Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Roberto Crea

Diamo la parola ai protagonisti. Parla Roberto Crea segretario di Cittadinanzattiva Lazio.

Parliamo di democrazia, di partecipazione e di politica. Questo è un periodo di grande mobilitazione della società civile, in tanti si domandano cosa possono fare per il cambiamento perché avvertono che istituzioni e forze politiche non riescono a tener testa alla crisi. A mobilitarsi sono tanti singoli cittadini che creano associazioni e movimenti, che non riconoscono più ai partiti un ruolo centrale nella politica e che vogliono agire in prima persona. Cosa sta cambiando nella società italiana?

Non sono molto ottimista, a guardare quello che accade, e credo che occorra realismo e un grande lavoro. In questi anni abbiamo sofferto, come cittadini, la mancanza di “politica” e di “amministrazione”. La goccia che ha fatto simbolicamente traboccare il vaso è la sconcertante e vergognosa vicenda delle Regione Lazio. Ricordo che la crisi che ha colpito l’amministrazione della nostra regione nasce da scandali con probabili risvolti penali e non da uno scontro politico tradizionale. Quello che poi è sortito dopo le dimissioni della Presidente Polverini, della giunta e del consiglio va addirittura al di là del diritto e probabilmente della Costituzione. Spero che qualcuno possa anche valutarlo in un’aula di tribunale. Sappiamo solo che tre sentenze hanno determinato con chiarezza che la Presidente Polverini ha violato le norme correnti rifiutandosi di chiamare i cittadini del Lazio alle urne nei tempi stabiliti. Parto da qui perché questa vicenda, insieme ad un’imbarazzante amministrazione comunale, ha spinto verso il crescente impegno civico e politico dei cittadini.

L’esperienza amministrativa romana e laziale ha aumentato la distanza tra cittadini da un lato e istituzioni e amministrazioni pubbliche dall’altro. I partiti (non tutti allo stesso modo in verità) hanno gravi responsabilità in questo processo perché ormai da anni non sono più riusciti a rappresentare i cittadini e gli interessi della collettività. Nel consiglio regionale, quasi tutti i gruppi consiliari e quasi tutti i consiglieri hanno fatto finta di non vedere quello che succedeva, cercando di trarre unicamente vantaggi per il proprio partito e per sé stessi. Dei cittadini che perdevano il lavoro, che vedevano progressivamente tagliata la sanità a causa dello spaventoso debito e del deficit creato dall’amministrazione regionale, che soffrono per servizi pubblici insufficienti non si è occupato nessuno. Il pericolo è che si faccia poi, come si dice, di ogni erba un fascio e che vengano coinvolte le istituzioni come tali nel rifiuto dei cittadini per tutto ciò che rappresenta la politica, mentre secondo noi sono le persone, i rappresentanti delle istituzioni che vanno indicati come responsabili.

I cittadini cercano di dare una forma al loro impegno attraverso l’organizzazione di nuovi comitati e associazioni o con l’adesione a quelli esistenti affinché abbiamo più forza. E’ importante che, finalmente, cessiamo di delegare tutto ai politici e ai partiti. Qui è il tema della partecipazione. Dalla protesta contro il piano parcheggi, alla manutenzione del verde pubblico, alla gestione dei rifiuti, alla rivolta crescente contro un nuovo piano di irrazionale e speculativa espansione urbanistica a danno irreversibile dell’agro romano. Ci sono però due ostacoli sulla via della partecipazione: Tuttavia ci scontriamo ancora con due problemi piuttosto importanti: la mancanza di trasparenza e il desiderio e la necessità di vedere cambiare in fretta le cose. La trasparenza è un elemento decisivo per consentire alla partecipazione di essere efficace, ma la sua mancanza e negazione è anche uno degli ostacoli maggiori che l’attuale politica/amministrazione pone sulla strada dei cittadini attivi, cercando di disarmarli in questo modo e sperando che si arrendano. In secondo luogo, i cittadini sono “affamati” di risultati e ogni ritardo (anche causato ad arte dall’attuale politica/amministrazione) o ogni fallimento di iniziative civiche può determinare facilmente delusione e abbandono, con una conseguente deriva a favore dell’antipolitica, della demagogia e del populismo che semplificano tutto per non risolvere niente e generano ulteriore distacco ed isolamento del cittadino.

Con la partecipazione organizzata e articolata vogliamo percorrere proprio la strada opposta.

(intervista a cura di Angela Masi)

Un commento

  • Maria de Roberto

    Finalmente Teresa è scesa in politica sono sicura che Zingaretti sarà il prossimo presidente della regione

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