Dialogo sui forconi: la sfiducia e la speranza

Non esperti né politici , ma cittadini comuni. Due voci sulle proteste di questi giorni tratte dalla rete

dialoghi sui forconiS. Chi non ha mai avuto problemi per comprarsi il pane non può capire, chi non è costretto a dire ogni giorno ai suoi figli no, su tutto, perché non ha un euro in tasca non può capire.

La nuova legge di stabilità cosa dà ai poveri cristi? Hanno tolto l’IMU, io non ho la casa di proprietà, ma ho dovuto pagare la Tares con l’aumento. Io disoccupata, mio marito in cassa integrazione, un affitto da pagare e una ragazza di 15 anni da mandare a scuola. La disperazione è vera.

L. Se nella tua disperazione riuscissi anche a riflettere con un minimo di serenità, vedresti con chiarezza quel che vedo io e siamo in tanti: i forconi non agiscono d’impulso, c’è una regia ben chiara dietro tanta rabbia e, per combinazione, l’obiettivo non è, non sono i reali responsabili della situazione, quelli che hanno governato questo Paese infischiandosene delle persone e pensando solo a tutelare i propri interessi e quelli di un “capo” dedito ad intrallazzi di tutti i generi e ben disposto a qualunque porcata, elettorale compresa, pur di garantirseli.

La Tarsu che paghi in più e l’Imu depennata sono il risultato di un Governo che per i primi sette arrabbiatomesi non è riuscito quasi ad altro che a battagliare su questi argomenti, sostenuti dal PDL, nonchè sulla decadenza di un condannato per reati fiscali, lo stesso che dell’evasione fiscale ha fatto il suo cavallo di battaglia.

In vent’anni di non governo l’Italia ha perso treni che altre Nazioni hanno saputo afferrare. In vent’anni di berlusconismo abbiamo assistito al degrado morale e politico non solo di una classe politica, ma di un intero Paese, allegramente entusiasta quando i bilanci dopati promettevano benessere, rabbioso e fascistoide quando il trucco è svanito. Lo slogan “tutti a casa“, oltre che ridicolo, è bugiardo: a casa ci andrebbero solo quelli migliori, gli altri sono lì pronti a restare.
speranzaSono nata nell’ultimo anno di guerra. Ti giuro che ho visto da bambina e ragazzina e ho sentito dalla bocca dei miei genitori cose tristissime sulla povertà vera di un intero popolo. Quello che non ho mai sentito era l’odio verso il proprio Paese e la rinuncia ad impegnarsi e ragionare come persone per bene, anche se senza nulla. C’è un limite anche alla rabbia, ed è dato dall’intelligenza e dal senso di responsabilità collettiva. Se no, non siamo proprio meglio di quelli che critichiamo…anzi, ce li meritiamo tutti. Scusami S. se ti ho annoiato.

S. Non mi annoi. Sai perché alla fine della guerra non c’era rabbia verso il Paese? Perché c’era la speranza; oggi quella speranza non c’è più, non c’è perché vediamo al potere sempre quella gente che per anni ha portato il Paese in malora e ora si dice pronta a salvarlo.Letta come può fare gli interessi della povera gente se deve rendere conto al gruppo Bilderberg, alla Trilaterale, a gente che ha nelle sue mani tutto il potere? Sono complottista? Forse, ma io qualche domanda me la faccio su questi signori.

Chi ci da’ una mano? L’Europa che sta per dichiarare nocivo un prodotto come l’olio d’oliva? cittadina arrabbiataChe minaccia di non concedere i fondi se i Paesi non fanno riforme che piacciono a loro? Mentre noi continuiamo a pagarla? La fiducia oggi è quella che manca.

I Tg continuano a parlare di FORCONI…ma molti di questi movimenti non hanno nulla a che fare con i forconi. Perdonami neanche il PD vuole il cambiamento. Sì molte volte la disperazione è cattiva consigliera e diventa ancora più pericolosa quando non si ascolta e si continua a tirare dritto con i paraocchi.

L. Vedi S., scusami se scrivo ancora, poi giuro che la finisco…penso che tu ti nutri troppo di fonti informative che ti pongono sotto gli occhi solo problemi e situazioni irrisolvibili, di quelle che mandano in tilt il cervello. Che ce ne importa a noi del gruppo Bilderberg che non sappiamo neppure a che serve, che ci importa della Trilaterale? La vita che viviamo si svolge su un altro piano.

Quello che a me cercasi speranzainteressa davvero, per la mia vita, è essere governata da un gruppo politico che si preoccupa della mia salute, che gli stipendi di chi lavora siano giusti, che la scuola dove mando i miei figli sia democratica, efficiente, li prepari meglio che può al futuro e, se è il caso, venga migliorata, non distrutta.

Mi interessa che le città siano governate con giustizia, il paesaggio tutelato, l’arte e la cultura sostenuti e valorizzati. Voglio vivere in un Paese dove non ci sia una esagerata differenza tra chi è povero e chi è ricco.

Chi ti ha detto che l’Europa è nemica? Gli scontri di interesse tra Paesi europei diversi ci danneggiano, ma penso che soprattutto ci danneggia il fatto che andiamo da una elezione all’altra senza essere capaci di dare fiducia a nessuno per più di tre mesi, che siamo pronti a denigrare tutto e tutti, che diamo un esempio di instabilità emotiva e psicologica collettiva, oltre che politica.

La fiducia quelli come te la devono avere, la devono cercare nel loro cuore, perché ai figli si insegna l’impegno e la fiducia in sé stessi e nel futuro e l’amore per il proprio Paese. Se no, si manca al compito principale di una persona. Mio padre piangeva di notte quando pensava che non lo sentissi. Ma di giorno lavorava come un matto solo in nero e per un pezzo di pane e con me sorrideva e mi insegnava ad essere forte. Non l’ho dimenticato mai. Ciao

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