I giovani e l’Europa: Marco S.

Marco S. 22 anni, studia ingegneria gestionale a Roma. Sta finendo il corso triennale e si prepara al biennio specialistico. Per sei mesi è stato a Madrid con il programma Erasmus. Sentiamo cosa pensa di questa sua esperienza.

“Da anni sento dire che in Italia non c’è futuro e che è meglio prepararsi ad andare all’estero. Così l’Erasmus è stata l’occasione per vedere cosa si prova a vivere fuori. Le difficoltà più grandi ci sono state per trovare casa: nella prima eravamo in 14 di tante nazionalità diverse, nella seconda “solo” in dieci. Se vuoi sapere come mi sentivo ti posso dire che era strano stare mischiati a giovani di altri paesi sforzandosi, però, di parlare solo spagnolo, quasi mi dimenticavo di essere italiano.

Devo riconoscere che Erasmus è un progetto formidabile e non è nemmeno l’unico che, grazie ai fondi europei, permette ai giovani di fare delle esperienze di studio e di vita fuori dal proprio paese. La cosa che mi piace è che non si tratta di possibilità che vengono da accordi tra paesi, ma di iniziative europee. Perché mi piace? Bè te lo devo dire: per fortuna siamo in Europa, se fossimo per conto nostro non ci si filerebbe nessuno perché l’Italia è debole e i paesi più forti penserebbero a loro stessi e basta. Dici che semplifico? Forse, ma io la vedo così.

Io penso che siamo fortunati a stare in Europa perchè è come quando tu metti in una classe persone che rendono di meno e altre più capaci: stando insieme gli uni possono imparare dagli altri. Non solo in un senso però, anche i paesi più forti possono imparare qualcosa da noi.

Perché dico che noi siamo più deboli? Io ho letto che tanti fondi europei arrivati in Italia sono stati spesi male, sprecati o rubati. Quindi doppio danno: i soldi con cui si poteva costruire qualcosa sprecati e l’immagine dell’Italia come paese dove è facile rubare soldi pubblici e che sta bene nella sua arretratezza. E gli altri paesi europei non dovrebbero arrabbiarsi per questo? E poi come la mettiamo con le classifiche sulla corruzione o sulla presenza delle mafie nell’economia? Stiamo sempre ben piazzati cioè stiamo messi male.

Il rigore ci vuole non c’è niente da fare perché in Italia si è troppo esagerato con le ruberie e la corruzione e adesso non abbiamo più credibilità, ma non solo verso gli altri, anche con noi stessi. Ma non vedi quanta sfiducia c’è nella gente? Appena si parla di politica e di Stato il pensiero va subito ai ladri. E così vogliamo andare avanti?

Ora sento che tanti se la prendono con l’euro. A me l’euro piace, quasi non me la ricordo la lira e mi piace andare in Francia, Spagna, Germania con la carta di identità e la stessa moneta in tasca. Perché dovrei rinunciarci? Perché chi comanda non è stato capace di dirigere bene il mio paese? Ma allora cambiamo loro, no?

Il rigore ci doveva essere già venti e più anni fa perché il debito e ruberie, sprechi e corruzione che ci sono stati sempre collegati durano da decenni e mi fanno ridere quelli che dicono “rimaniamo soli così possiamo fare ancora più debito senza alcun vincolo e svalutare come ci pare e ci piace”. Ma che si credono? Che sia una bella cosa quello che è stato fatto per tanti anni? E dove pensano di andare svalutando se i nostri concorrenti sono paesi molto più forti e ricchi di noi? Vogliamo fare concorrenza al Vietnam per i costi e intanto continuare a buttare via i soldi dello stato con gli sprechi, le tangenti e le mafie? È sicuro che in quel caso io me ne andrei via subito da qui.

Se ci avessero pensato prima oggi non staremmo in questa situazione. Dobbiamo recuperare il tempo perso e poi lanciarci nel futuro. Non basta un anno per farlo. Ogni volta che vedo in Tv un servizio sui paesi del Nord Europa mi viene voglia di andarci. Inutile girarci intorno, lì si vive meglio.

A restare qui sono disposto e pure a rinunciare a qualcosa, ma devo sapere che lo faccio per uno scopo che non è solo guadagnare più soldi, ma stare bene nel mio Paese. No, un lavoro qualunque pur di fare soldi non mi sta bene.

(intervista a cura di C.L.)

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