Déjà vu: violenze, provocazioni, debolezza dello Stato in un passaggio storico (di Claudio Lombardi)

Oggi è venerdi e a Roma ci si attende per domani, sabato, un’altra giornata di grande tensione. Gli studenti hanno organizzato una manifestazione che vuole essere pacifica, ma il cui percorso non è stato concordato con la Questura ed hanno dichiarato di voler raggiungere i “palazzi del potere” senza che gli sia sbarrata la strada altrimenti saranno costretti a “difendersi”. Nella stessa giornata si svolgerà una manifestazione organizzata da Casa Pound. Di ieri notte è l’assalto squadrista fatto per uccidere ad un gruppo di inglesi nella zona di Campo de’ Fiori in pieno centro a due passi dalla Camera, dal Senato e dall’ambasciata di Francia.

Tutto ciò dopo a pochi giorni di distanza da un’altra manifestazione di giovani nella quale gruppi di persone organizzate hanno scatenato scontri con la polizia che ha reagito con estrema violenza colpendo persone inermi senza, peraltro, riuscire a fermare i veri responsabili.

Che sta succedendo? Possibile che Roma stia diventando un campo di battaglia aperto a chiunque voglia sfogare la sua rabbia o voglia misurare la sua forza?

Dispiace molto il linguaggio minaccioso e un po’ bullo degli organizzatori della manifestazione degli studenti di domani. Quando non si concorda il percorso di un corteo, quando si preannuncia l’intenzione di difendersi dalla polizia che viene diffidata dallo sbarrare il passo a chi manifesta si sta già oltre qualunque compatibilità democratica. Non c’è nessun malcontento che può giustificare questo comportamento. Qualcuno dovrebbe ricordare agli studenti che la città è di tutti e che nessuno può decidere a piacimento di bloccarne una parte o di sconvolgere il traffico e, meno che mai, di andare incontro a pericolosi confronti di forza con la polizia. Bisognerebbe anche ricordare che la polizia esiste per tutelare l’ordine pubblico definito dalle leggi scritte nelle sedi della rappresentanza democratica e che, quindi, non può essere deciso da un confronto delle forze sul campo. Il fatto che la politica si sia rivelata corrotta e che gli apparati dello Stato siano stati diretti in alcuni casi da persone indegne non autorizza nessuno ad imporre le sue regole direttamente con le manifestazioni di piazza.

Casa Pound è un’organizzazione che fa parlare spesso di sé perché prende spunto dal disagio, dalle tante proteste diffuse e dai rancori nati per i più diversi motivi contro lo Stato e li convoglia contro le istituzioni democratiche e contro il pensiero progressista cioè contro gran parte della cultura contemporanea. Il tutto segnato da forti caratteri razzisti e antiebraici. Casa Pound è una presenza minacciosa che coltiva tutti i rancori e che si ritiene libera di esibire ed utilizzare la forza come strumento per affermare la sua presenza. Nei suoi confronti la reazione delle istituzioni locali e degli apparati dello Stato è apparsa quanto mai timida e reticente. Come mai?

La spedizione quadristica contro gli inglesi a Campo de’ Fiori non è una delle “solite” risse che si verificano fra tifosi. Sta emergendo in queste ore con evidenza una componente antiebraica sottostante al travestimento calcistico. Il fenomeno dello squadrismo ultras, d’altra parte, non è stato ancora affrontato seriamente dai governi e dalle forze di polizia e riemerge periodicamente mischiandosi con gli affari più o meno loschi del sottobosco che circonda le squadre di calcio.

L’assalto a Campo de’ Fiori è esemplare dello stato confusionale in cui versano gli apparati preposti alla tutela dell’ordine pubblico. Campo de’ Fiori è stata per anni una delle piazze più sorvegliate del centro perché teatro di risse e di scorribande notturne di gente ubriaca. Quindi la polizia sa bene che deve essere presidiato specie in occasione di una importante partita di calcio. Ciò che si è visto l’altra notte colpisce e fa paura perché mette tutti di fronte all’immagine di una città dove bande di delinquenti possono agire indisturbate. In uno stato democratico ciò non può essere consentito.

I tre casi citati riflettono un unico problema che non può essere eluso, quello della convivenza civile. Fatte salve le libertà politiche e di espressione e manifestazione del pensiero, fatte salve le garanzie di ogni tipo, dando per scontata anche la durezza delle proteste sociali e contro le istituzioni e i governi, messa al centro la partecipazione dei cittadini ciò che va chiarito è che un regime democratico deve difendersi per assicurare alle persone gli stessi diritti e quell’ordine pubblico che è garanzia di praticabilità democratica dei luoghi pubblici per tutti.

Tra pochi mesi andremo a votare ed eleggeremo i nostri rappresentanti in grado, speriamo, di iniziare una storia nuova nel nostro paese. Non sia mai che qualcuno pensi di seminare la paura mostrando una polizia violenta con i deboli e tollerante o timida con i violenti, le città prese d’assalto da manifestazioni fuori controllo, i luoghi pubblici divenuti insicuri e pericolosi. Non sia mai che qualcuno pensi di mischiare la legittima protesta contro le scelte politiche del governo con l’azione di squadre di violenti che dimostrino l’impraticabilità di qualunque alternativa alla conservazione degli assetti di potere esistenti.

Non sia mai, ma la storia ci insegna che è qualcosa che abbiamo già sperimentato ad ogni passaggio cruciale. Prepariamoci ad imporre la svolta democratica nella quale speriamo contro le tante maschere del potere e anche contro gli esaltati che si nutrono del loro narcisismo e disprezzano i diritti dei cittadini. Il rispetto delle regole e l’ordine pubblico servono a noi non ai potenti.

Claudio Lombardi

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