Elezioni e PD: un prestito di fiducia a scadenza ravvicinata

fiducia al PDLe elezioni non sono né partite di pallone né guerre. La passione è dunque giustificata non dallo spirito di appartenenza ad una parte che prevale sull’altra, ma dal valore del fine che ci si propone di raggiungere. Le elezioni sono sempre un affare molto serio perché si tratta di chiedere una delega agli elettori per esercitare il potere di decidere per tutti. Questo è il circuito della democrazia. Dunque, sfogati gli entusiasmi, assorbite le delusioni è bene non dimenticare che le elezioni servono a questo.

I risultati del voto per il Parlamento europeo del 25 maggio parlano il linguaggio della chiarezza sia in Italia sia in altri paesi. I cittadini europei sono stanchi di illusioni e di chiacchiere sull’Europa, non si fidano più, sono arrabbiati. Con poche eccezioni (Italia, Belgio, Grecia, Lussemburgo, Malta) le percentuali di votanti sono state molto basse. Anche in Francia e in Germania. In questo contesto il dato italiano (circa 60%) quasi risplende, ma sconta pur sempre un 40% che ha scelto di non votare.

L’Europa come entità politica non suscita entusiasmi, semmai ostilità e fastidio. Eppure l’Europa fa parte della nostra vita quotidiana. Abbiamo in tasca la stessa moneta, giriamo senza passaporto né frontiere. Cerchiamo di comunicare con lingue diverse. L’Europa è qui, ma la sentiamo sempre molto distante.

elezioni 25 maggioLa campagna elettorale doveva parlare di come governare questa entità strana che esiste e non esiste. Invece se ne è parlato poco e male. Se si è parlato di Europa lo si è fatto per denunciare in maniera ossessiva i guai della moneta unica aumentando la percezione di un’esasperazione senza sbocco. Che spaventa.

Gli italiani sono stanchi di vivere nella precarietà di un paese che scivola verso il basso, nel quale il declino lo si tocca con mano e fa parte della vita quotidiana, dalla spazzatura nelle strade in su. C’è bisogno di stabilità e di credere che esista una via d’uscita da una crisi che, ormai è sempre più chiaro, è molto più italiana che europea.

Chi si è baloccato con le storielle sul ritorno alla lira, sul disconoscimento del debito pubblico, sui complotti ha avuto una bella risposta dagli italiani che hanno detto più o meno “diamo spazio a chi mostra di essere serio e di non giocare con la nostra vita”.

cambiamento in ItaliaIl risultato del PD è straordinario, ma è un prestito di fiducia che chiede di essere ripagato subito, con i fatti. Renzi lo ha capito benissimo e sa che il suo governo è quasi l’ultima spiaggia. Per questo l’unica risposta che deve dare agli elettori è governare con maggiore decisione mirando dritto al cuore dei problemi – dalla questione fiscale, a quella del lavoro, alla pubblica amministrazione, alla politica da fare in Europa per determinare una svolta che oggi è forse più difficile, ma anche più urgente.

Se poi il M5S decidesse finalmente di dare una mano sarebbe una bella notizia per gli italiani. Dare una mano non significa firmare cambiali in bianco e nemmeno fare finta di accettare il dialogo per aggredire con più forza chi parla con te (come fece Grillo nel famoso incontro con Renzi). Purtroppo, per farlo ci vorrebbe un gruppo dirigente del M5S che sappia andare oltre Grillo, ma per ora non si vede. Se non si manifesterà e non prenderà in mano le sorti del Movimento ci penseranno le prossime elezioni a tagliare le ali a chi non vuole e non sa usarle

Claudio Lombardi

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