Dentro al mondo di centro sinistra: intervista a futuredem

ritorno al futuroQuel che avviene nel PD interessa tutti, non solo i suoi elettori perché è in gioco il rinnovamento degli indirizzi di governo e della cultura civile dell’Italia . Per questo abbiamo rivolto alcune domande a Giulio Del Balzo uno dei creatori di Futuredem associazione politico-culturale che si rivolge al mondo del centro sinistra.

 

 

Che succede nel Pd? Occupy Pd, FutureDem, OpenPd e altre ancora sono sigle dietro le quali c’è un fenomeno nuovo di mobilitazione dei militanti e degli elettori del Pd. Da dove nasce e cosa significa?

futuroSenza dubbio è diffusa la necessità di rinnovare la politica e l’organizzazione della realtà che rappresenta le idee in cui molti di noi si riconoscono: il Partito Democratico. Questa è la motivazione di fondo su cui si sono formati diversi gruppi di persone che hanno assunto come nome le diverse sigle che tu citi. Diverse le sigle e diversi, ma su una spinta comune, anche i fini e le dinamiche.

Noi Futuredem (www.futuredem.it) siamo nati a febbraio, in piena campagna elettorale; sentivamo la necessità di creare un network di giovani che potesse rispondere alle esigenze della nostra generazione e di questo nuovo millennio. Con l’esperienza delle primarie, infatti, abbiamo conosciuto in tutta Italia moltissimi ragazzi che si sono impegnati per portare avanti la visione di centrosinistra proposta da Matteo Renzi: più innovativa, rivolta al futuro e capace di risolvere i problemi della società in un’ ottica contemporanea. Siamo stanchi del solito approccio sindacale anni “70”, autoreferenziale, pedagogico e passatista, fortemente inquadrato, dedito esclusivamente al “Partito” e ai propri superiori su un modello piramidale;  purtroppo questo approccio è ancora una  delle componenti culturali (e comportamentali) più influenti e pesanti all’interno del Partito. Non ci piace nemmeno che tutto venga diviso in categorie: studente, operaio, borghese, disoccupato, giovane, vecchio, di destra, di sinistra. Per esempio, Matteo Renzi è stato definito di destra. Con questo aggettivo, ormai vuoto, una proposta politica precisa è stata accantonata senza neanche essere valutata nel merito e con essa anche molti sostenitori che non sono iscritti al PD. L’atteggiamento dominante è stato di rifiuto e la dirigenza del Partito Democratico ha ignorato l’importanza di questo patrimonio umano, sociale e politico.

direzioni diverseCome ci racconta Zigmun Bauhman, viviamo in una società liquida, dove le persone e gli organismi possono interpretare più ruoli allo stesso tempo: noi abbiamo voluto agire in maniera trasversale al Partito Democratico e alla società civile e, perciò, abbiamo costituito questa rete liberal, che, ora, è anche diventata ufficialmente un’associazione politico-culturale e svolge un interessante attività di laboratorio di idee, sul modello dei think tank americani. Vogliamo dimostrare che, per far vivere un modello di politica, non serve vincere a un congresso o fare un’OPA sul partito tesserando a iosa: basta un gruppo di individui che, liberamente, decidono di organizzarsi e collaborare.

La politica italiana è nel pieno di una doppia crisi: di rappresentanza innanzitutto perché troppi cittadini non si riconoscono più nelle formazioni politiche che si presentano alle elezioni e poi di efficacia perché l’Italia è governata male, i gruppi di potere hanno spadroneggiato per tanti anni alla faccia degli interessi generali e l’ultimo Parlamento non è nemmeno riuscito ad eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. In questo quadro la crisi del Pd e la sua soluzione conta qualcosa per gli italiani? Insomma il Pd è un problema o una speranza?

sognoLa crisi del PD è dovuta, soprattutto, all’assenza di un’adeguata trasparenza e di adeguati strumenti di ricambio politico e generazionale. Centinaia di persone, infatti, in un modo o nell’altro, sopravvivono economicamente grazie al PD. Funzionari di Partito (il PD ha 300 dipendenti, 180 a tempo indeterminato), collaboratori parlamentari, politici di professione, non possono fare politica in maniera disinteressata, perché dalla dirigenza del PD dipenderà, per certi aspetti, anche il loro posto di lavoro. Al nostro Paese servono politici disinteressati al proprio tornaconto (lavoro, carriera, status sociale) personale e che, una volta terminato il mandato, possano tornare a svolgere il proprio impiego. Sarà molto difficile estirpare la radice di questa mentalità, perché, ad esempio, Massimo D’Alema, che ha sempre vissuto solo di politica da quando aveva 20 anni, è ancora amato da molti giovani democratici.

Penso, quindi, che se il PD riuscirà a purificare sé stesso, i suoi nuovi dirigenti potranno avere la forza di rinnovare anche l’Italia. Il Partito, nonostante tutto, è una grande speranza per il Paese perché è l’unico partito forte, non personalistico, dotato di una spinta riformista e di ottimi amministratori locali.

giovani e lavoroUltima domanda: in cosa devono credere i giovani? Basta avere un leader o ci vuole un cambiamento più radicale?

Noi giovani dobbiamo credere in noi stessi e, ogni giorno, rispondere alla domanda: cosa posso fare io per intervenire sulla realtà circostante? Compiuto questo passaggio, tutto il resto diventa quasi spontaneo. Ha poco senso credere in qualcun altro o in un’ideologia che ci viene propinata, se prima non ci concentriamo sulla costruzione della nostra forza interiore che può anche diventare una potenza esplosiva e rivoluzionaria.

Penso che le due opzioni proposte non si escludano a vicenda. Per un cambiamento radicale è necessario un leader che riesca a incarnare la visione delle persone che lo votano e lo sostengono e che, allo stesso tempo, sappia conciliare e parlare a tutti. Il cambiamento, inoltre, è endogeno, non viene dall’esterno. Perciò, senza leader (cioè persone che influenzano le altre con la forza delle proprie idee), non è possibile alcun cambiamento. Il leader, naturalmente, non deve mai dimenticarsi delle motivazioni per le quali gli altri gli hanno affidato tale ruolo, perché, altrimenti, non ci condurrebbe ad alcun cambiamento ma ad un mero mantenimento dello status quo.

(intervista a cura di C.L.)

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