In piazza per la Costituzione (di Corradino Mineo)

costituzionePiù la crisi morde, più un popolo di mini imprenditori falliti, di operai senza lavoro, casalinghe e pensionati  vive con umiliazione e rabbia la propria condizione. Si sente tradito dalle promesse e abbandonato dallo stato e dalla comunità nazionale. E se la prende con il diverso di cui istituzioni e televisioni finiscono con occuparsi, mentre su di loro nemmeno una parola.

È la crisi, si capisce. Crisi economica, ma anche politica e culturale. Crisi politica perché per venti anni si sono scannati alla ricerca dell’ultimo voto, poi si sono riuniti in un’alleanza di governo con l’obiettivo, ambizioso e mal perseguito, di far quadrare i conti, contrarre la spesa per il welfare (previdenza, scuola sanità,comuni), chiedere più flessibilità e produttività del lavoro. Vengono da qui il rifiuto della politica, qualche manifestazione di rabbia, il voto di protesta, il non voto.

crisi e cittadiniMa la crisi è anche culturale, di orizzonte. Per decenni nessuno ha detto agli Italiani che il livello di reddito di un popolo non cresce al ritmo lento, ma continuo di una progressione aritmetica e che nessuna legge di natura garantisce che i nostri figli staranno meglio di noi, come noi lo siamo stati dei nostri genitori.

Ecco il panico, la fobia che ti impedisce di traversare la crisi. La piazza ti sembra un mondo immenso e ostile. E il primo ostacolo che incontri è sempre il diverso, lo straniero venuto da lontano, l’uomo con la faccia nera. È lui che ti toglie, anche se non è vero.

La risposta giusta è nell’affermazione del carattere universale del diritto. Nella Costituzione che parla di persona. I lampedusani intervistati da Ruotolo sentivano quei piccoli profughi, cui dare un piatto caldo quasi di nascosto (per non incorrere nel reato di favoreggiamento della clandestinità), quella donna annegata mentre partoriva, quei corpi senza testa pietosamente sepolti, li sentivano come uomini, persone, fratelli che non ti tolgono perché sono altri quelli che calpestano i tuoi e i loro diritti.

gente arrabbiataNon è una risposta facile. Ma l’altra porta in un vicolo cieco. Penso che Beppe Grillo, sicuramente più intelligente di me, certo più tenace e nel giusto quando ha saputo dar  voce al disagio e alla protesta, penso che oggi non sappia quel che fa. Contro tutti, contro l’Europa e i migranti, per la difesa di privilegi collettivi che vengono meno, non si cammina, caro Grillo, sulle orme di OccupyWallStreet, ma di Alba Dorata e Marine Le Pen. E usando contro i senatori i mazzieri informatici, castigatori della rete, che strillano sul web e godono nell’umiliare i cittadini senatori, si finisce prima o poi vittime del proprio inganno. Credo che sia stato un lapsus quello di chiamare Stranamore i senatori indisciplinati. Stranamore sei tu, signor Grillo-Casaleggio, per dirla ancora con Santoro.

Domani,12 ottobre, sarò in piazza a Roma, tra i molti che chiedono diritti e sventolano la Costituzione per ottenerli; in piazza per cercare di riannodare quel tenue filo spezzato fra cittadini e politica, per ricostruire un’idea del futuro, oltre la bugia delle larghe intese.

Dal blog di Corradino Mineo

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