Dai movimenti romani la spinta per una nuova politica: intervista a Marcello Paolozza

Marcello Paolozza è portavoce della campagna Diamocidafare (www.diamocidafare.com)

D: Sabato a Roma si svolgerà una manifestazione contro la decisione della giunta Alemanno di vendere l’Acea (società che eroga elettricità e acqua) ai privati. L’ iniziativa è dei promotori del referendum sull’acqua pubblica svolto nel 2011; parteciperanno insieme decine di associazioni, comitati di base, organizzazioni di cittadini, sindacati e le organizzazioni cittadine di alcuni partiti. Che pensi di questa iniziativa e dello schieramento che si è formato? È una novità importante che partecipino anche alcuni partiti?

R: Intanto diciamo che affrontare la questione della gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici ha un’importanza speciale per noi tutti e, quindi, per la vita della collettività. È un campo che non può essere lasciato al caso o, meglio, al predominio delle logiche di mercato perché si tratta della difesa della qualità della vita. I diritti che sono stati conquistati (e ci sono voluti tanti anni di lotte e di impegno sociale e politico) comprendono anche il diritto ad avere servizi essenziali come l’acqua, l’assistenza sanitaria, la raccolta dei rifiuti,  un sistema di mobilità collettivo. Il tutto per permettere a tutti di vivere in una città pulita e ordinata e di usufruire delle opportunità che una città moderna può offrire. Tutto ciò è possibile solo se garantito da un governo dei beni comuni e dei servizi assunto e svolto da chi rappresenta l’interesse della collettività. Ciò non vuol dire che la gestione o la responsabilità spetti soltanto allo Stato e agli enti locali; questa rimane un punto fermo pur se espressa in forme diverse da quelle sin qui sperimentate, ma è essenziale che i beni comuni siano gestiti anche con la partecipazione attiva dei cittadini ai processi di governo e amministrativi della città.

Ecco, la manifestazione di sabato vuole sottolineare o ricordare questa prima grande novità. Poi c’è l’altra novità cioè la partecipazione di alcune forze politiche. Evidentemente hanno capito che è ora di prendere sul serio il tema della partecipazione e che di questo non si devono occupare solo associazioni e movimenti. Possiamo infatti constatare che la partecipazione, il coinvolgimento, la responsabilizzazione dei cittadini stanno diventando temi centrali nella preparazione degli appuntamenti elettorali e chiunque pensi di presentarsi alle elezioni nel suo programma sta bene attento ad inserirli.

Ovviamente la partecipazione non ha senso inserirla in un programma elettorale e basta perché è essenziale per disegnare il futuro delle città dato che gli schemi con cui fino adesso sono state governate non reggono più di fronte all’esigenza di coinvolgere i cittadini in maniera attiva nei processi di governo del territorio. Questo lo vediamo ogni giorno: pensare di governare cittadini passivi significa lasciare le città nel disordine e nell’incuria. Per questo in alcuni partiti, probabilmente, emerge la consapevolezza che è necessario non perdere il contatto con i cittadini e che bisogna tenere conto dei movimenti che si sviluppano e si organizzano autonomamente.

Il grande problema che abbiamo tutti è la costruzione di nuove relazioni sociali che permettano di governare i beni comuni e i servizi a vantaggio della collettività. E per questo è inutile cercare la soluzione nel mercato: occorre affrontare la cosa in termini molto più ampi.

D: Guardando alle decine di sigle di associazioni fra i promotori della manifestazione di sabato prossimo si leggono i nomi delle politiche pubbliche (rifiuti, servizio idrico, trasporti e molti altri). Quindi queste associazioni stanno pienamente dentro la politica. Sei d’accordo con questa valutazione e pensi che siano in grado di starci proponendo efficaci soluzioni di governo? E se sì come considerare l’incontro con i partiti: sono anch’essi parte della società civile che individua le sue espressioni politiche con una molteplicità di forme? Ossia: può essere questa la base per costruire un programma di governo della città?

