Eppur si muove

La notizia che lo spread è sceso sotto 150 punti e che le ultime stime indicano una possibile ripresa (vera) del Pil contrasta drammaticamente con quella degli arresti in Lombardia per i soliti reati (corruzione, turbativa d’asta) e dell’arresto dell’ex ministro dell’interno Scajola (l’ingenuone a cui un costruttore aveva comprato un appartamento di fronte al Colosseo) per aver aiutato un ricercato a sfuggire alla polizia.

La drammaticità della situazione sta nel contrasto stridente tra un mondo politico prigioniero del passato e ancora legato in buona parte ai vecchi vizi del potere e una vitalità della società che si esprime in tanti modi fra cui anche l’economia. In fin dei conti il Pil e la fiducia dei mercati finanziari esprimono anche (insieme a tante altre cose pure negative) il riconoscimento che gli italiani hanno la capacità di rilanciarsi attraverso il loro lavoro.

Di lavoro infatti si tratta non di giochi di prestigio e di lavoro che non riesce ad esprimere tutte le sue potenzialità perché frenato, limitato e scoraggiato da un sistema di potere che favorisce i legami personali che portano ai favoritismi, ai privilegi, agli sprechi, alla corruzione, ai mille interessi particolari che vengono imposti alla collettività.

In questo sistema la capacità di lavoro viene mortificata sia che si tratti di quella degli imprenditori onesti sia che si tratti di quella dei lavoratori cronicamente sottopagati e pressati da un sistema fiscale ingiusto e inefficiente, debole con i forti e forte con i deboli.

Se il mondo della politica non riuscirà a capire che deve cambiare metodi ogni riforma istituzionale sarà inutile e anche la discesa dello spread con le sue decine di miliardi risparmiati in interessi sarà presto distrutta da un’altra crisi.

Dopo anni passati a dilaniarsi tra rigore e sacrifici, a ricercare i responsabili di tanti disastri adesso inizia  a manifestarsi la possibilità di un cambiamento serio in tutti i campi e molto dipende da tutti noi. Vediamo di non sprecarla

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