Cui prodest ? La violenza contro gli indignati a Roma (di Aldo Cerulli)

Senza fare confusione con quelle moltitudini di studenti e lavoratori che sfilano tranquillamente nei cortei e che magari inscenano chiassose ma giuste proteste, esistono purtroppo sparuti gruppetti dalle menti acerbe o obnubilate che pensano che lo sfasciare vetrine e l’incendiare automobili siano gesti da rivoluzionari e liberatori. Mi piace pensare invece che non è così, addosserei la maggior parte della colpa a chi ha omesso di vigilare e ai famigerati agenti provocatori prezzolati ed al servizio di poteri occulti. A mio parere la realtà è questa..
Se proprio vogliamo dedicarci alla dietrologia spicciola, il dubbio da porsi è se chi aveva in carico la gestione dell’ordine pubblico abbia o no fatto tutto quanto umanamente e fisicamente possibile per prevenire le situazioni di tensione o per sedarle prima che degenerassero. Non dimentichiamo che l’Italia ha ottimi servizi informativi le cui informative non dovrebbero essere utilizzate per annunciare le “sventure”, ma per predisporre servizi di sicurezza adeguati. Non dimentichiamo inoltre che quando si muovono i black block le Forze di Polizia sono informate e sono in grado di seguirli passo passo. Per quanto io non ami crogiolarmi nel complottismo, certi dubbi, semplicemente facendo leva sul raziocinio, sorgono spontanei.
Il governatore di Bankitalia Draghi aveva detto di comprendere le ragioni degli “indignati”. E in tutto il mondo le manifestazioni sono state pacifiche, da New York a Bruxelles. A Roma, invece, va in scena la violenza. Auto bruciate, vetrine sfondate e, nonostante i tentativi dei “pacifici” di isolare i violenti, la giornata degli indignati diventa la “missione compiuta” degli infiltrati, dei delinquenti, dei mercenari di certi poteri occulti.

«Perché mentre in tutto il mondo i cortei del movimento contro la crisi e il capitalismo finanziario vanno avanti senza problemi, qui in Italia si ripetono vecchi copioni? E’ un po’ come il ’68 negli Stati Uniti, a Berkeley, o in Gran Bretagna e i fattacci della Sapienza a Roma.
Il sapore che resta dopo un pomeriggio di guerriglia urbana che ha sconvolto la capitale è il sapore di un’occasione perduta per colpa di un “sabotaggio” che regala ossigeno ai dispensatori di paura, ai cantori dell’allarme perenne, agli uomini “della forza”.
Solidarietà agli indignati, dunque. Onore ai manifestanti. Ed un profondo senso di riconoscenza alle Forze dell’ordine che….nonostante i continui tagli operati …hanno impedito guai maggiori cercando di contenere le bestie che distruggevano la città e la libertà di manifestare pacificamente. Doveva essere la loro giornata: centinaia di migliaia di persone in piazza per manifestare contro la crisi, contro la cattiva politica. Non sono riusciti a farsi sentire. È arrivato il frastuono di duecento incappucciati di fatto “alleati” di un regime politico al tramonto.
Sono arrivate le immagini delle loro razzie, delle loro violenze. Con grande solerzia esponenti del governo che da giorni profetizzano un esito del genere si affrettano a rilasciare dichiarazioni contro la manifestazione, contro “i violenti” (incluse le famiglie con passeggini al seguito, si presume). Sempre la solita storia. Il dito degli indignati e la luna degli incappucciati ossia questi fanno le violenze, ma ci vanno di mezzo i pacifici manifestanti.
Non voglio trovar facili scuse , può essere che molti giovani messi di fronte ad una società marcia e ad una politica marcia possano anche reagire con violenza. Perchè non sono stati educati alla non violenza. Perchè sono cresciuti in una società violenta , abituati alla violenza dalla tv ed agli esempi di chi ci governa. Perchè non sono capaci di fare altro. E loro è la responsabilità sia chiaro.
Però questa era una manifestazione autoconvocata. Simile ad altre in tutto il mondo. Sarebbe stata anche un successo: in nessuna parte del mondo l’adesione è stata tanto alta.
Ma non sempre le manifestazioni vanno come dovrebbero.
A volte vi son strategie volte a creare falsi scopi : bisognava distrarre l’attenzione della gente dalla farsa della 57ma fiducia ottenuta anche con la minaccia dello scioglimento delle Camere (poveri deputati di prima nomina non avrebbero maturato la agognata pensione) e con lo scandaloso voto di scambio ( 3 sottosegretari ed un viceministro……..non c’è più dignità e vergogna) e, per prendere i classici due piccioni con una fava,…………screditare la manifestazione di protesta.

Abbiamo visto una violenza fine a se stessa perpetrata addirittura contro i manifestanti stessi. Abbiamo visto i palazzi del potere ben protetti e la manifestazione lasciata sguarnita .Abbiamo visto una marea di persone impotente contro un manipolo di “black bloc” . Tutto surreale.
L’unico risultato delle azioni di questi violenti di ieri è una città a ferro e fuoco e l’annullamento della manifestazione . Il tutto condito con la colpevolizzazione della sinistra.
Insomma , migliaia di persone non sono riuscite a radunarsi in piazza, non sono riuscite a mostrare la loro indignazione, non sono riuscite a far sentire la loro voce.
Chi trae reale vantaggio politico dai peggiori episodi di guerriglia urbana? Chi necessita di meravigliosi pretesti per screditare tutte le manifestazioni di dissenso, anche quelle pacifiche?
Seneca avrebbe detto “cui prodest?” E la risposta che si dà è questa: “cui prodest scelus, is fecit”. “colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto”.Il concetto espresso da Medea è alla base di ogni ricerca investigativa: la scoperta di un possibile movente favorisce anche la scoperta del colpevole, o comunque limita il numero dei sospettati. Ma anche nella vita di ogni giorno, domandarsi sempre “Cui prodest?” aiuta a rintracciare i fini ultimi e i reali interessi che leggi, decreti o semplici decisioni nascondono, al di là degli alti ideali che sembrano proporsi e garantire.
Chi necessita di meravigliosi pretesti per screditare tutte le manifestazioni di dissenso, anche quelle pacifiche? Quando le domande sono retoriche, rispondere è pleonastico.

Aldo Cerulli Cittadinanzattiva Abruzzo

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