Il governo della paura

La paura è una reazione naturale di fronte ad una situazione di pericolo. Lo è anche verso ciò che non si conosce, non si capisce o si pensa di non poter controllare. Chi ha un ruolo di guida, però, dovrebbe dominare la paura e trasformarla in lucida analisi della realtà e in azioni razionali. Proprio quello che Lega e 5 Stelle non fanno. Il governo della paura non è una trovata propagandistica, ma una definizione che corrisponde alla realtà.

Salvini per anni si è fatto conoscere per la sua aggressività, per la volgarità, per la superficialità rozza con la quale ha affrontato qualsiasi problema politico e sociale. Le sue maniere rudi parlavano ad un elettorato che vi si rispecchiava. Invece di mostrarsi in grado di gestire la complessità Salvini raccontava agli italiani che le questioni si dovevano affrontare con le maniere forti. Ora che la Lega è accreditata di un’enorme crescita di consensi si capisce che molti italiani confidano sul serio in una politica manesca e ignorante. Sicuramente sono stati delusi dalle esperienze passate. Tuttavia il paradosso è che ognuno lo fa dal suo punto di vista convinto che il suo riferimento politico – Salvini – lo faccia suo, ma ignorando che in realtà l’atteggiamento da bullo nasconde un’indeterminatezza di scelte che prima o poi verrà fuori. La Lega presalviniana ha dato una discreta prova nel governo di comuni e regioni, ma giungere con Salvini a dominare la politica nazionale sembra decisamente andare oltre le sue possibilità.

Per questo motivo l’esasperazione dei toni che ha caratterizzato questi due mesi del Salvini egemone sul governo è pericolosa: eccita gli animi della gente e crea il terreno favorevole a violenti, idioti e disagiati mentali per uscire allo scoperto e compiere le azioni che corrispondono al loro livello intellettuale (maltrattare una persona di colore, fare il tiro al bersaglio su un operaio, insultare, aggredire); nello stesso tempo crea problemi all’Italia sul piano internazionale. Al suo attivo Salvini vanta un paio di navi dirottate in porti spagnoli, ma il Consiglio Europeo di un mese fa ha dato uno schiaffo in faccia all’Italia.

Considerazioni analoghe si possono fare per il M5S. In questo caso non ci sono le esibizioni manesche, ma una rabbia ben coltivata da anni di campagne scandalistiche e diffamatorie. Anch’esse hanno proposto soluzioni semplici a problemi complessi, ma puntando sul sospetto e sull’utopia. Sospetto verso tutti quelli indicati come casta di parassiti sulle spalle del popolo. Utopia che è possibile realizzare a condizione di espellere dalla vita pubblica tutta la gente che c’era prima dell’avvento dei 5 stelle.

Come osserva Marco Ruffolo in un recente articolo su Repubblica dietro la concreta azione di governo del M5S sembra esserci l’idea semplificatrice di un potere che automaticamente consente di raggiungere i risultati desiderati purchè sia eliminato tutto ciò che si frappone tra governo e popolo (lobbies, partiti, mercati ecc).

Ciò significa che il successo dell’azione di governo dipende più dal grado di volontà politica nel fare le cose che dalla capacità di superare difficoltà strutturali, di sporcarsi le mani nella dura amministrazione. Con questa impostazione le proposte fondamentali che il M5S ha messo nel suo programma assumono quasi un potere taumaturgico. Reddito di cittadinanza, abolizione dei vecchi vitalizi (quelli nuovi sono stati aboliti nel 2012), taglio delle “pensioni d’oro”, vincoli ai contratti a termine, ripudio degli accordi sul libero scambio commerciale, blocco della vendita di Alitalia, rimessa in discussione della gara per l’Ilva e della Tav. Tutte scorciatoie presentate come risolutive, ma tutte poggiate su un forte incremento di spesa pubblica corrente che si traduce in un rinnovato intervento dello Stato che offre assistenzialismo invece di politiche di sviluppo.

Una semplificazione di vecchia data per i 5 stelle che naturalmente si è scontrata con i vincoli di bilancio europei. Messa da parte per ora l’idea grillina di indire un referendum per l’uscita dall’euro (ma riproposta da Beppe Grillo) Di Maio si barcamena tra minacce e annunci solenni che si traducono nella conquista di posti in cariche di nomina governativa.

Il governo del cambiamento lo sta sicuramente realizzando con la spartizione di ogni genere di poltrona piazzando gente di fiducia negli incarichi di responsabilità senza fare mistero di aspettarsi da tutti collaborazione per la realizzazione del programma di governo senza più distinzione di ruoli e di funzioni.

I 5 stelle non sono cambiati. Vivono il mercato cioè la concorrenza e gli scambi commerciali come il regno delle multinazionali sede di tutti i mali. La loro visione del mondo è sempre improntata al complottismo, molto consolatorio per quelli che non vogliono o non sanno comprendere la realtà con tutte le approssimazioni, le ingiustizie e i compromessi che caratterizzano la storia dell’umanità. Un complottismo che rivela una grande paura del mondo. I 5 stelle al governo stanno fermi su posizioni difensive e punitive dando l’impressione di un grande attivismo.

Soltanto con questa mentalità immatura e rozza, si può comprendere un ministro del lavoro e vice Presidente del Consiglio che denuncia un complotto per una relazione tecnica (tecnica appunto ed obbligatoria) ad un disegno di legge del governo. Di Maio ci mette di suo un’abilità teatrale nel recitare la parte dell’irreprensibile che sorride, ma può anche minacciare. Come ha fatto al congresso della Coldiretti a proposito del Ceta annunciando la cacciata dei funzionari governativi che conducono la trattativa (per dovere di ufficio) e l’immediato voto contrario del M5S per rigettare l’Accordo. Poi è intervenuta la Lega (e la Confindustria e le categorie produttive) i toni sono calati e la questione è stata accantonata. Anche perché il Ceta non arriverà in Parlamento tanto presto. Ma Di Maio ha fatto la sua recita da bravo interprete di idee elaborate da altri

Claudio Lombardi

Un commento

  • L analisi come sopra e’ assolutamente fuorviante. Per cercare di rimediare al passato (corrotto al massimo grado) e’ l’unico modo di procedere. La mia opinione.

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