Crollo degli iscritti al PD? Ovvio

Ma come, l’unico partito rimasto, che trasmette in Tv le riunioni dei suoi dirigenti, che mostra a tutti il confronto e lo scontro tra le diverse posizioni che lo animano, rischia di restare senza iscritti? E proprio nel momento in cui sembra godere del favore di una buona parte degli elettori?

Incredibile. E invece no, si può spiegare abbastanza semplicemente. Innanzitutto facciamo la tara di quelli che si iscrivono a un partito per fare carriera. Quelli ci sono e probabilmente sono pure tanti nel PD che governa al centro e in tante realtà locali e che può “agevolare” i percorsi professionali e personali di tanta gente.

Quando, però, si parla di grandi numeri, allora si parla di cittadini che si iscrivono a un partito perché vogliono dare una mano o sottolineare un consenso che intende andare al di là del voto alle elezioni.

E cosa trovano quando decidono di iscriversi? Un circolo cioè una sede territoriale nella quale possono incontrarsi con altri iscritti. E cosa fa questa sede territoriale? Nei casi migliori organizza discussioni sui temi politici nazionali e locali. E su questi ultimi riesce – ripetiamolo: nei casi migliori – a condizionare l’azione di chi rappresenta il partito nelle istituzioni.

Sui temi nazionali è evidente che nulla può un dibattito alla base di fronte a gruppi dirigenti che vivono nel loro mondo fatto di palazzi della politica e di presenza sui media. I poveri iscritti possono – sempre nei casi migliori – mettere nero su bianco il loro parere e farlo avere ai livelli superiori. E lì finisce perché i livelli superiori sono diversi e non uno solo e non sono obbligati a tener conto degli iscritti. In una grande città, per esempio, ci sono livelli municipali o circoscrizionali, poi c’è quello cittadino, poi c’è quello regionale e, infine, c’è quello nazionale. Insomma una trafila lunga lungo la quale il punto di vista dell’iscritto si perde.

I dirigenti vivono in un altro mondo impenetrabile e protetto dove decidono, dibattono, si scontrano, conquistano posizioni, cariche  e potere senza mai sottoporsi a verifica presso gli iscritti.

Ah, ma ci sono i congressi; ah, ma ci sono le primarie. Vero, ma, fatti i congressi e finite le primarie il dirigente o l’eletto cambia status e deve pensare al suo nuovo lavoro nel quale non può stare dietro a ciò che ne pensano gli iscritti che lo hanno votato. E stendiamo un velo pietoso sulle ultime primarie che sembravano fatte apposta per favorire i già dirigenti (a Roma si è fatto eleggere l’intero gruppo dirigente della federazione!), gli unici che avevano la possibilità di avere le firme per presentarsi.

Eppure nello statuto del PD sono previste consultazioni degli iscritti, persino referendum interni. Sono previsti, ma peccato che non siano utilizzabili per mancanza di un regolamento di attuazione. Già, peccato, ma che si tratti soltanto di una dimenticanza non ci crede nessuno.

Ma, c’è un ma. Con le possibilità di comunicare il proprio punto di vista che ci sono oggi; con il diluvio di informazioni (persino eccessivo); di fronte a milioni di elettori: siamo sicuri che gli iscritti possano determinare da soli la politica di un partito come il PD?

Resta, comunque, il fatto che la politica la fanno solo i cooptati nelle file di una élite che comanda e litiga. Frammentata in una miriade di gruppuscoli con codazzo personale di sostenitori che si prodigano in occasione di primarie e congressi per procacciare i voti necessari, ma che, subito dopo, scompaiono. Si sa la politica in Italia ha un enorme potere e qualunque persona comune che giunge in qualche carica istituzionale immediatamente diventa il referente per un seguito di clientes. E il partito è pur sempre il mezzo più efficace per arrivarci.

In tutto questo cosa possono fare i poveri iscritti? Distribuire un po’ di volantini, attaccare i manifesti, cuocere le salsicce durante le feste, sfogarsi durante le rare assemblee, provare a farsi ascoltare dai consiglieri di municipio o comunali. E questo dovrebbe giustificare una militanza o, almeno, un’iscrizione? Forse un post su facebook conta di più. E costa di meno

Un commento

  • Nicola Falcioni

    Quando “un uomo solo è al comando”e sembra voler dirigere
    tutto,tra gli iscritti e simpatizzanti si sviluppa la tendenza
    alla delega,pur essendo convinto che in questo frangente
    politico Renzi va lealmente sostenuto.

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