Diritti e doveri: un binomio inscindibile

diritti e doveri

Un articolo di Alberto Brambilla pubblicato di recente dal Corriere della Sera affronta già nel titolo un tema piuttosto controverso, ma che è bene prendere in seria considerazione: “Non si può crescere chiedendo solo diritti e trascurando i doveri”. Giustamente l’autore parte dalle classifiche internazionali su competitività, sviluppo, innovazione, libertà economiche e produttività che regolarmente collocano l’Italia agli ultimi posti. Cita la graduatoria del Global Index del World Economic Forum nella quale all’Italia viene assegnato il 49° posto su 144 paesi a pari con Kasakhstan, Costa Rica, Filippine, Panama. Una ingiusta penalizzazione? Non proprio se si considera che i parametri sui quali si costruisce l’Index sono quelli del contesto macroeconomico che include debito pubblico e pressione fiscale; della qualità delle pubbliche amministrazioni; della tecnologia. Tutti aspetti che penalizzano il nostro Paese e dei quali non possiamo far finta di sorprenderci.

debito pubblicoL’articolo li affronta sotto il profilo del binomio diritti – doveri. Per esempio il debito pubblico: come si è accumulato? Le cause sono sicuramente molteplici, ma una parte non irrilevante viene imputata da Brambilla alla tendenza a riconoscere diritti (da parte dei politici ovviamente) senza pensare ai corrispondenti doveri. Detto in altre parole, spendere oggi lasciando che a pagare siano le generazioni future. Di qui il debito.

Di qui anche il forte sbilanciamento nel dibattito pubblico sul versante dei diritti (alla sanità, alla scuola, alla pensione, alla casa, al lavoro) che vengono costantemente invocati non tenendo conto che possono essere soddisfatti solo se la collettività adempie i propri doveri.

Gli esempi possono essere tanti. Dalla malasanità al viadotto crollato alla strada rovinata e via elencando fino alle pubbliche amministrazioni che non funzionano. Quante volte si è scoperto che in tutti questi campi c’è stato qualcuno che faceva solo i suoi interessi e non il proprio dovere? Anche casi “minori” che non occupano le prime pagine dei giornali rientrano in questo ragionamento: dai falsi braccianti agricoli pagati grazie agli falsi accertamenti degli ispettori Inps ai falsi invalidi inventati grazie alla complicità delle commissioni mediche. Falsità che derivano dallo stravolgimento del dovere ridotto a puro affarismo personale. Falsi diritti ma spese vere a carico delle casse pubbliche.

evasione fiscale 1Nell’elenco non poteva mancare il dovere di pagare le tasse che risulta un problema quando (dichiarazioni Irpef 2014) il 46,5% dei contribuenti dichiarano redditi da zero a 15mila euro l’anno con la conseguenza che ogni contribuente che paga deve farsi carico anche di tutti quelli che non pagano per garantire i loro diritti senza che questi compiano il proprio dovere.

Insomma l’intreccio diritti – doveri è sempre stretto, ma è scomodo dirlo perché porta impopolarità. Però i diritti senza doveri portano ad irresponsabilità e all’arroccamento nei propri privilegi, fossero anche minimi e miserevoli. Ovviamente conta molto l’esempio che viene da chi occupa posizioni di responsabilità ai vertici delle organizzazioni istituzionali, amministrative e dell’economia. Se dovunque il proprio dovere è piegato ad egoistici interessi personali non c’è scampo ed è inutile pretendere che ai piani inferiori della società ci si comporti diversamente.

La conclusione dell’analisi di Brambilla è drastica: “per dare diritti occorre che tutti ci si rimbocchi le maniche senza se e senza ma; diversamente non ci sarà sviluppo, ma un addio ai diritti e alla libertà individuale che questi esprimono”

C. L.

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