E andiamo….

Un po’ di buon senso farebbe bene a tutti. All’Europa che da sempre è nelle mani delle élites nazionali che tengono in mano i governi e che di fatto, anche se per interposta persona, comandano negli organismi dell’Unione. Ma anche ai popoli che potrebbero anche sforzarsi di vedere al di là del loro naso e capire ciò che accade.

Che il progetto europeo sia stato popolare poche volte e per poco tempo è un fatto storico. Che sia un progetto di gruppi dirigenti nazionali più o meno illuminati pure è facilmente constatabile. Che abbia deluso dopo aver suscitato radiose aspettative di benessere e felicità è evidente. Che i nemici dell’Unione europea riescano a parlare direttamente ai popoli e che siano molto ascoltati lo vediamo tutti i giorni.

Cosa è andato storto allora? Molte cose a cominciare dall’ipocrisia di tutti quei gruppi dirigenti nazionali che hanno visto l’UE e la moneta unica come l’occasione per farsi belli di un progetto grandioso continuando a coltivare soltanto i propri interessi egoistici. A proposito della Grecia molto è stato detto contro la Germania e contro i poteri finanziari e troppo poco contro quei greci che hanno distrutto i bilanci pubblici e hanno minato l’economia con raggiri, trucchi e falsità speculando e riempiendosi le tasche di soldi che hanno messo al sicuro all’estero. Il dirottamento sui “nemici” esteri è servito molto bene a minimizzare le responsabilità interne.

La stessa cosa accade in Italia dove sembra che si pretenda di non cambiare nulla della nostra corruzione, dei nostri sprechi, delle ruberie dei gruppi di potere politico-burocratici-affaristi che, tutti insieme, valgono percentuali di PIL superiori a quelle di indebitamento consentite dai trattati europei. Eppure è più facile e popolare accusare l’Europa invece di mettere a nudo la vergogna del nostro sistema di potere. Ogni tanto qualche scandalo giunge a proposito per ricordarci che nessun bidone si riempie se è pieno di buchi. Insomma il modello Sicilia che assorbe soldi pubblici come una spugna da decenni e restituisce sottosviluppo non può essere quello su cui chiedere la comprensione dell’Europa. Né si può pensare che basti infarcire di belle parole l’incapacità di classi dirigenti che hanno fallito.

Da noi si parla da anni di riforme perché è più facile richiamarsi ad un obiettivo difficile e lontano che impegnarsi in pratiche di buona politica e buona amministrazione. Quale riforma ci vuole perché ladri come quelli che dirigevano Infrastrutture Lombarde non siano mai più messi a capo di società pubbliche?

Insomma è proprio il caso di dire e andiamo… abbiamo capito il gioco

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