’Unione Europea rischia di essere miope e pericoloso. In guerra si cercano alleati non ci si isola da soli. Ed alleati naturali sono tutti i popoli del mondo, tutti egualmente sfruttati da questi signori. In questo momento è evidente che l’area europea viene utilizzata come campo di battaglia, sottoposta ad una crisi artificiosamente creata, prima alimentata e poi sfruttata per eliminare la democrazia. I popoli europei hanno un enorme interesse in comune. I cittadini europei devono capire che insieme, possono liberarsi delle classi politiche dirigenti che ci stanno svendendo agli interessi del grande capitale.

E il modo per liberarsi esiste.

Innanzitutto eliminare, per ogni paese, il debito estero. Perché la quota del debito estero è lo strumento che viene utilizzato per scatenare la crisi. Se non si risolve questo problema non si aprono le possibilità di scelta successive perché rimaniamo prigionieri del circolo vizioso che ci spinge nel baratro (debito estero, spread, bisogno di aiuti, condizioni capestro, peggioramento delle condizioni.. nuovo debito estero.. e così via).
Il secondo passaggio è il ricambio della classe politica: tutta. Non esistono differenze sostanziali – ai nostri fini – fra le proposte dei partiti di destra e di sinistra. Purtroppo e almeno per ora perché tutte le proposte si rifiutano di aggredire il problema alla radice. Si perdono in prospettive irrealizzabili e di fatto sinergiche al sistema (conciliare il rigore con la crescita.. ) quando non si concentrano in formule politiche vuote. Il terzo passaggio è la riforma immediata del sistema finanziario. A partire dalla banca centrale. Ricordiamo a proposito che il Parlamento Europeo ha già votato una mozione per la trasformazione dei compiti della BCE, ma la Commissione Europea si rifiuta di prenderla in considerazione. Invece, trasformata la BCE in una vera banca centrale (prestatrice di ultima istanza) si deve passare alla riforma del sistema bancario privato, separando nettamente il credito commerciale dalle attività finanziarie. Vanno poi posti severi limiti alle attività finanziarie, perché sono le responsabili prime della situazione in cui ci troviamo. In  particolare occorre il divieto immediato dell’uso dei derivati.

Questi primi tre passaggi rappresentano  – oggettivamente – un interesse comune al 99% della popolazione europea. Tutti i cittadini europei che non appartengono all’1% della popolazione che fa parte delle élite, hanno un comune evidente bisogno di difendersi dalla guerra che quel nemico ha impietosamente sferrato.

Poi, recuperata la libertà di scelta, ognuno potrà sostenere – senza ricatti, e con il tempo necessario a riflettere, le idee che preferisce. E’ tempo di resistere

Guido Grossi – Claudio Lombardi

Un commento

  • Quanti bla bla si legge su internet sullo sperpero pubblico.
    Nessuno sa risolvere il problema.
    Eppure tutto è molto semplice: Fare un questionario su quello che i cittadini vogliono: stipendi della casta, tassazione, opere pubbliche.
    La vera democrazia, che tanto viene vantata, attualmente è tutta una presa in giro, dovrebbe essere il popolo a decidere quanto devono percepire i nostri politici, i nostri governanti, i nostri grandi manager statali e quali opere pubblice devono essere realizzate.
    Da parte mia, meglio mandare fuori dall’italia questi presunti signori, lasciamoli andare a combinare guai nelle altre nazioni, se mai ci sia una nazione che li accolga, piuttosto che dover andare noi a cercare lavoro all’estero.
    L’italia deve essere dei cittadini e non della casta ladrona.

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