Facile dire economia circolare

Ultimamente stavo riflettendo sull’economia circolare, tutti ne parlano, è diventato il mantra di questa generazione, sembra la soluzione dei nostri problemi, la fine del riscaldamento globale, dell’inquinamento da plastica degli oceani, del consumo di risorse.

Ma cosa vuol dire esattamente economia circolare?

Vuol dire semplicemente che tutto quello che produciamo non deve alla fine finire distrutto, ma deve essere recuperato e riutilizzato. Ecco, riutilizzato, questa è la parola “chiave”, ma riutilizzato come?

Se compro un’auto e dopo dieci anni la vendo per prenderne una nuova, ma quella vecchia la devo riutilizzare, come faccio? Ci sono due modi: si sistema quella vecchia sostituendo quello che non va più e si rimette in strada oppure si smonta, il ferro, l’alluminio, l’ottone, il rame si fondono per produrre nuove cose, il vetro e la plastica si riciclano, poi rimangono tessuti, imbottiture, pannelli di plastica e altri dettagli da sistemare. Solo il primo caso (riutilizzo) però è economia circolare o, meglio, quasi circolare, poi vedremo perché.

Il secondo caso non riguarda l’economia circolare perché quando rifondo il ferro o il rame quello che ottengo non è uguale a prima. Infatti, prima per costruire l’auto avevo utilizzato degli acciai speciali, leghe diverse, per le molle, per la carrozzeria, per il motore, per la trasmissione, ma quando tutto viene fuso insieme si ottiene un acciaio con un’unica composizione che può andar bene per dei binari ferroviari o per travature ma non per costruire motori. Lo stesso vale per il vetro e la plastica. In effetti il riciclo comporta sempre un degrado della qualità dei materiali, mentre la tecnologia oggi è molto raffinata e richiede materiali sempre più sofisticati e performanti. Per esempio è chiaro a tutti che il vetro di un vasetto di marmellata è completamente diverso dal cristallo di un parabrezza.

Quindi noi nelle nostre case differenziamo per il recupero carta, cartone, plastica, metalli, frazione umida, ma questa non è economia circolare, tutti questi prodotti subiscono un degrado dopo essere stati sottoposti al riciclo e la materia prima che si potrà produrre con loro non sarà di elevata qualità e, a meno di processi complessi e costosi, e non applicabili per tutto, non si potrà tornare ai materiali originali di partenza.

Tralascio di parlare dell’indifferenziata perché come dice la parola stessa, è la cosa meno riciclabile che esiste e l’obiettivo è per tutti quello di ridurla il più possibile al minimo.

Torniamo però all’auto di dieci anni. Secondo i dettami dell’economia circolare una possibilità è quella del riuso e, quindi, occorre ripararla e rimetterla in strada. Gli interventi da fare, però, saranno molti: il motore ha perso di compressione, gli organi di movimento si sono usurati, la vernice ha perso di brillantezza, ci saranno graffi e ammaccature, gli interni saranno consumati, magari strappati, le imbottiture avranno perso la forma e la morbidezza, l’intervento da compiere sarà notevole e avanzeranno molte parti che sono state sostituite e che dovranno essere smaltite e qui si spiega perché più su ho scritto “quasi circolare”.  

Bisogna poi considerare l’obsolescenza, non quella programmata che preoccupa le associazioni dei consumatori, ma quella reale, perché la tecnologia progredisce. Oggi le lampadine non sono più a incandescenza ma a led, led che consumano meno energia, costano meno e durano di più, ci sono i computer di bordo e i sensori che fanno molte cose che prima non si potevano fare e rendono l’uso dell’auto molto più semplice e comodo, i motori stessi diventano ogni anno più performanti e meno inquinanti. Oggi poi i motori sono diventati ibridi, elettrici, dual fuel oltre che a benzina o diesel. Che succederà poi tra altri 10 anni di quell’auto?

Allora, direte, non è così che funziona un’economia circolare, l’auto deve essere costruita di parti intercambiabili come se fosse fatta con i lego, bisogna progettarla per poterla smontare in tutte le sue parti e poi per poterle rimontare per fare un’auto nuova.

Però quindi va da sé che avrà sempre lo stesso motore, sempre la stessa forma, sempre la stessa tecnologia perché questo modello dovrà rimanere inalterato per, diciamo, almeno 20-30 anni, altrimenti si vanifica lo sforzo dell’economia circolare. A parte rimanere sempre con la stessa tecnologia per tempi molto lunghi, ma cosa impedirà a tutti i clienti di riversarsi a comprare il modello più recente, quello che è stato appena riprogettato magari dopo i fatidici trenta anni e che sarà ovviamente più moderno, più bello, più performante e lasciare invenduti gli altri di progettazione più antica?

Quando si fanno queste proposte bisogna anche tenere conto non solo dell’ecologia, ma anche del modo di pensare e della psicologia delle persone, non siamo in un’economia centralizzata, dove si decide a livello centrale che tutti dovranno usare la stessa auto per i prossimi decenni ma in un libero mercato dove la gente può scegliere quello che preferisce, che conviene o che piace di più.

In quest’ articolo potete a questo punto sostituire la parola automobile con televisore, smartphone, computer, cucina, mobili,  autotreno, aeroplano o quello che volete e non cambiano i termini del discorso.

Pietro Zonca

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