Governo: solo un frizzante stilnovo ? (di Claudio Lombardi)

renzi frizzante stilnovoDi ogni governo che inizia il suo cammino si può giudicare il modo in cui si è giunti alla decisione di formarlo, il modo in cui sono state condotte le trattative per decidere programma e incarichi, le dichiarazioni programmatiche con cui si presenta al Parlamento.

Queste ultime si conosceranno lunedì e, quindi, per serietà il giudizio andrà dato dopo averle ascoltate e valutate. Ogni governo nasce per governare e il programma sul quale ottiene la fiducia del Parlamento è l’atto fondamentale su cui misurarne la validità. Per importanza va oltre gli altri fattori sopra indicati e conta meno dell’esperienza reale del governo governante cioè della verifica della fattibilità delle sue proposte (oltre che della loro verità).

Ma, oggi, giorno del giuramento ci si può limitare ad esprimere un’opinione solo sulle modalità con le quali si è giunti alla sua formazione. Ebbene, da questo punto di vista, il giudizio non può essere né positivo né negativo. La squadra di governo costituisce sicuramente una novità per il numero di donne e per l’età media a cominciare da quella del Presidente del Consiglio. Non c’è dubbio che si tratti di due elementi positivi perché, comunque, innovativi rispetto alla tradizione italiana. Sulla validità dei membri del governo poco si può dire perché ciò che conta è la prova che daranno delle loro capacità nel lavoro concreto e non il curriculum in base al quale sono stati scelti.

trattative per il governoDa mettere nella parte del negativo c’è il modo in cui si è giunti ad imporre il cambio del governo e le trattative con le quali si è giunti a formarne un altro. Sul primo punto molto è stato scritto ed è inutile ripetere che sarebbe stato più opportuno rinviare a nuove elezioni la nascita di un nuovo governo. Adesso bisogna solo aggiungere che quando si pretende, come hanno fatto Renzi e la maggioranza del PD, che un governo si dimetta e che se ne formi un altro bisogna poi dimostrare con i fatti che ce ne fosse assoluto bisogno e che si tratti effettivamente di una novità degna della forzatura che è stata fatta.

Ebbene, dai primi atti, sembra che entrambi questi requisiti non siano stati soddisfatti. La novità dei volti nuovi e giovani, la novità della presenza femminile, la novità dell’immagine del Presidente del Consiglio non bastano. La maggioranza non è cambiata e non sono cambiate le modalità (abbastanza scontate) delle trattative per gli incarichi.

PD e larghe inteseNella parte del negativo, in verità per il solo PD, c’è anche l’aver consolidato il percorso che ha trasformato la proposta elettorale di un anno fa (alleanza con Sel, l’Italia bene comune) in qualcosa di opposto passando attraverso un governo di necessità che, ora si capisce, essere stato di necessità in base ad un progetto politico non detto, ma implicito. La prima manifestazione fu il sabotaggio della candidatura di Prodi a Presidente della Repubblica e da allora il progetto di una larga intesa tra centro destra e centro sinistra è stato perseguito con determinazione fino ad ipotizzare di portarci a termine la legislatura.

Un problema per il PD certamente che ancora non ha deciso cosa è e cosa vuole, ma un problema anche per l’Italia visti i risultati deludenti del governo Letta che è stata la seconda prova (dopo Monti) di una maggioranza fra indirizzi politici che dovrebbero essere opposti, ma che, forse, sono, alla fin fine, uniti da un istinto di conservazione e da una mancanza di coraggio molto forti. Da lunedì vedremo se il governo Renzi riuscirà a cambiare verso o se dovremo contentarci di un frizzante “stilnovo”.

Claudio Lombardi

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