Governo Renzi primo atto

Se il governo si giudicasse dal discorso programmatico del Presidente del Consiglio bisognerebbe dire che la novità c’è ed è forte perché nelle sedi istituzionali la forma è anche sempre sostanza. Il linguaggio nuovo, diretto, informale di Renzi; il rivendicare una sua responsabilità personale; l’insistenza sulle scadenze immediate; l’impressione generale di schiettezza. Tutti  elementi di un modo di presentarsi agli italiani che non appare solo immagine, bensì tentativo serio e determinato di recuperare il fossato che si è scavato tra società e politica.

Renzi si presenta come uomo nuovo che parla la lingua dei cittadini e che incalza i politici che siedono nelle istituzioni sfidandoli ad uscir fuori dalle diplomazie e dalle prudenze rituali per misurarsi sul terreno che Renzi stesso sceglierà di volta in volta per loro.

I commentatori, politici e di opinione, sollevano molte critiche alla ricerca dell’errore (manca questo, manca quello, la mano in tasca, la battuta) forse non rendendosi conto che quel discorso è rivolto agli italiani più che a loro perché Renzi sa che gli italiani saranno i veri giudici del suo lavoro.

Decenni di discorsi rituali, retorici e astratti messi a raffronto con l’esperienza concreta hanno diffuso un sano scetticismo verso gli impegni altisonanti e vacui. Quelli di Renzi, invece, appaiono schietti così come lo è la rivendicazione dell’errore e del fallimento come esito possibile del suo governo. Basta riflettere un po’ per capire che vale molto più questa impostazione di qualunque serie di cifre e di dati che avrebbero potuto infarcire il discorso programmatico.

D’altra parte ciò non ha impedito a Renzi di assumere impegni precisi e piuttosto vincolanti (il pagamento dei debiti con le imprese, la lotta alle burocrazie) su cui inevitabilmente sarà giudicato. Certo, non impegni di  tipo rivoluzionario di sinistra che nell’Italia di oggi nessun governo potrebbe assumere.

Tutto sommato un impianto programmatico nel quale e verso il quale ci saranno tantissimi spazi di iniziativa per chi avrà la volontà di costruire la futura alternativa. Purchè si renda conto che non potrà che partire dal basso costruendo una democrazia partecipata fondata sull’attivismo civico e su una nuova cultura civile

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