Governo PD M5s un’occasione unica? Sì

Al momento (martedi 3 settembre) le probabilità che si formi un governo PD – M5s sono abbastanza elevate anche se pende l’assurdità del voto sulla piattaforma Rousseau. Un’assurdità perché il M5s non ha una sede decisionale vera e perché arriva alla fine di un percorso che ha coinvolto il Capo dello Stato e un altro partito. Una procedura interna che dovrebbe sostituire primarie, congressi, organismi dirigenti, ma che, invece, appare come il retaggio di una democrazia diretta impossibile da attuare.

Stavolta, però, Grillo ha parlato bene. Ha detto che questo governo è un’occasione unica perché bisogna trasformare il mondo e pensare il futuro dell’Italia. Lo ha detto mentre il personaggio diventato “Capo politico” , Luigi Di Maio, faceva trasparire da ogni atto e da ogni parola la sua ostilità per questa soluzione non condividendo nulla della sollecitazione del fondatore del Movimento. Ma non è questo il punto. Bisogna capire se ha ragione Grillo e perché. Non è cosa da poco comprenderlo. Il rifiuto delle elezioni anticipate (a poco più di un anno dalle precedenti!) e il conseguente avvio della trattativa tra Pd e M5s è un rimedio dettato dalla paura o è qualcosa di più? Se questa fosse la spiegazione allora questo governo non potrebbe durare molto, governerebbe male e l’appuntamento con la probabile vittoria elettorale di Salvini sarebbe solo rimandato.

E, invece, Grillo ha visto giusto: si tratta di un’occasione unica. Occasione non è certezza, ma l’incontro delle due maggiori forze politiche che esprimono o rappresentano la spinta verso una trasformazione dell’Italia senza pensare di isolarla né in Europa né nel contesto internazionale può avere una carica dirompente.

Da molti anni l’Italia è bloccata sui suoi limiti strutturali che sono di natura economica, di cultura civile, di assetto dello Stato, di efficienza di sistema, di rispetto delle regole. La politica non ha avuto la volontà e il coraggio (tranne in alcune fasi del governo Renzi) di affrontare questo livello dei problemi limitandosi a barcamenarsi nella gestione dell’esistente e rincorrendo le emergenze.

Alcuni critici dell’accordo PD- M5s fanno notare che nelle dichiarazioni rese finora dai protagonisti la riduzione del debito e il rispetto dei parametri di bilancio europei non sono comparsi. Giusto. Ma siamo sicuri che questo debba essere l’asse strategico del governo? Se così fosse si tratterebbe del governo di transizione di cui si era parlato all’inizio della crisi. Un governo per fare il bilancio e condurre alle elezioni nei primi mesi del 2020.

Se, invece, ci si mette nell’ottica di ristrutturare l’Italia allora deficit e debito diventano strumenti e non fini. La verità da tutti conosciuta è che il debito pesa se il Pil non cresce e se il Paese è fragile. Se, invece, si trova il modo di imboccare una strada di rinascita che abbia l’ambizione di smontare ciò che non funziona e di ricostruirlo allora il debito non è più una preoccupazione.

Prendiamo la cosiddetta economia verde fatta di tutela dell’ambiente e di uso intelligente dell’energia. Non è una novità. Da anni fa parte della nostra realtà. Chi costruirebbe oggi un palazzo come si faceva negli anni ’50, ’60 e ’70 con una dispersione termica pazzesca, con la fragilità strutturale e magari col riscaldamento a carbone? È diventato normale che sia antisismico, che abbia i doppi vetri, che le pareti siano coibentate e che sul tetto ci siano i pannelli solari. È solo un esempio che si potrebbe estendere ai veicoli a motore, all’emissione di sostanze inquinanti e così via. Dunque l’economia verde e il risparmio energetico già sono praticati, ma occorre estenderli a cominciare dagli edifici pubblici (scuole innanzitutto).

Vogliamo parlare poi della messa in sicurezza del territorio? Da anni si dice che sarebbe il migliore investimento perché costerebbe molto meno dei danni provocati dalle alluvioni, esondazioni, terremoti. Perché non si riesce a procedere?

Gli apparati pubblici sono da ristrutturare profondamente, ma ci vuole volontà politica e coraggio perché molti sono gli interessi in gioco. Finora non è stato fatto.

Gli esempi potrebbero continuare, ma uno su tutti li esemplifica tutti: i giovani italiani formati dalla nostra scuola che emigrano. Persi dietro ad ogni barca di naufraghi migranti i nostri politici non hanno dato importanza all’emigrazione dei giovani. Possiamo pensare di frenarla solo gestendo la quotidianità o mettendo al centro la questione del debito?

L’invito a pensare il futuro dell’Italia fa accolto. Finora il M5s non ha brillato per capacità politiche, strategiche e di buona amministrazione, ma contiene in sé una carica dirompente che ancora deve trovare la sua strada. Il PD d’altra parte dispone di persone preparate, esperienza e idee, ma non ha l’entusiasmo e la determinazione che sarebbero necessari. Mettere insieme queste due realtà con il pensiero rivolto all’oggi e ai prossimi dieci anni è la cosa giusta da fare.

Lo possono fare PD e M5s? Forse

Claudio Lombardi

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