Dal rinnovamento del PD ad una politica nuova (di Roberto Ceccarelli)

pluralismoOrmai è chiaro che la crisi italiana passa dal modo di essere della politica e dei partiti. Il Partito Democratico che in tanti reputano l’ultimo partito rimasto in piedi dagli sconvolgimenti di questi anni, può svolgere un ruolo importante nel cambiamento del Paese e dell’Europa, se riesce a realizzare il suo progetto originario. La prima cosa da fare è uscire dall’equivoco di essere un partito a metà strada tra la tradizione europea e quella americana. Indubbiamente, la tradizione europea con radici culturali profonde e riferimenti sociali forti, è molto impegnativa e costosa, ma permette una rappresentanza diffusa della società ed offre garanzie sociali.

Invece, l’idea del partito catch-all, non si adatta alla nostra cultura, perché porta ad annullare l’identità, che rappresenta la condizione principale, insieme alla condivisione di principi e valori, per definirsi un partito. Questo modello ha influito sulla linea politica del Pd, fino ad arrivare al punto di non scegliere su temi molto importanti, disorientando i suoi militanti ed il proprio elettorato che pian piano ha iniziato ad abbandonarlo. Anche l’aver considerato la socialdemocrazia europea come vecchia ed inadeguata, in ragione di un ipotetico “nuovo”, mentre si assisteva allo smantellamento dello stato sociale, è stato un grave errore di valutazione, per il quale l’Italia sta pagando un prezzo molto alto.

direzioni diverseIl prossimo congresso del PD non è quindi un fatto che riguarda solo i militanti e i dirigenti del partito. Nello stesso senso l’aspettativa e la ferma richiesta di una linea politica chiara da perseguire con un nuovo gruppo dirigente, non sono estranee alle soluzioni da dare ai problemi dell’Italia. Il primo interrogativo da sciogliere è definire la collocazione europea del PD. Non è più pensabile che il PD stia con un piede dentro e l’altro fuori dal Partito del Socialismo Europeo.

Ovviamente non si tratta di accettare un modello precostituito, anzi si deve contribuire a costruire un grande partito europeo che vada oltre la famiglia socialdemocratica, aiutarlo a passare dalla semplice sommatoria di partiti nazionali, ad un vero partito europeo-transnazionale, in grado di rappresentare i cittadini europei che credono nella solidarietà, nella giustizia sociale, nelle pari opportunità, nell’uguaglianza, nelle libertà e nella democrazia politica ed economica.

stati uniti d'europaUn partito che deve contribuire a realizzare il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi degli Stati Uniti d’Europa, per cui diventa necessario superare l’attuale modello intergovernativo dell’Unione europea che evidenzia soltanto gli egoismi nazionali. E già qui si capisce che siamo nel centro della crisi politica e istituzionale dell’Europa.

Puntare alla costruzione di un partito europeo significa battersi, insieme a molti altri, per un’equa redistribuzione del reddito, per ridare dignità al lavoro, passare dall’individualismo all’individualità come parte della comunità, costruire un nuovo stato sociale europeo che unisca gli europei divisi dall’euro. Questo non vuol dire voler allontanare i cattolici dal PD, al contrario, deve diventare l’occasione per aprire un grande confronto culturale e superare antiche divisioni, tra laici e cattolici che oggi risultano per molti versi strumentali ed anacronistiche.

Dopodiché, bisogna pensare ad una riorganizzazione del partito, riconsiderando il ruolo dei suoi iscritti, attraverso una maggiore distribuzione del potere decisionale sui territori ed una semplificazione degli organi intermedi, razionalizzando costi e strutture. Ad esempio, l’organizzazione del partito nelle aree metropolitane dovrebbe essere sviluppata sul modello delle sub federazioni (4/5 al massimo), per permettere la semplificazione delle strutture e l’ampliamento degli orizzonti territoriali.

cittadino controllaSi parla di PD, ma il modello può essere valido anche per gli altri partiti. Per il buon funzionamento di un partito è necessaria la trasparenza dei bilanci, degli atti ed il rispetto delle regole. Sono tutti obiettivi importanti e la strada migliore per raggiungerli è quella del riconoscimento della personalità giuridica che obbliga a controlli e verifiche esterni sui bilanci e sulla democrazia interna. Allo stato attuale sarebbe interessante avviare nel PD un processo di spending review interna, per razionalizzare le risorse e definire le priorità.

A questo dobbiamo aggiungere la trasformazione dei circoli, da spazi vuoti a luoghi della partecipazione alla vita pubblica, grazie al coinvolgimento delle associazioni, dei comitati locali, del volontariato, del mondo del lavoro e sindacale, delle imprese e del sistema cooperativo, che possono concorrere alla ricostruzione del tessuto sociale. Insomma, il PD può aiutare molte persone ad uscire dalla crisi dando vita a comunità locali aperte, in grado di aprire nuove connessioni e trasformarle in rapporti umani, attività economiche e partecipazione.parole partecipazione

E’ altrettanto necessario rivalutare il ruolo della minoranza che ha il compito di controllare l’operato della maggioranza, tenere vivo il dibattito interno e proporsi come nuova maggioranza. Per questo bisogna interrompere il metodo delle maggioranze interne non omogenee che si ritrovano attorno al candidato vincente, non per convinzione della bontà del progetto politico, ma per marcare i propri spazi, preservare gli incarichi e chiudere le porte a chi si avvicina al Partito. Questa è la strada da percorrere per invertire la rotta, tornare a vincere e cambiare l’Italia. Ma questo è anche un terreno su cui occorre costruire un nuovo modo di essere della politica italiana e di qualunque formazione, associazione o movimento che voglia esserne protagonista.

Roberto Ceccarelli

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