Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Carmelo Cortellaro (Spazio civile)

Diamo la parola ai protagonisti. Tre domande, tre risposte. Cominciamo con la prima. Parla Carmelo Cortellaro di Spazio civile (www.spaziocivile.org). La seconda la trovate qui (http://www.civicolab.it/?p=3853) e la terza qui (http://www.civicolab.it/?p=3855).

Parliamo di democrazia e di partecipazione. Sappiamo bene che la prima senza la seconda non può funzionare e rischia di mantenere solo le apparenze della democrazia trasformandosi, di fatto, in un regime oligarchico che non riesce, però, nemmeno più ad esercitare la piena sovranità in ambito nazionale. Nell’epoca della finanza transnazionale che mette sotto scacco il potere politico degli stati che spazio ci può essere per la democrazia partecipata? E quanta consapevolezza c’è fra i cittadini della sua necessità?

La domanda è più complessa di quanto non appare, nel senso che sembrerebbe scontato e facile rispondere che la democrazia non esiste senza partecipazione, come anche affermare che le oligarchie già per principio non esercitano la sovranità popolare. Purtroppo nemmeno facile è ritagliarsi uno spazio partecipativo, per le persone, a fronte di una “finanza transnazionale” che di fatto ha “commissariato” il mondo. Infine, banale sarebbe dire che tra la gente vi è un’ampia consapevolezza della necessità di partecipare ma nel contempo, vi è anche la consapevolezza che è vano ogni tentativo che non sarebbe quello di una rivoluzione armata.

E’ proprio in questa “apparente normalizzazione” di un perverso circolo vizioso, innescato nelle dinamiche di partecipazione nelle attività di cittadinanza attiva e anche politica, che sta il pericolo peggiore.

Se si pongono a cento individui gli stessi quesiti, questi risponderanno tutti allo stesso modo: non vi è vera democrazia, le oligarchie sono solo un surrogato della sovranità popolare, ecc.

Pur tuttavia nulla si muove, a parte il positivo fermento in atto promosso dai movimenti, da quello di Grillo in giù. Non entro nel merito delle questioni dei movimenti e delle loro ricette in tema di economia o politiche del lavoro, ma mi riferisco solo al metodo.

Positivo perché chiama alla partecipazione la gente, quindi promuove il tentativo di stimolare il popolo a riattivare il circolo virtuoso della sovranità: cioè, il popolo esprime il proprio volere con la scelta dei suoi rappresentanti e questi dovrebbero poi fare gli interessi del popolo. Oggi, come è noto, i rappresentanti del popolo non lo sono veramente dato che i parlamentari vengono, di fatto, nominati dai segretari dei partiti. Si spezza la catena quindi e si innesca un circolo vizioso per cui i parlamentari non fanno gli interessi del popolo contro la corruzione ad esempio, perché non sarà il popolo a rieleggerli; faranno, invece, gli interessi della casta. Non a caso latitano i parlamentari sul territorio, dove dovrebbero recepire le criticità, i bisogni e renderli noti in Parlamento per provare a dare delle risposte. Gli onorevoli invece vivono stabilmente a Roma, dove bisogna ritagliarsi un proprio spazio all’ombra del leader che potrà premiarli o bocciarli con la riconferma a parlamentare nominato.

Un esempio pratico è “l’associazione a delinquere” che è EQUITALIA. In questo caso la società nasce per un principio giusto: recuperare i mancati pagamenti destinati allo Stato. Però in realtà si istituisce una vera e propria società illegale che nei fatti sembra praticare l’usura e l’estorsione. A fronte di un debito verso lo stato di 10 non si può chiedere 30 di cui poi 10 destinato non allo stato ma agli stipendi dei dirigenti di EQUITALIA, tutti vicini alla casta, come il figlio dell’ex ministro Visco. Un altro circolo vizioso. Allora, se vi fossero stati veri rappresentanti del popolo in Parlamento si sarebbe arrivati sull’orlo del baratro degli attentati dinamitardi per chiudere Equitalia come sembra che si farà nel prossimo futuro? Ecco allora il punto: quando si ferma la casta? Quando il popolo esasperato reagisce facendo saltare il banco. Come? I modi sono due, da una parte l’esplosivo come nel caso di Equitalia, dall’altra la riappropriazione della sovranità da parte del popolo. E’ auspicabile che nessuno proceda con la prima modalità perché la violenza comunque lascia sempre ferite profonde. Rimane allora la lotta politica. Ma come, con i partiti che abbiamo adesso? Certo che no. Il movimentismo spontaneo, questo sì che potrà smuovere le acque e lo sta già facendo. Guarda caso, la classe dei nominati chiama questa forma di partecipazione alla cittadinanza attiva ANTIPOLITICA !!! davvero il paradosso.

Vorrei aprire una parentesi sui recuperi del non pagato. Anche in questo caso si fa propaganda fasulla accusando e stigmatizzando il popolo italiano fatto passare più di quanto non lo sia per evasore. Andiamo per ordine, intanto la pressione fiscale attuale del 65% su chi paga non è legale, pertanto è lo Stato che va accusato della responsabilità di far chiudere centinaia di migliaia di imprese. Con questa pressione fiscale non so quanto si possa parlare di evasione per chi non riesce a pagare l’impossibile. Altro paradosso è che la lotta all’evasione la dovrebbe fare la casta, proprio  quella dei diamanti comprati con i soldi del finanziamento pubblico ai partiti, quella dei milioni di euro spariti dalle casse della Margherita, quella dei Fiorito, ecc.

C’è bisogno di persone che si inventino un percorso per uscire dalla situazione di stallo cui ci troviamo.

(intervista a cura di Angela Masi)