R: Io penso che i movimenti che saranno in piazza sabato e i movimenti che in questi ultimi mesi hanno aperto una serie di vertenze sui temi concreti dell’acqua, dei rifiuti, del trasporto pubblico pongono, come dicevi, problemi prettamente politici. Alla domanda se sono consapevoli di tutte le implicazioni che ci sono in queste loro battaglie, ossia che si tratta di costruire un programma di governo della città, forse la mia risposta è: ancora no.

Qui, in effetti, c’è una difficoltà perché, per esempio, una cosa è dire che l’acqua è pubblica, un’altra è individuare nuove forme di gestione partecipata. Prendiamo il caso dell’ACEA fondata tanti anni fa e messa a capo di due servizi essenziali – quello elettrico e quello idrico – pubblici da sempre, al cui interno è cresciuta una parte importante del proletariato romano. Questa azienda pubblica era governata nel passato in forme, con criteri e con metodi che oggi non sarebbero più adeguati. Ma nemmeno lo sono le odierne logiche di società per azioni che sta in Borsa e che si proietta tutta sul mercato (e per questo, forse, vogliono privatizzarla; così completano la trasformazione). Occorre pensare ad altre forme di gestione che si rivolgano ai cittadini con il coinvolgimento responsabile e non con logiche aziendali. Insomma cittadini come cittadini e non come clienti o consumatori di un prodotto.

Lo stesso si può dire per tutte le aziende pubbliche che sono presenti a Roma. Nel caso dei rifiuti poi questa impostazione si fa eclatante perché una gestione dei rifiuti fatta con criteri di sostenibilità non può che basarsi sul coinvolgimento attivo dei cittadini che non significa solo mettere il sacchetto nel contenitore giusto, ma proprio partecipazione attiva al ciclo dei rifiuti.

Non saprei dire adesso esattamente in quali forme che vanno ricercate e “inventate” perché su questo si devono misurare le associazioni e i movimenti, ma sicuramente ciò implicherà una nuova struttura del servizio pubblico e una nuova articolazione sul territorio. Ecco su questa elaborazione i nostri movimenti sono ancora in ritardo e i partiti politici, secondo me, nello stesso tempo, rischiano di continuare a riprodurre le vecchie logiche di gestione che portano a concepire le aziende con gli stessi consigli di amministrazione e con tutta l’organizzazione aziendale che ha prodotto tanti guasti e lo spreco di risorse all’ombra di pretestuose logiche di mercato. Mi sembra che questo debba essere l’oggetto del dibattito che ci dovrà essere nei prossimi mesi e anni in questa città e non solo in questa città a cui a cui dovranno partecipare tutte le associazioni e i movimenti che si sono formati. Rispetto a questo dovranno misurarsi anche i partiti se vogliono essere, come dovrebbero, parte della società civile.

D: Mi sembra che parlando di movimenti e di partecipazione dei cittadini non abbiamo nemmeno pensato di ricorrere al concetto di antipolitica

R: Assolutamente no. Io non credo che questi movimenti abbiano mai espresso una voglia o un desiderio di antipolitica. Forse possono aver raccolto, anche al di là della loro stessa volontà, delle spinte in questo senso presenti in settori della popolazione colpiti dalle degenerazioni e dagli scandali, ma a me non sembra, per esempio, che il movimento per l’acqua pubblica abbia mai espresso posizioni che possono essere considerate come antipolitica. Tutt’altro, il movimento per l’acqua pubblica si è mosso proprio sul terreno della politica vera e propria rivendicando un cambiamento e dichiarandosene parte attiva. Se si tratta di contestare  gli attuali partiti si tratta di contestarli perché hanno deviato e si sono trasformati in qualcosa di negativo, magari non interamente, ma nella parte prevalente sì. Ma la questione di cancellarli non si pone proprio. Quella di rifondarli sì proprio partendo dal bisogno che hanno i cittadini di organizzarsi politicamente. Questo bisogno è ineludibile perché riguarda il governo della collettività dovrà trovare nuove forme, ma non può essere cancellato.

Intervista a cura di Claudio Lombardi raccolta il 5 maggio 2012

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