Esondazioni, scolmatori e tempismo

Colpisce nelle dichiarazioni di questi giorni sulla situazione in Liguria la “scoperta” degli scolmatori. Nelle settimane passate abbiamo appreso – noi opinione pubblica – qualcosa della storia del Bisagno il torrente di Genova responsabile dei disastri più grandi degli ultimi anni. Abbiamo saputo che al momento dell’interramento negli anni ’30 le dimensioni del canale furono rapportate ad una portata massima pari alla metà di quella effettiva. Inevitabile lo straripamento.

Mettere bene a fuoco il tipo di errore che è stato fatto a Genova è importante per non fare confusione tra consumo di suolo, distruzione delle foreste e dei boschi, costruzione di edifici sulla riva dei fiumi o sotto colline franose, abusi di ogni tipo e interramento di corsi d’acqua. Le risposte non possono essere uguali in tutti questi casi né basta un generico appello al rispetto dell’ambiente se poi non si fa nulla di concreto.

Nel caso di Genova il presidente della Regione Burlando ha dichiarato che, non potendo trasferire 10mila persone e radere al suolo interi quartieri per ristabilire l’alveo del torrente, bisognerà costruire uno scolmatore a monte. Bè considerata la successione degli eventi e che la causa dell’esondazione (un canale di scorrimento troppo piccolo) è stata accertata da molto tempo sembra veramente un’idea “geniale”.

Il guaio è l’incapacità di mettere a fuoco i problemi, decidere le soluzioni giuste e metterle in atto. Questa incapacità si congiunge con gli altri guai italiani: corruzione, prevalenza degli interessi particolari su quello generale, incuria, burocrazie autoreferenziali ecc.

Forse in un Paese normale, accertato il danno di aver costruito una città – pollaio ammucchiata tra mare e montagna, la questione sarebbe già stata risolta con lo scolmatore senza aspettare le tragedie, i danni, i morti. Da noi, invece, grandi sceneggiate nazionali per poi accorgersi che qualche soluzione efficace è sempre esistita. Peccato che nessuno ci abbia pensato

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