Democrazia, partecipazione, politica: intervista a Paolo Andreozzi

Diamo la parola ai protagonisti. Tre domande, tre risposte. Cominciamo con la prima. Parla Paolo Andreozzi membro del direttivo dell’associazione “da Zero” (www.dazero.org). La seconda la trovate qui (http://www.civicolab.it/?p=3824) e la terza qui (http://www.civicolab.it/?p=3829).

Democrazia, partecipazione, politica. Questo è un periodo di grande mobilitazione della società civile, in tanti si domandano cosa possono fare per il cambiamento perché avvertono che istituzioni e forze politiche non riescono a tener testa alla crisi. A mobilitarsi sono tanti singoli cittadini che creano associazioni e movimenti, che non riconoscono più ai partiti un ruolo centrale nella politica e che vogliono agire in prima persona. Cosa sta cambiando nella società italiana?

Secondo me sta cambiando – e meno male – un’attitudine concreta del vivere il proprio ruolo di cittadino. Un’attitudine che affianca alle – vorrei dire usuali, ma sarei ottimista – virtù civiche dell’osservanza delle leggi e della partecipazione alla costruzione della realtà socioeconomica, quelle dell’attenzione costante verso lo ‘stato dell’arte’ dell’amministrazione della cosa pubblica e dell’azione critica nel caso (frequente, purtroppo) in cui la lettura di quello ‘stato’ dia esito insoddisfacente.

dazero paroleE sta cambiando, da una parte perché l’insoddisfazione verso i tradizionali ‘corpi intermedi’ con cui i cittadini svolgono la funzione di impulso e controllo – partiti e sindacati – è tornata ai livelli del trapasso dalla Prima Repubblica all’Era Berlusconiana, soprattutto a fronte delle difficoltà materiali in cui questa crisi sistemica ha gettato la stragrande maggioranza dei nostri concittadini, e dall’altra perché lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, informazione, sensibilizzazione e mobilitazione diffusa e capillare (i social network, i blog, le webzine) rende molto più facile per chiunque avere la sensazione di dire qualcosa a qualcuno, e magari poi di fare concretamente qualcosa.

E’ una sensazione, però, ci tengo a dirlo – e me ne dispiace – ossia non è la realtà nel 100% dei casi, e forse nemmeno nel 10%. Vale a dire, la facilità dell’intercomunicazione ‘in virtuale’ non può assolutamente sostituire una seria autoformazione seria sulle vertenze aperte tra cittadini e ‘poteri’ né, tantomeno, un’azione di contrasto efficace nei confronti della mala-amministrazione o del malaffare tout court.

Personalmente conosco un’infinità di proto-azioni virtuali che non si sono mai tradotte in nulla di più che una catenella di twitter o una paginetta facebook, per il semplice motivo che chi le aveva ideate e promosse credeva – con questo – d’aver fatto tutto il possibile per la ‘causa’. Ma ovviamente non è così.

(intervista a cura di Angela Masi)

3 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *