Giovani e lavoro: bamboccioni o sfruttati? (di Salvatore Sinagra)

Ormai da diverso tempo infuria il dibattito su giovani e lavoro. Un autorevole ministro, molto stimato all’estero, ebbe modo di scatenare un putiferio con l’infelice espressione bamboccioni. Un altro ministro più o meno un anno fa riuscì ad essere ancora più infelice, utilizzandola parola inglese choosy (in inglese = esigenti). Per finire, un sottosegretario ha avuto modo di definire sfigati coloro che a 28 anni non hanno ancora la laurea in tasca. La questione dei giovani è stata rappresentata da uomini di governo e giornalisti in modo grottesco e, forse, non ha fatto meglio di loro la gente comune.precario choosy

Parlare di qualche milione di giovani usando termini come sfigati e bamboccioni o schizzinosi (choosy nel senso usato dal ministro Fornero) può essere offensivo, ma anche non avere alcun fondamento oggettivo.

cervello in fugaCome dovrebbe essere evidente non esiste una popolazione giovanile omogenea. Può esserci un giovane pigro, ma ve ne sono in misura ben superiore altri che si impegnano seriamente. Basta guardarsi intorno e vedere quelli che mandano dieci curriculum al giorno, che accettano a accetterebbero un lavoro poco qualificato, che lavorano con contratti improponibili, che sono al terzo stage poco o non retribuito. È veramente difficile fare una media di situazioni così diverse e comunque non serve a contraddire una realtà percepibile da tutti. Quindi se ha ragione l’ex viceministro Michel Martone a ricordare ai giovani che non si può stare a vita sui banchi dell’Università, è pure vero che vi è una generazione di giovani (i nati dalla fine degli anni settanta in avanti), che da più di dieci anni è alle prese con un mercato del lavoro in deterioramento.

La verità è che questa tendenza è stata sottovalutata forse perché per molto tempo hanno pagato sulla loro pelle i giovani più qualificati che o sono stati sostenuti dalle famiglie o hanno imboccato in silenzio la via dell’emigrazione. Oggi la mancanza di lavoro sta toccando molte più persone e sta erodendo il ceto medio spingendolo verso l’area della povertà. Le famiglie stanno consumando le riserve e non possono più aiutare per anni figli adulti e disoccupati.

Peri di più bisogna fare i conti con i luoghi comuni condivisi spesso da molti italiani.

1)    Ci sono troppi laureati. Falso.

In Italia la percentuale dei laureati sulla popolazione totale è inferiore a quella di tutti gli altri paesi che hanno un tasso di disoccupazione minore di quello italiano. Certo il problema della sotto-occupazione dei laureati è sotto gli occhi di tutti. Come sottolinea il sociologo del lavoro Francesco Giubileo il sistema italiano basato su microimprese a conduzione familiare, fatte di tre o quattro dipendenti, deprime la domanda di lavoratori qualificati perchè spesso queste imprese non vanno oltre la famiglia dell’imprenditore e non crescono. Chiaramente per assorbire un’occupazione qualificata occorrono grandi imprese e microimprese che fanno una produzione qualificata.

precario22)    I giovani d’oggi sono incompetenti. Falso

Tutti sanno che molti italiani all’estero hanno grande successo. Spesso, nonostante la preparazione erogata dalle nostre scuole sia molto teorica, competono sullo stesso piano con pari età tedeschi, francesi, austriaci o dei paesi nordici. Certo bisogna  ricordare che l’Italia è un paese con performance scandalose in termini di analfabetismo di ritorno (quelli che hanno studiato nel passato eppure fanno fatica a comprendere anche testi semplici)

3)    Il laureato di oggi è meno qualificato del diplomato di una volta.  Falso

Oggi, nonostante i problemi delle nostre scuole superiori e delle nostre università, ogni anno arrivano sul mercato del lavoro moltissimi giovani ben preparati anche grazie a programmi europei ed internazionali. Ebbene sono proprio quelli che, spesso, vanno a lavorare all’estero. Il problema è che raramente succede l’inverso e cioè che giovani stranieri vogliano fare un’esperienza in Italia

4)     Sarebbe meglio fare studiare meno persone. Falso.giovani1

Sarebbe meglio fare studiare meglio. Il sociologo del lavoro Francesco Giubileo ritiene che ormai vi sia un mercato fortemente segmentato, quello delle professioni manuali, che ovviamente non necessita di personale con studi tecnici, liceali e universitari cioè preparato per mansioni impiegatizie. Quindi chi non ha voglia di studiare è bene che faccia una formazione professionale estremamente specifica perchè in tempi di crisi l’operaio specializzato è meno sostituibile dell’operaio generico. Fermarsi al diploma è invece sbagliato perché un giovane potrebbe essere considerato troppo vecchio per imparare un lavoro manuale e inadatto per svolgere un lavoro d’ufficio

5)     I giovani Italiani vogliono il lavoro sotto casa. Falso

Sono moltissimi gli italiani che vanno a lavorare all’estero, anche nei mercati emergenti cioè molto lontano da casa

6)     I giovani italiani non si accontentano mai. Falso/Parzialmente falso

Probabilmente ci sono molti giovani che non hanno ancora ben compreso le criticità e le sfide dei nostri tempi, tuttavia sono moltissimi i giovani, anche con formazione post laurea, che si accontenterebbero di lavori noiosi e banali. Forse le statistiche non lo dicono, ma l’esperienza quotidiana di vita sìgiovani e lavoro

7)     La disoccupazione giovanile è un problema che esiste in tutta Europa. Parzialmente falso

Oggi la disoccupazione giovanile, forse con l’eccezione di Austria e Germania, cresce in tutta Europa. La differenza con l’Italia è la capacità di reazione a livello di sistema. Quindi se il problema è comune non lo sono le possibili soluzioni.

In conclusione mi sembra si possa dire che la realtà va osservata ed interpretata liberandosi di schemi inadeguati. Uno di questi è che si possa combattere la disoccupazione dei giovani dando soldi ai datori di lavoro come incentivo all’assunzione. Anni di esperienza dovrebbero aver dimostrato che questo è il luogo comune n. 8 da aggiungere alla lista. Soldi sprecati perché chi assume lo fa a prescindere da un aiuto temporaneo. Ma anche soldi messi sotto la voce “Occupazione giovanile” e che dovrebbero essere definiti “Aiuti ai datori di lavoro”.

Salvatore Sinagra

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