Debito e sistema Italia: meglio dire la verità

crisi sistema ItaliaUn botta e risposta tra un pensionato e Michele Serra tratto dalla sua rubrica sul Venerdì di Repubblica

<<Ho 77 anni, sono pensionato dopo 55 anni di lavoro ben sodo come collaboratore esterno, traduttore e revisore dei testi, per le più note case editrici di Milano……

La lettrice parla di “debito creato da loro (notabili, boiardi…)”. Non è proprio così. “Loro” ne erano, certo, gli ideatori e i registi. Ma non gli unici beneficiari. Dell’esplosione del debito pubblico anch’io, ad esempio, ho beneficiato e, dunque, di quelli sono stato involontario complice……

“Loro”, alcune migliaia di imprenditori (?) furbi quanto basta e con la complicità di politici la cui principale preoccupazione era quella di comprarsi vagonate di preferenze elettorali, attingevano a piene mani (centinaia di miliardi di lire) dal pozzo di San Patrizio delle casse dello Stato. “Noi”, parecchi milioni, li intascavamo (non tutti si intende: prima c’erano le loro capaci tasche da riempire…)….. Corresponsabili, quindi, di quello scempio? Oggettivamente sì, anche se lavoravamo per guadagnarci la pagnotta…. Questo nel privato.

Nel pubblico, le cose andavano ancora peggio (i forestali del Pollino, i ponti lasciati a metà, gli ospedali mai utilizzati, le tante Salerno-Reggio Calabria). A mettere insieme il macigno che oggi grava sulle spalle dei nostri figli e nipoti abbiamo contribuito in tantissimi.

Solo una piccola minoranza l’ha fatto con colpevole consapevolezza. Io e milioni di altri italiani siamo stati la manovalanza, spesso mal retribuita. Giusto quanto bastava per sbarcare il lunario (ma anche, nella maggior parte dei casi, per comprarsi la macchina, rinnovare l’armadio, concedersi vacanze non proprio proletarie).>>

La risposta di Michele Serra  

nascita debito pubblico<<Abbiamo vissuto, come comunità nazionale nel suo insieme, al di sopra delle nostre possibilità? E lo abbiamo fatto grazie a un patto scellerato tra una politica corruttrice e un popolo immaturo e profittatore, che si è lasciato corrompere piuttosto volentieri, fino a ritrovarsi entrambi (lo Stato e i cittadini) con le casse vuote e il futuro (dei figli) compromesso?

Già sento le obiezioni indignate contro questa tesi: c’è chi ha sgobbato duro ed è rimasto con un pugno di mosche e c’è chi ha vissuto a scrocco; chi ha sfruttato e chi è stato sfruttato; chi ha rispettato le regole e pagato le tasse, chi ha derubato la collettività frodando il fisco. Non abbiamo dato tutti allo stesso  modo e non abbiamo preso tutti allo stesso modo. ……

Sì, fatte le debite e rilevanti differenze, noi italiani abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e ne stiamo pagando le conseguenze. Il balzo economico febbrile e ingegnoso che ci ha permesso, specie nel Nord del Paese, di uscire dalla guerra e dalla miseria, si è giovato anche di un lassismo fiscale che fino agli anni Ottanta permetteva di considerare le tasse quasi un obolo facoltativo; parallelamente un mostruoso assistenzialismo moltiplicava assunzioni e clientele, non solamente al Sud, distruggendo l’idea stessa del merito, del “lavoro ben fatto”, ossificando l’idea che si abbia diritto a molto a fronte di ben pochi doveri.

tasche vuote ItaliaSparute minoranze liberal-calviniste (penso a Ugo La Malfa, ma anche al Berlinguer dell’austerità) hanno provato ad alzare la voce contro l’andazzo; ma va riconosciuto che quell’andazzo ha avuto il merito di spalmare il benessere su aree molto vaste del Paese. Era una tendenza irresistibile. Faceva comodo a troppi: ai boiardi e ai sudditi, alla “casta” e ai suoi milioni di beneficiati.

Ora, di quel sistema, stiamo consumando fino all’osso il grasso accumulato. I risparmi. Le residue protezioni offerte da un welfare sempre più sfilacciato. … Nessuno ha il coraggio di dire apertamente che un’era è chiusa, che la coperta è troppo corta, che parlare ossessivamente di crescita è solo un modo per illudere oggi e alimentare nuova frustrazione e nuova rabbia domani. Cambiare testa, cambiare abitudini, ovviamente a partire da chi ha maggiori responsabilità e maggiore reddito: ce la faremo mai? Disperare è vietato. Ma sperare è diventato veramente arduo>>

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