Elezioni: dal crogiuolo della società civile (di Claudio Lombardi)

Sarà il mese di maggio, sarà che i cambiamenti che nascono da una nuova consapevolezza sono sempre una novità positiva, ma i risultati delle elezioni amministrative parlano un bel linguaggio: gli italiani si muovono. Chi si è comportato male viene abbandonato, chi si è impegnato con serietà e senza nascondersi riceve una nuova fiducia, chi è emerso dal crogiuolo della società civile si afferma. E poi ci sono milioni che non hanno votato.

Nei tanti commenti ci si concentra sulle sigle di partiti e di liste che scendono e che salgono, si immaginano nuove alleanze, si delineano le mosse future di questo o di quello. Ma dalla parte di chi ha votato chi ci si mette? Cosa ha voluto dire il cittadino elettore col ragionamento semplice che ognuno di noi fa quando deve decidere a chi affidare il suo voto?

Ha voluto dire che i protagonisti dello scandaloso governo che c’è stato fino a pochi mesi non meritano di ricevere nuova fiducia. Scandaloso in vari modi: per i risultati che ha raggiunto portando l’Italia, impreparata e vulnerabile, ad una crisi drammatica; per l’inefficienza dell’azione di governo che non ha migliorato in nulla la vita degli italiani; per i comportamenti indecenti di buona parte dei suoi esponenti. Gli scandali che si sono succeduti col governo in carica (cricche e le varie P3, P4 ecc), gli scandali che sono scoppiati in questi tempi (dai giri di prostituzione per Berlusconi al furto dei soldi del finanziamento pubblico) hanno scoperchiato una realtà degenerata guidata da leader degenerati, corrotti e corruttori. Come potevano gli elettori dimenticarlo? E così Lega e Pdl sono stati messi da parte. Bene, ottimo risultato perché chi dà cattiva prova di sé va punito

Una nuova fiducia è arrivata al Pd. Nuova perché questo partito non si è tirato indietro di fronte alla prova  di mettersi in gioco sia con le primarie, sia non nascondendosi e non negando i suoi errori, sia ricominciando a far vivere la militanza nei territori. Per molto tempo è apparso un po’ come il “Paperino” della politica, goffo, impacciato, indeciso, maldestro. Poi, piano piano si è imposta la determinazione di esserci e di non voler rivendicare diritti di superiorità sulla gente comune alla quale, anzi, si è fatto appello per eleggere leader e dirigenti. Ci sono stati pasticci ovviamente, ma quel partito si è esposto con la sua fragilità e con la sua incompiutezza senza tentare di camuffarla dimostrando di essere disponibile a cambiamenti. E i cittadini hanno capito che la volontà era buona e che c’era molto di valido da recuperare e su cui basarsi. Le elezioni in Francia dimostrano che i partiti quando sono sani e veri ( non partiti di proprietà del capo ) servono davvero per il cambiamento.

Infine finalmente la società civile ha creato qualcosa. Chi tenta di attribuire un’etichetta tradizionale (è di destra, no è di sinistra ecc) al Movimento 5stelle resta spiazzato. Dopo la lunga gestazione avviata e sostenuta da Beppe Grillo adesso è una realtà che va oltre il suo “guru” e che non si può classificare facilmente. Ed è meglio che sia così perché la vera novità è questa: dal crogiuolo della società civile chi ha partecipato ha creato una nuova formazione politica che vuole rappresentare il cittadino comune. Non gli operai, non le partite Iva, non le piccole imprese, ma i cittadini. Si è sempre detto che ciò non era possibile perché gli interessi in gioco sono tanti per metterli tutti sotto la definizione di cittadini e che bisognava scegliere quali categorie sociali rappresentare. Ebbene il 5stelle smentisce, per ora, tutto ciò ed è una grande novità soprattutto per questo. Aver provato a definire antipolitica questa creatura nuova è solo il segno di una visuale limitata e inutile per capire il mondo com’è adesso.

Ora, invece, è il tempo di una politica nuova che dimostra di poter rinascere dal basso e di poter imboccare strade nuove. I segnali c’erano tutti già nel recente passato, dai referendum, all’esplodere dei movimenti e dell’associazionismo civico, alle candidature di sindaci imposti da una parte dell’opinione pubblica contro le direttive dei partiti.

La novità più rilevante è questa ed è bene che tutti, movimenti e partiti, la comprendano: i cittadini vogliono avere voce e dimostrano di essere capaci di creare la nuova politica.

Ovviamente ci sono e ci saranno tanti approfittatori di questa spinta e spunteranno tante altre liste civiche per catturare i consensi e consentire ai vecchi marpioni della politica di rimanere in sella. Bisognerà smascherarle e contrastare questi piani. Bisognerà anche coinvolgere nella partecipazione e nel voto i milioni che si sono astenuti. La strada è ancora lunga per una politica nuova, ma il dato rilevante resta questo e, probabilmente, sarà il tratto dominante di una lunga fase politica che inizia oggi

Claudio Lombardi

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