Europa e Stati Uniti di fronte alla crisi

Eurozona

Un interessante articolo sul Sole 24 Ore a firma di Alberto Quadrio Curzio mette in luce le grandi differenze nella risposta alle crisi finanziarie e bancarie tra Europa e Stati Uniti. Di seguito ampi stralci. “Le Istituzioni della Ue e della Uem … progettano per la crescita, ma operano per il rigore. Gli Usa hanno fatto l’opposto operando in velocità con interventi pubblici dalle grandi conseguenze economiche……

crisi EuropaRecessione e ripresa
La ripresa degli Usa è nata dalla rapidità e dall’entità del contrasto alla crisi con due interventi associati al quantitative easing. Il primo,varato già il 3 ottobre 2008 dal Governo Usa, è il Tarp (Troubled Asset Relief Program) per acquistare i titoli “spazzatura” dalle banche ripulendone i bilanci. Il programma di iniziali 700 miliardi di dollari consentì al sistema bancario Usa di riprendersi presto e di erogare credito. Al contrario nella Uem, i salvataggi e le pulizie bancarie sono state frammentate nazionalmente (talvolta occultamente tramite salvataggi a Stati come Irlanda, Portogallo e Grecia anche per soccorrere banche tedesche e anche francesi) e lentamente. I Paesi grandi più fragili sia pure per ragioni diverse (la Spagna per la bolla immobiliare, l’Italia per il debito pubblico) si sono trovati di fronte ad una scelta: entrare in un programma di risanamento bancario finanziato dal fondo europeo Esm a condizione di essere vigilati dalla cosiddetta ”troika”(scelta, giusta, della Spagna); cavarsela per conto proprio (scelta, sbagliata, dell’Italia). Ciò accadeva nel 2012-13 (cioè quattro anni dopo il Tarp Usa) quando la crisi aveva già colpito l’economia reale fiaccando molte imprese e quindi banche che le avevano affidate. Quando l’Unione Bancaria ha cominciato a funzionare nel novembre 2014 (cioè due anni dopo l’annuncio datone nel Consiglio del giugno 2012!) per sciogliere il legame banche-debiti sovrani, la situazione del sistema bancario europeo era diventata molto disomogenea svantaggiando nettamente soprattutto l’Italia ma anche tutta la Uem le cui banche andavano ripulite e ricapitalizzate in modo equilibrato.

recovery act UsaIl secondo intervento per contrastare la crisi americana è il “Recovery Act” adottato dal Governo nel 2009 con 850 miliardi di dollari investiti in infrastrutture materiali e immateriali e per sgravi fiscali a cui è seguito un altro piano da 500 miliardi di dollari per opere pubbliche lanciato nel 2015. Non è dunque solo il mercato del lavoro più snello e la maggiore flessibilità della economia Usa che ha facilitato l’uscita dalla crisi ma anche un potente intervento pubblico (Tarp e Recovery) che ha portato il debito sul Pil dal 64% del 2007 al 104,8% del 2015 ma anche la disoccupazione che dal 4,6% del 2007 è balzata al 9,6% del 2010 ma è già ridiscesa al 5,2% nel 2015

Nella Ue il Piano Juncker per gli investimenti ,annunciato più di un anno fa, incomincia a muoversi adesso. Parte sei anni dopo il “Recovey” Usa con cifre minime e cioè 21 miliardi di euro che a regime dovrebbero mobilitare 315 miliardi di investimenti delle imprese e nelle infrastrutture …… Intanto la Uem non si può rallegrare per un debito sul Pil che dal 65% del 2007 è salito solo al 93,6% del 2015 perché i 10 punti in meno rispetto a quello Usa sono pagati dalla disoccupazione che dal 7,5% del 2007 è salita all’11% del 2015.

Il Governo europeo
La democrazia europea ……… è diversa da quella americana …. ma non può reggere senza un Governo dell’Eurozona. A questo mira il progetto dei “quattro presidenti” (del Consiglio e della Commissione europea, dell’Eurogruppo e della Bce ai quali si è aggiunto ora il Presidente del Parlamento) per «Completare l’Unione economica e monetaria». Il progetto, presentato nel giugno del 2012, è stato revisionato in molti Consigli Europei. Qualche parte è stata attuata. Il più rimane da fare per una governance economica e di bilancio più efficace per stimolare la competitività, la convergenza e la sostenibilità; per la rappresentanza esterna della zona euro per rispecchiare meglio il suo peso nell’economia mondiale; per l’Unione bancaria per aumentare la stabilità finanziaria nella zona euro”.

Tratto dal Sole 24 Ore del 20 dicembre 2015

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