Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Luca Gaburro

Diamo la parola ai protagonisti. Parla Luca Gaburro responsabile per Roma dell’associazione Spazio Civile.

D: Questo è un periodo di grande mobilitazione della società civile, in tanti si domandano cosa possono fare per il cambiamento perché avvertono che istituzioni e forze politiche non riescono a tener testa alla crisi. A mobilitarsi sono tanti singoli cittadini che creano associazioni e movimenti, che non riconoscono più ai partiti un ruolo centrale nella politica e che vogliono agire in prima persona. Cosa sta cambiando nella società italiana?

R. I cittadini – chiamati a grandi sacrifici – sono diventati insofferenti a quella parte della classe politica autoreferenziale e scarsamente interessata alla sorte del nostro Paese.  Non a caso tutte queste nuove associazioni e movimenti, pur con diverse e talvolta contrapposte genesi, hanno quale denominatore comune la richiesta di una riforma elettorale come anche la proposta di tagliar fuori chi abbia subito condanne penali. Darei anche la giusta considerazione alle Primarie di partito, che  rappresentano un primo passo per il ritorno alla normalità nei rapporti tra i cittadini e la politica.

D: La politica è la questione centrale perché si tratta della funzione sociale con la quale la collettività decide su sé stessa, si autogoverna. Il vecchio modello partitocratico ha fatto danni enormi. Con cosa lo sostituiamo? Voi cosa potete fare?

R. La questione non è la sostituzione dei partiti, perché anche l’esperienza dei “movimenti” in taluni casi del passato non è stata edificante, quanto sostituire quella parte della classe politica spinta da interessi di bottega e da logiche lobbyste che sono state un freno alla crescita economica, produttiva ed occupazionale del Paese. Da questo punto di vista ritengo fondamentale l’esperienza della Cisal, e più in generale dei sindacati autonomi, avulsa da dinamiche che avrebbero potuto costringere il sindacato a compromessi.

In questo momento storico abbiamo voluto dare il nostro contributo attraverso la recentissima stipula di una serie di contratti collettivi,  per il settore privato, che tengono conto del momento di difficoltà che vivono le aziende e della crisi occupazionale che mette a rischio i posti di lavoro e facilita il lavoro sommerso. Questi  contratti intendono rispondere alle esigenze di dare spazio alla flessibilità e alla produttività e di calibrare una parte della retribuzione al diverso valore che la stessa ha nelle diverse Regioni Italiane.

Non solo, ci siamo battuti affinché la spending rewiew – assolutamente lodevole come principio – non colpisse indiscriminatamente i lavoratori pubblici con tagli lineari che avrebbero avuto riflessi ancora più pesanti anche sulla qualità dei servizi alla cittadinanza e sulle decine di migliaia di lavoratori dell’indotto.

D: Il fenomeno delle prossime elezioni saranno le liste civiche. Voi pensate che siano necessarie? E, soprattutto, pensate che siano sufficienti a cambiare le cose? Quali altri modi di partecipare alla politica pensate che siano efficaci?

R. Le liste civiche da sole non possono centrare l’obiettivo del cambiamento, ma possono concorrere insieme alle forze sane del Paese al suo raggiungimento, ognuna offrendo il proprio prezioso contributo. Da questo punto di vista, ritengo sia stato un errore gravissimo da parte dell’ultimo Governo  scegliere deliberatamente di non confrontarsi con i Sindacati su diversi temi col pretesto dell’eccezionalità della situazione. Auspichiamo che il nuovo esecutivo voglia coinvolgere – com’è normale che sia – le Parti sociali in ogni scelta inerente il lavoro ed il rilancio dell’economia.

(intervista a cura di Angela Masi)

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